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Deutsche Bank, dopo lo stop a Commerz prepara la dote a Dws

Deutsche Bank, dopo lo stop a Commerz prepara la dote a Dws

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Francesca Conti
Francesca Conti

26 Aprile 2019
Tempo di lettura: 2 min
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  • Il ceo di Deutsche ha detto di essere disponibile a una fusione di Dws a patto di restare partecipe dell’operazione

  • Secondo alcune indiscrezioni per l’integrazione con Dws sarebbero in lizza Amundi e Ubs

  • Deutsche ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di gruppo di 201 milioni di euro, in crescita del 67% su base annua

Il numero uno di Deutsche Bank, Christian Sewing, apre alla fusione della controllata dell’asset management Dws con altri concorrenti. L’istituto di Francoforte ha intanto detto addio definitivamente all’aggregazione con Commerzbank

Sfumato il sogno delle nozze con Commerzbank, Deutsche Bank pensa a un matrimonio nell’asset management. Christian Sewing, il numero uno dell’istituto di Francoforte, ha detto di essere disponibile ad una fusione della controllata dell’asset management Dws con altri concorrenti. L’unica condizione del ceo – spiega la Deutsche Presse-Agentur, che ha seguito la teleconferenza con gli analisiti – è quella di restare partecipe dell’operazione. Sewing si aspetta quindi che Dws rimanga ancora parte della strategia di Deutsche Bank. Secondo alcune indiscrezioni per il più grande gestore patrimoniale europeo sarebbero in lizza Amundi e Ubs. I colloqui con la banca svizzera, in particolare, sarebbero “seri” e in corso da circa due mesi, ovvero da quando Deutsche ha ufficializzato le trattative per l’aggregazione con Commerzbank.

Fusione che intanto appare definitivamente andata in fumo. Due comunicati congiunti, identici, hanno infatti messo la parola ‘fine’ a un matrimonio che avrebbe dato vita alla seconda banca d’Europa. Deutsche Bank e Commerzbank hanno comunicato che i negoziati per la fusione si sono conclusi in maniera negativa, spiegando che l’operazione non avrebbe portato benefici sufficienti a controbilanciare i rischi di esecuzione, i costi di ristrutturazione e i requisiti di capitale legati a una fusione di tali dimensioni. Secondo la stampa tedesca l’ostacolo principale sarebbe stato il ‘no’ di alcuni importanti azionisti a procedere con un necessario aumento di capitale da 10 miliardi di euro. Auf Wiedersehen, insomma, a una realtà con oltre 2.500 filiali e 141.000 addetti, 845 miliardi di euro di depositi e asset per oltre 1.900 miliardi di euro.

“Era giusto valutare questa opzione di consolidamento domestico in Germania”, ha spiegato l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing. Il sogno di un campione tedesco del credito piaceva alla politica e soprattutto al ministro delle Finanze Olaf Scholz, ritenuto in patria l’ispiratore del progetto di fusione. Proprio Scholz ha diffuso una nota per sottolineare come “l’industria tedesca operativa a livello globale ha bisogno di istituti di credito competitivi che possano accompagnarla in tutto il mondo”, ma che cooperazioni strette come quelle valutate dai due istituti “hanno senso solo se sono economicamente solide con un modello di business resiliente”.

Il futuro dei due istituti rimane incerto. Se per Commerz i pretendenti non mancano, ci si chiede se Deutsche Bank sarà in grado di proseguire da sola. I risultati dell’istituto lasciano ben sperare: Deutsche ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un utile netto di gruppo di 201 milioni di euro, in crescita del 67% su base annua. I ricavi si sono attestati a 6,4 miliardi in calo del 9%. La banca ha sottolineato come i “risparmi abbiano ampiamente compensato i minori ricavi”. L’istituto ha anche confermato l’obiettivo del 2019 di 21,8 miliardi di euro. “Mi aspetto ancora nei prossimi anni un consolidamento bancario in Europa a cui non voglio fare soltanto uno spettatore, ma partecipare da giocatore”, ha affermato Sewing. Chissà che il consolidamento non inizi proprio dal risparmio gestito.

Francesca Conti
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