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Dws, un gestore tedesco con respiro globale

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

14 Febbraio 2021
Tempo di lettura: 7 min
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  • Dws è costruttiva sui risk asset per il 2021. Le attese sono per una performance positiva su tutti i mercati azionari da qui a fine anno, in particolare per i mercati emergenti, gli Stati Uniti e la Germania

  • La società di gestione ha già integrato i criteri Esg in tutti i processi d’investimento. Due anni fa, inoltre, ha lanciato una strategia che investe in aziende che generano un impatto positivo sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile dll’Onu

“Per governare la complessità serve metodo, rigore, disciplina”, dice Alexia Giugni, fresca di nomina a country head per l’Italia di Dws, asset manager da 759 miliardi di euro, presente in 23 Paesi. “Il nostro chief investment office può contare su una squadra di 900 economisti e analisti che concorrono a determinare un’unica coerente view sui mercati internazionali”

La ripresa che si accende e si spegne, a intermittenza, con i lockdown. Le banche centrali in assetto da combattimento, pronte a fare whatever it takes. Il virus che non demorde. Le varianti inglese, sudafricana e brasiliana. La voglia di ripartenza. La speranza che prende corpo con la campagna vaccinale e la frustrazione per i primi intoppi. I maxi stimoli fiscali per contrastare l’emergenza. Le incognite sulla tenuta delle aziende. E i dubbi sull’inflazione che verrà, se verrà.

Luci e ombre che hanno accompagnato l’inizio del 2021 e continueranno a condizionare la traiettoria dell’economia e dei mercati, rendendo la lettura del domani particolarmente ostica. Come si fanno a fare previsioni in un contesto dove gli elementi di incertezza sembrano prevalere sui punti fermi?

Strategie per battere l'incertezza

“Per governare la complessità serve metodo, rigore, disciplina. Siamo un gestore tedesco”, premette Alexia Giugni, fresca di nomina a country head per l’Italia di Dws, asset manager da 759 miliardi di euro, con 60 anni di esperienza e 3.500 dipendenti, presenti in 23 paesi. “Il nostro chief investment office, che guida le decisioni d’investimento, può contare su una squadra di oltre 900 economisti e analisti. Insieme ad una ricerca proprietaria, si incontrano in un’unica coerente view globale”.

Quali sono le prospettive per il nuovo anno?
Siamo costruttivi sui risk asset, le classi di attivo rischiose per il 2021. Ci attendiamo performance positive su tutti i mercati azionari da qui a fine anno, in particolare per i mercati emergenti, Asia-Ex Japan in testa, gli Stati Uniti e anche la Germania. Abbiamo obiettivi di rendimento che vanno dal 7% della Germania all’11% dell’Asia. La cornice di riferimento è data da aspettative di rimbalzo importanti degli utili, nell’ordine del 25/30% rispetto al 2020, tassi bassi, il continuo sostegno da parte delle banche centrali, un’inflazione ancora sotto controllo, anche se in graduale rialzo, il ritorno ad una politica multilaterale da parte degli Usa e politiche fiscali espansive di risposta alla pandemia.

I rischi da monitorare

Il rischio che la campagna vaccinale prosegua con una velocità e una diffusione molto inferiore alle attese può cambiare radicalmente il quadro di riferimento?
Ci aspettiamo che il 40/50% della popolazione in Europa e Stati Uniti sia vaccinato per l’estate e sulla base di questa ipotesi abbiamo costruito le nostre previsioni. Sicuramente il mercato sarà molto vulnerabile a notizie e imprevisti sul fronte del programma, così come a quelle su nuove varianti e, dal lato positivo, sui progressi nella cura. Detto questo, il fattore vaccini potrebbe avere effetti di breve termine, ma non altera la visione sul comportamento delle banche centrali o dei governi e il nostro outlook di lungo termine.

In che modo la presidenza Biden potrebbe condizionare la traiettoria dei mercati? C’è chi teme un aumento dell’inflazione…
I primi 100 giorni di Biden saranno cruciali. Il mercato ha già capito che il suo motto è: “spendi ora e poi, quando il mercato obbligazionario comincerà a fare obiezioni, penseremo ad un rialzo nelle tasse”. Una cosa per volta: la prima è il Rescue plan, che risponde all’emergenza con un piano da oltre mille miliardi di dollari per sostenere i consumi, accelerare la campagna vaccinale e la ricerca di una cura. Un mix di sussidi e di spesa su settori come la salute, la scuola e gli enti locali sosterrà la ripresa. Gli economisti sanno che prima o poi questo si traduce in una riduzione della disoccupazione e in una pressione su prezzi.

Quali sono i numeri da tenere a mente?
Ci sono due soglie psicologiche: 2% per l’inflazione, 5% per il tasso di disoccupazione. La curva americana sarà il primo indicatore da tenere sotto osservazione: quando assisteremo ad un irripidimento, cioè al rialzo dei tassi nella parte a lunga, sarà il momento di cominciare a tirare (piano) i freni: a quel punto la Fed inizierà a prospettare la fine di una politica ultra-accomodante, Biden porterà avanti il progetto di aumentare la tassazione, in particolare per le aziende. Non vediamo problemi o tensioni inflazionistiche fino alla fine dell’anno. E in ogni caso la Fed di Powell ha dimostrato di avere i nervi saldi. Ci attendiamo una gestione ordinata del tapering, cioè la graduale riduzione negli acquisti di titolo del Tesoro Usa.

Uno dei tratti comuni dei nuovi piani di stimolo fiscale americano ed europeo – e ci sono assonanze anche nel XIX Piano quinquennale cinese – è l’impronta green. Che effetti avranno queste misure?
Come per la politica monetaria, vediamo una sincronizzazione delle politiche di de-carbonizzazione dell’economia e di lotta al cambiamento climatico: l’Europa, con 500 miliardi di Euro e l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050, gli USA, che sono tornati nell’accordo di Parigi, e la Cina, che però ha un atteggiamento ambivalente e, pur continuando a supportare l’uso di energia fossile, si è impegnata a raggiungere il target di zero emissioni per il 2060.

Un nuovo approccio all'investimento

Cosa significa, concretamente, per gli investitori?
Vuol dire cambiare completamente l’approccio ai mercati. Parlare di “settori” diventa desueto. Sicuramente vedremo crescere l’interesse sui listini per energie rinnovabili, mobilità sostenibile, digitalizzazione, efficientamento energetico, tecnologie di trattamento e riduzione dei consumi di acqua e altre risorse. Del resto il 58% delle emissioni viene da quattro ambiti: trasporti, energia, real estate e agricoltura. Ma occorre uscire dallo schema dell’allocazione settoriale. Ci sarà un processo di adattamento, anche le aziende l’hanno capito. Per esempio, le grandi aziende petrolifere faranno meno greggio e più rinnovabili. Serve un approccio diverso.

L'impegno sulla sostenibilità

Quale?
Noi guardiamo ad ogni singolo titolo, attraverso un filtro Esg (environmental, social, governance), che applichiamo sistematicamente. Siamo un gestore tedesco: una volta avviato il motore, lo abbiamo integrato in modo rigoroso in tutti i processi d’investimento. Questo ci consente di costruire portafogli sia di azioni quotate che sui private market che possono beneficiare dei trend secolari legati alla sostenibilità.

Ci sono però molti modi diversi di interpretare la sostenibilità…
Per parlarne ai nostri clienti, dobbiamo prima di tutto essere un’azienda sostenibile. Per questo la sostenibilità è al centro di tutto ciò che facciamo.

Qualche esempio concreto?
Siamo stati tra i primi asset manager a siglare i Principi per l’investimento responsabile (Pri) dell’Onu, nel 2008, e oggi siamo tra i fondatori della “Net zero emission goal”, iniziativa lanciata dall’Institutional investors group on climate change per sostenere l’obiettivo di zero emissioni nette di gas serra. Abbiamo introdotto la figura del Group sustainability officer e quella del cio for responsible investments. Al nostro Executive board abbiamo affiancato l’Esg advisory board, composto da personalità di altissimo profilo, come per esempio Lisa Jackson, responsabile della sostenibilità di Apple e Georg Kell, founding director di Un Global compact.

La vostra offerta di fondi è già sostenibile?
Abbiamo già integrato i criteri Esg in tutti i nostri processi d’investimento. Non solo. Due anni fa abbiamo lanciato un fondo che investe in aziende che derivano almeno il 50% dei propri ricavi da attività con un impatto positivo sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdg) delle Nazioni Unite. Temi come il rallentamento dei cambiamenti climatici, l’energia pulita, la salute ed il benessere, l’accesso alla formazione online e la purificazione dell’acqua sono alla base della strategia. Una strategia che già ha superato il miliardo di euro di masse in gestione. L’innovazione di prodotto, nel caso di Dws, passa sempre di più dal tema sostenibilità: dalle tecnologie al servizio del cambiamento climatico alle nuove infrastrutture fino alle obbligazioni high yield sostenibili.

Gestione attiva e passiva

L’industria del risparmio è affollata da una pletora di operatori. C’è spazio per tutti?
Per avere successo in questa industria devi fare quello in cui sei bravo. Tra i nostri punti di forza ci sono sicuramente gli investimenti responsabili. Inoltre, abbiamo da sempre forti competenze nell’azionario ad alto dividendo, nel reddito fisso. Cerchiamo costantemente di individuare i trend in anticipo, in modo da poter essere all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e finanziaria.

Siamo molto bravi anche nella gestione passiva. Dws è il primo asset manager in Germania e il secondo in Europa per i prodotti passivi, business definito dal marchio Xtrackers e nel quale siamo presenti da oltre 15 anni. Siamo inoltre quarti a livello globale come gestori per il settore assicurativo e quinti in Europa per le gestioni attive retail. Il fatto di essere presenti su tutti e tre le piattaforme di investimento, dal passivo all’attivo, fino ai private assets, ci consente di accompagnare i nostri clienti attraverso un percorso completo nelle scelte d’investimento. Siamo un gestore tedesco, sì, ma con competenze e un’offerta globali.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth direttore editoriale della redazione di We Wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, è laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Nel passato ha coordinato la redazione di Forbes Italia e Collabora anche con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza.
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