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Consulenti, prospetti informativi troppo difficili per i clienti

Consulenti, prospetti informativi troppo difficili per i clienti

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Francesca Conti
Francesca Conti

28 Ottobre 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Secondo lo studio, la maggior parte del materiale informativo relativo agli investimenti sopravvaluta il livello medio di lettura del suo pubblico

  • Nella maggior parte dei prospetti informativi non esiste alcuna differenziazione tra il materiale destinato “ai clienti professionali” e quello rivolto ai “singoli investitori”, o clienti retail

  • Secondo David Butcher, fondatore di Communications and Content, i gestori patrimoniali dovrebbero cercare di avvicinare la loro scrittura agli standard della stampa finanziaria

Non sempre un linguaggio difficile è indice di affidabilità. Anzi, il rischio è quello di far scappare i clienti. Uno studio della società di consulenza Communications and Content rivela come la maggior parte del materiale informativo prodotto dalle case di gestione non sia facilmente leggibile, e comprensibile, dalla clientela

I Governi di tutto il mondo stanno incoraggiando i propri cittadini a investire di più. Ma la maggior parte del materiale informativo prodotto dalle società di gestione patrimoniale è troppo complessa per il pubblico a cui si rivolge.

Nonostante i gestori di fondi spendano grandi somme di denaro per la creazione dei prospetti informativi destinati ai clienti, secondo uno studio di Communications and Content, gran parte di questo materiale è difficile da leggere.

Attraverso uno strumento di verifica della leggibilità, la società ha confrontato il materiale di investimento prodotto da 18 tra i principali gestori patrimoniali con articoli prodotti su alcuni tra i più autorevoli quotidiani finanziari, come il Financial Times, la sezione economica del Times, l’Economist e Investment & Pensions Europe.

Lo studio ha anche misurato la leggibilità dei contenuti prodotti dalle case di gestione con una selezione di documenti accademici della EDHEC Business School francese e alcuni discorsi della Bank of England.

Il report ha registrato due principali evidenze:

  1. I contenuti possono essere troppo complessi

    La maggior parte del materiale informativo relativo agli investimenti sopravvaluta il livello medio di lettura del suo pubblico. La maggior parte del materiale prodotto dalle società di investimento sopravvaluta in modo significativo la capacità di comprensione dei propri clienti – producendo materiale addirittura più complesso rispetto ai documenti accademici – mentre solo una piccola parte, al contrario, produce materiale di facile lettura.

  2. Il contenuto non è sempre mirato

    Non esiste alcuna differenziazione tra il materiale informativo destinato “ai clienti professionali” e quello rivolto ai “singoli investitori”, o clientela retail. Teoricamente i contenuti dovrebbero essere differenziati. “Ma abbiamo scoperto che a volte è così, a volte no”, sottolineano gli autori dello studio.

Correlando i dati in base a una teorica ‘età di lettura’ di riferimento, lo studio ha sottolineato come quella dei contenuti prodotti dalle società di gestione sia più alta rispetto a quella degli articoli di taglio finanziario. L’età media dei contenuti informativi delle società di investimento sarebbe pari infatti a 18,3 anni.

Un valore significativamente più elevato rispetto all’età a cui è possibile comprendere gli articoli della stampa finanziaria (14,8 anni) e abbastanza vicino al materiale pubblicato dalla Bank of England (18,2 anni), anche se inferiore all’età media necessaria alla piena comprensione degli articoli prodotti dalla EDHEC Business School (20,7 anni).

Secondo David Butcher, fondatore di Communications and Content, i gestori patrimoniali dovrebbero cercare di avvicinare la loro scrittura agli standard della stampa finanziaria. Questo  contribuirebbe ad aumentare il coinvolgimento dei propri clienti.

Francesca Conti
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