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Coronavirus, ecco la terapia d’urto degli asset manager

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Livia Caivano
Livia Caivano

17 Febbraio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Il bilancio delle vittime al 17 febbraio è di 1.700 persone, (la sars nel 2003 ne aveva uccise 774)

  • La Banca popolare cinese ha tagliato il tasso sui prestiti a medio termine a un anno dal 3,25% al 3,15% e iniettato circa 300 miliardi di yuan (pari a circa 42 miliardi di dollari) nel sistema interbancario in diverse forme

Secondo i dati dell’Asset management association of China almeno 39 società di gestione patrimoniale cinesi, nel tentativo di sostenere la fiducia degli investitori, hanno investito 350 milioni di dollari in fondi propri. Al picco della crisi (il giorno dell’annuncio della messa in quarantena di 18 città), la borsa di Shanghai è arrivata a perdere fino al 10%

Gli asset manager cinesi hanno unito le forze per combattere le paure degli investitori legate all’epidemia di coronavirus. Stando all’analisi dell’Asset management association of China e del data provider Wind compilato da Ignites Asia, almeno 39 società di gestione che operano in Cina avrebbero investito circa 2,4 miliardi di yuan del proprio capitale (350 milioni di dollari) nei propri fondi.

Secondo quanto riporta il Financial Times, l’asset manager Tianhong avrebbe dichiarato di spendere 500 milioni di yuan per sostenere i suoi fondi azionari; China Universal asset management avrebbe promesso 200 milioni; GF fund management e Orient Securities asset management company avrebbero impegnato 100 milioni a testa.

Anche se nell’ultima settimana l’indice Shanghai composite ha recuperato terreno, al picco della crisi (il giorno dell’annuncio della messa in quarantena di 18 città) è arrivato a perdere fino al 10%.

Il bollettino sanitario parla di oltre 60mila cittadini cinesi infettati e 1.383 decessi.

La risposta delle istituzioni al coronavirus

Le istituzioni cinesi non sono rimaste con le mani in mano: per garantire che i mercati rimanessero calmi, la banca centrale cinese ha iniettato nel sistema bancario dall’inizio dell’anno liquidità per 300 miliardi di yuan (circa 42 miliardi di dollari) e tagliato il tasso sui prestiti a medio termine a un anno dal 3,25% al 3,15%; il governo ha stanziato 71,8 miliardi (circa 10 miliardi di dollari) sul fronte fiscale.

Alcuni operatori di settore temono però che l’intervento del governo (nel quale rientrano comunque anche le operazioni degli asset manager, che non sarebbero state possibili senza l’approvazione della Repubblica popolare cinese) potrebbe sul lungo termine falsare il prezzo delle azioni e fuorviare gli investitori sui rischi sostenuti dai fondi. Questi rischiano infatti di non saper valutare quali investimenti possano reggere condizioni di alto stress come quella del coronavirus e quali no.

Anche gli asset manager non cinesi sono stati protagonisti di investimenti in fondi propri. Così ad esempio, riporta il FT, Invesco Great Wall, la prima joint venture di gestione patrimoniale Usa-Cina, fondata nel 2003; l’Aegon-Industrial fund management, una joint venture tra un fornitore olandese di servizi finanziari e Industrial Securities, una delle società di fondi più redditizie della Cina e Value Partners, quotata alla borsa di Hong Kong.

Rimane il dubbio circa la necessità e proporzionalità delle misure adottate per combattere il coronavirus: ciò che è certo è che il governo cinese è determinato a dimostrare al mondo che è in grado di combattere qualsiasi battaglia.

Livia Caivano
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