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Carmignac, nel 2018 nowhere to hide

Carmignac, nel 2018 nowhere to hide

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Livia Caivano
Livia Caivano

25 Gennaio 2019
Tempo di lettura: 5 min
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  • Nel corso dell’annuale press conference tenutasi a Parigi, Edouard Carmignac ha annunciato l’abbandono della gestione dello storico fondo Patrimoine

  • Annunciata l’istituzione di un nuovo comitato che avrà l’obiettivo di individuare le migliori strategie sul lungo termine per l’asset manager

  • Prima di capire come procedere nel 2019, è bene capire che cosa sia andato storto nel 2018

Nell’anno appena concluso, l’asset manager francese ha commesso diversi errori di valutazione. Frédric Leroux, head of Cross Asset, spiega perchè a volte se manca la comunicazione, analisi e previsioni non bastano

In casa Carmignac nel 2018 i problemi sono stati soprattutto di comunicazione. Lo riconosce anche lo storico fondatore Edouard, nel rivelare che dietro alla scelta di abbandonare la gestione del fondo globale Patrimoine sta proprio l’esigenza di concentrarsi sull’analisi e la strategia, per permettere al fund management di lavorare al suo meglio.

Abbiamo dato ottime idee ai nostri fund managers ma alcune di queste non sono state seguite e questo è stato il primo di una serie di problemi che si sono poi accumulati nel corso dei mesi”: insieme a Frédéric Leroux, head of Cross Asset per Carmignac We Wealth ha provato a capire quali siano state le falle nella strategia.

“A inzio anno eravamo esposti al 100% sull’euro e per niente sul dollaro. Molti di noi erano fermamente convinti che la valuta americana si sarebbe rafforzata ma non ci siamo mossi in tempo sui portafogli, e quando ha in effetti iniziato a salire, non ne abbiamo di fatto tratto alcun vantaggio.

Pensavamo di sfruttare le società leveraged cicliche specialmente negli Usa, perchè è lì che prevedevamo il rialzo dei tassi – negativo per queste società indebitate – ed è anche dove abbiamo anticipato che l’economia così forte avrebbe iniziato a rallentare. Quindi rimanere posizionati lì sulle società cicliche and leveraged sarebbe stato negativo. Abbiamo quindi privilegiato delle short positions e ne abbiamo ricavato un guadagno anche se basso. A questo punto i fund managers hanno deciso di uscire da queste posizioni, temendo che il guadagno potesse abbassarsi ulteriormente. E’ proprio in questo momento che ha avuto inizio il drawdown ma noi a questo punto non abbiamo potuto trarne vantaggio perchè eravamo già usciti.

Un altro problema è stata poi l’idea di stare lunghi sulle società ‘big’, di qualità, il cui reddito cresce ogni anno a prescindere dal ciclo economico, dai bilanci solidi, buoni ritorni di capitale. Parliamo del tech, delle Faang per esempio – e ha funzionato. Abbiamo pensato che non avrebbero sofferto come le altre della correzione del mercato e da ottobre in poi anche se abbiamo iniziato a ridurre la nostra esposizione ma non di molto. Invece quando è iniziata la correzione e tutti hanno iniziato a liberarsi delle posizioni, l’hanno fatto prima con quelle realtà solide, più facili da vendere, che quindi hanno alla fine sofferto più delle altre. In questo caso abbiamo sovrastimato la capacità di queste companies di reggere in un contesto di difficoltà”.

L’ultimo trimestre del 2018 è stato difficile per tutti ma per Carmignac il boccone è stato ancora più amaro, “perchè noi analisti avevamo capito cosa stava succedendo ma non siamo stati in grado di convincere gli asset manager a portare queste idee all’interno dei loro portafogli.

In Europa è stato difficile per tutti, nessuna asset class ha potuto beneficiare di alcun trend, ed è stata la prima volta dopo davvero tanto tempo in cui tutte le asset class hanno avuto rendimenti negativi. Quando hai un fondo globale come Patrimoine di solito soffri un po’ sull’equity ma l’andamento dell’obbligazionario ti permette di bilanciare. Quest’anno non c’era posto in cui nascondersi ed è il motivo per cui si sono viste perdite ovunque.

Livia Caivano
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