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Una bussola per investire nel 2021

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

17 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • I mercati si stanno focalizzando sulla ripresa in primavera e oltre. Continua la rotazione dei portafogli a favore dei settori e dei titoli più penalizzati dalla crisi sanitaria

  • Gli attivi dei mercati in via di sviluppo sono supportati, a loro volta, anche dalla debolezza del biglietto verde, che sarà persistente.

Il nuovo anno si apre con una serie di incognite, dall’andamento della pandemia ai tempi della ripresa economica. Ma le Borse già guardano alla primavera. E c’è spazio per una rotazione a favore dei settori ciclici. Senza dimenticare la Cina, che merita un posto d’onore nei portafogli. Daniel Morris, chief market strategist di Bnp Paribas Asset Management, traccia le coordinate per investire nel 2021

La curva dei contagi che sale e scende. I lockdown a intermittenza. Le buone notizie, sul fronte sanitario in primis, con i vaccini in arrivo. E poi la Cina in accelerazione. La nuova amministrazione Usa, guidata da Joe Biden, pronta a insediarsi e il pericolo di una crisi costituzionale ormai scongiurato. Non mancano però le notizie meno buone. L’Europa che tentenna sul Recovery Fund. I debiti di tutto il mondo che si gonfiano. Se oggi non fanno paura è solo merito del presidio rassicurante delle banche centrali. Il 2020 dei mercati finanziari si chiude attorno a una nube particolarmente densa di incognite. Si apre un nuovo anno, difficile da leggere. E se le Borse hanno già iniziato a fare i conti con la fine dell’incubo Covid, prospettando un ritorno dell’economia e delle aziende sul sentiero della ripresa, più o meno rapido a seconda delle regioni e dei settori, rimane lo spazio per le sorprese. Come investire?

Le aspettative

Investire, del resto, non è altro che navigare tra le onde che separano le aspettative dalla realtà dei numeri. Qualsiasi cifra si prenda in esame, che riguardi la dinamica del Pil o i profitti di una singola impresa, non ha mai connotazioni positive o negative in senso assoluto. Diventa buona o una cattiva notizia in relazione alle previsioni della vigilia. Fondamentale quindi, è cercare di capire dove ci sia spazio per possibili soprese, positive e negative, guardando allo scenario descritto dai prezzi.

Brexit

“I mercati stanno prezzando un accordo su Brexit o comunque un impatto negativo molto limitato per Londra. Crediamo che sia una previsione forse troppo ottimistica”, avverte Daniel Morris, chief market strategist di BNP Paribas Asset Management, società di gestione del risparmio del gruppo francese, con masse in gestione pari a 445 miliardi di euro. “C’è il rischio che non si raggiunga l’intesa, e, anche in caso contrario, l’impatto sull’economia britannica sarà comunque significativo”.

La Rotazione dei portafogli

I mercati intanto sono già sintonizzati sul dopo emergenza. Merito delle notizie sui vaccini “la cui importanza riguarda soprattutto l’elevato livello di efficacia oltre al fatto che ve ne siano diversi disponibili a breve per la distribuzione. Questo contribuisce a spiegare il rally azionario e il netto miglioramento dello scenario osservati da inizio novembre. Se è vero che l’inverno sarà duro, i mercati si stanno focalizzando sulla ripresa in primavera e oltre”. La “messa a terra” in termini di decisioni su come investire passa attraverso una rotazione dei portafogli a favore dei settori e dei titoli più penalizzati dalla crisi sanitaria. “Nelle scelte allocative, stiamo già privilegiando i temi ciclici. Siamo in sovrappeso sulle small cap europee, i mercati emergenti e le commodity. I comparti che sono rimasti indietro durante il blocco delle attività hanno un potenziale di recupero ancora inespresso. Attualmente”, precisa Morris, “rimane una preferenza relativa per gli Stati Uniti rispetto al Vecchio continente. Ma un’ulteriore sovraperformance sarà guidata dal segmento value, anziché dall’universo growth. La tecnologia, del resto, ha già ampiamente beneficiato dei lockdown e potrebbe sottoperformare, da qui in avanti”.

Gli strascichi del voto Usa

Nel frattempo Wall Street potrebbe risentire anche degli strascichi legati alle elezioni americane. Se è vero che la vittoria di Biden è fuori discussione, a gennaio la Georgia riaprirà le urne per il voto al Senato. “Se i Democratici riusciranno a ottenere entrambi i seggi, potremmo aspettarci maggiori stimoli fiscali. In caso contrario, la traiettoria dei mercati sarà dettata più dalla Federal Reserve e dai fondamentali economici che non dalla politica e dal processo legislativo”. L’unica certezza è che “l’onda blu” ipotizzata alla vigilia dell’appuntamento elettorale, ovvero una vittoria a valanga del partito democratico, non si è materializzata, facendo sfumare l’ipotesi di un pacchetto da alcune migliaia di miliardi di dollari, argomenta Morris. Non a caso, i tassi Usa a 10 anni giacciono ancora sotto l’1%. A questo proposito, qualche economista, da tempo, sostiene come lo scenario di tassi “lower for longer”, più bassi più a lungo, si sia estremizzato, sfociando in un “lower forever”, per sempre. Non tutti però sono d’accordo. “Noi ci aspettiamo che i tassi salgano un po’ il prossimo anno. Certamente resteranno contenuti rispetto alle medie storiche. Ma “forever” è un orizzonte sconfinato…” avverte lo strategist. “Non si può escludere infatti che, prima o poi, si verifichi un’impennata dell’inflazione, alimentata da stimoli fiscali, monetizzazione del debito, o una rigidità sul lato dell’offerta. In ogni caso, i tassi rimarranno bassi per un bel po’. E ci vorrà del tempo affinché la traiettoria dei prezzi al consumo possa mostrare segni di risveglio”.

Il reddito fisso

In questo contesto, dove si può trovare ancora valore nel reddito fisso? “Ci piacciono le obbligazioni societarie e il debito dei Paesi emergenti, in particolare quello denominato in valuta locale. I prodotti a spread, che offrono un differenziale di tassi positivo rispetto ai titoli governativi, rimangono un’area attraente, perché la caccia al rendimento non è archiviata”.

I mercati emergenti

Gli attivi dei mercati in via di sviluppo sono supportati, a loro volta, anche dalla debolezza del biglietto verde, che, a detta di Morris, sarà persistente, per effetto di un orientamento espansivo più aggressivo da parte della Federal Reserve e di una progressiva inversione di rotta da parte dei flussi di capitale confluiti nel 2020 a favore dei porti sicuri. “Gli investitori in euro dovrebbero valutare una copertura dal rischio cambio per gli investimenti in divisa estera”, raccomanda il gestore. E la Cina, uscita prima e apparentemente più forte dall’emergenza economica e sanitaria? Che ruolo può giocare in questa fase? “Siamo convinti che meriti uno spazio dedicato”, rileva Morris. Il colosso asiatico “è ampiamente sotto-rappresentato nei portafogli degli investitori globali, nonostante da qui provenga una pletora di aziende innovative. Il mercato, inoltre, è verosimilmente più diversificato rispetto a quello americano, dominato dalle mega-cap del comparto tecnologico”.

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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