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Così il capitale umano entra nel portafoglio

Così il capitale umano entra nel portafoglio

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

18 Marzo 2020
Tempo di lettura: 2 min
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Le imprese di qualità che sono in grado di valorizzare dipendenti e collaboratori mettendo il capitale umano nel portafoglio, tendono a sovraperformare. Casi di successo e criticità

I trend macro-economici e la traiettoria dei tassi d’interesse. Il rischio geo-politico e regolamentare, il sentiment degli operatori. La sostenibilità del debito societario e le prospettive di crescita degli utili. Sono molte le variabili da considerare quando si prende posizione sui mercati finanziari.

“Ma non bisogna dimenticare che investire su un’azienda vuol dire anche investire sulle persone che ci lavorano”, sintetizza Sabrina Ritossa Fernandez, analista e specialista Esg di Sycomore am. Condizioni di lavoro inadeguate possono essere alienanti e motivo di frustrazione per i dipendenti. Ecco perché Sycomore, in qualità di investitore responsabile, è convinta di dover utilizzare la propria capacità di influenza nei confronti delle aziende in cui investe per garantire che offrano le migliori condizioni di lavoro.

“Nel nostro fondo Sycomore Happy@work ci focalizziamo su aziende di qualità, con una buona visibilità sulla crescita, un modello di business robusto – ad esempio per la presenza di forti barriere all’ingresso –, e la presenza di ottime prassi in termini di gestione del capitale umano”, sintetizza Ritossa Fernandez. “In base alla nostra esperienza, sono quelle che evidenziano migliori performance azionarie nel medio lungo termine”. Il focus, spiega l’analista, è su imprese che, tra le altre cose, sono in grado di infondere nei dipendenti un forte senso di appartenenza e condivisione degli obiettivi, quelle che concedono autonomia operativa, investono
in formazione e praticano l’inclusione sociale in riferimento a ogni tipo di diversità. È assolutamente
sensato pensare che in queste condizioni i lavoratori siano motivati e stimolati e quindi creino più valore per l’azienda in cui operano”.

Un buon esempio è Mastercard. L’azienda non solo è ben posizionata in un settore, quello dei pagamenti globali, con elevate barriere all’ingresso, nuove opportunità di business e opportunità per una sostanziale espansione dei margini, ma è anche riconosciuta per una buona gestione del capitale umano. “Avendo fatto visita al quartier generale di New York, la nostra global portfolio manager, Jessica Poon, ha potuto constatare come la cultura della valorizzazione delle risorse umane sia radicata in tutta l’azienda a ogni livello: i lavoratori sono motivati e sono liberi di avviare progetti per migliorare l’efficienza del business, sono inseriti in un percorso di carriera di lungo termine.

La maggior parte delle promozioni avvengono internamente”. Le visite presso gli stabilimenti produttivi sono una parte importante del processo d’investimento in Sycomore. “In Italia ci siamo recati anche presso
Technogym e Ferrari, due gruppi che sono presenti nei nostri portafogli: oltre a solidi modelli di business, entrambi hanno una cultura aziendale molto forte; i loro prodotti e il loro posizionamento rappresentano un’importante leva per attrarre e trattenere i talenti”, sottolinea l’analista. In altri casi, certi indicatori possono segnalare che qualcosa non sta andando bene a livello aziendale.

Qualche anno fa, ad esempio, presso la società Vallourec, che produce tubi di acciaio per il settore dell’energia, abbiamo notato un incremento degli incidenti sul lavoro a causa di una pressione sui risultati e sul contenimento dei costi, che ricadeva sui dipendenti. Non è un caso se alcuni mesi dopo il management ha annunciato un profit warning. Qualcosa di simile è accaduto nella società di consulenza Wavestone: ad un certo punto, l’azienda è stata protagonista di un aumento del turnover, segnalando una temporanea fase di difficoltà, che abbiamo puntualmente registrato. Questo conferma che monitorare i parametri sociali migliora la nostra capacità di identificare eventuali fattori di rischio all’interno delle aziende”.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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