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Bnp Paribas Am, come ottenere una vera diversificazione

Bnp Paribas Am, come ottenere una vera diversificazione

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Francesca Conti
Francesca Conti

12 Giugno 2019
Tempo di lettura: 3 min
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  • Nelle strategie dispersion, se le volatilità delle singole azioni si muovono mediamente a una velocità superiore a quella della volatilità dell’indice, si tenderà ad avere un profitto

  • Il rendimento è generato attraverso la combinazione di una posizione buy (long) sulla volatilità dei singoli titoli e una posizione di vendita (short) sull’indice di volatilità

Diversificare gli asset presenti nel portafoglio è oggi una delle sfide principali per la gestione attiva. Per mettere in atto una vera diversificazione, Bnp Paribas Am punta sulla dispersion. Una strategia che beneficia dell’aumento delle volatilità dei singoli titoli in portafoglio rispetto all’indice di riferimento

Le tradizionali tecniche di gestione del rischio basate sulla diversificazione dell’asset allocation sono diventate difficili da mettere in atto, soprattutto per via del generale aumento della correlazione tra i diversi asset finanziari. Quindi per i gestori è sempre più rilevante trovare asset che mirino a una concreta diversificazione. Un elemento ancora più significativo se associato ai portafogli azionari. Una strategia ancora poco diffusa sul mercato, ma performante, è quella che punta sulla dispersion.

La dispersione può essere considerata come una misura della differenza di andamento tra singole azioni di un mercato e il mercato nel complesso. Le strategie dispersion beneficiano dell’aumento delle volatilità dei singoli titoli in portafoglio rispetto all’indice di riferimento. Se le volatilità delle singole azioni si muovono in media a una velocità superiore alla volatilità dell’indice, la strategia tenderà a generare profitto.

Il rendimento è generato attraverso la combinazione di una posizione buy (long) sulla volatilità dei singoli titoli e una posizione di vendita (short) sull’indice di volatilità. Le singole azioni sono generalmente ponderate in base alla capitalizzazione di mercato. Un esempio pratico di questa strategia è l’acquisto della volatilità dei primi 100 titoli dello S&P500 e la vendita della volatilità dell’indice S&P500 stesso.

Bnp Paribas Am da anni utilizza questa strategia attraverso il Theam Quant Dispersion Us fund. L’obiettivo di investimento del fondo è offrire ai detentori di quote, con un orizzonte di investimento consigliato di due anni, una strategia che mira a beneficiare dell’aumento della volatilità del singolo stock rispetto all’indice di riferimento.

Come Bnp Paribas Am mette in atto questa strategia

Per realizzare il suo obiettivo, il gestore di Bnp Paribas Am deve adottare una strategia d’investimento che combina un’esposizione lunga sintetica alla volatilità di azioni scelte tra le 500 maggiori società quotate sui mercati statunitensi, ponderate in base a un dato algoritmo quantitativo e sistematico (esposizione lunga), e un’esposizione corta alla volatilità dell’indice S&P 500.

A tale scopo il gestore ricorrerà a strumenti finanziari a termine, in particolare swap di volatilità over-the-counter. Gli swap di volatilità avranno una durata dai 12 ai 18 mesi. Le azioni sottostanti l’esposizione lunga vengono selezionate e ponderate secondo un algoritmo sistematico basato sui seguenti criteri:

  • un primo filtro volto a escludere le azioni con un comportamento di mercato atipico, che viene applicato all’universo delle azioni dell’indice S&P 500;
  • un secondo filtro volto a selezionare le azioni a maggiore capitalizzazione di Borsa, in modo da creare un universo ristretto ci circa 100 azioni;
  • le azioni di tale universo vengono poi ordinate in base allo scarto, nel passato recente, tra la volatilità implicita e quella realizzata;
  • infine, secondo tale ordine, a ciascuna azione viene attribuita una ponderazione proporzionale alla capitalizzazione, con dei vincoli di diversificazione settoriale e per azione.

I possibili rischi

Tra i principali rischi associati a questa strategia, Bnp Paribas Am segnala:

  1. Rischio di cambio: il valore di un investimento può essere influenzato dalle fluttuazioni nella valuta del paese in cui è stato effettuato l’investimento o dalle norme sul controllo dei cambi.
  2. Rischio di controparte: questo rischio si riferisce alla qualità della controparte con cui i fondi operano o entrano in varie transazioni.
  3. Rischio di derivati: l’uso di derivati da parte dei fondi include vari rischi, ovvero mancanza di liquidità del mercato secondario in determinate circostanze, rischi di valutazione, mancanza di standardizzazione e regolamentazione, rischio di leva finanziaria, rischio di controparte.
  4. Rischio di tasso di interesse: il valore di un investimento può essere influenzato dalle fluttuazioni dei tassi di interesse. I tassi di interesse, a loro volta, possono essere influenzati da diversi elementi o eventi.
  5. Rischio di liquidità: il rischio che la liquidità del mercato della volatilità possa variare nel tempo e possa penalizzare sottoscrizioni o rimborsi.
  6. Rischio di volatilità del mercato: Il livello di volatilità del mercato non è puramente una misurazione della volatilità effettiva, ma è in gran parte determinato dai prezzi degli strumenti che offrono agli investitori protezione contro tale volatilità del mercato.
  7. Rischio legato ai mercati azionari: i rischi associati agli investimenti in azioni (e strumenti simili) includono fluttuazioni significative dei prezzi, informazioni negative sull’emittente o sul mercato e la subordinazione delle azioni di una società alle sue obbligazioni.
Francesca Conti
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