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BlackRock, la strada obbligata della sostenibilità

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Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda

16 Dicembre 2020
Tempo di lettura: 7 min
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  • A inizio anno, il ceo Larry Fink ha preso un impegno concreto, scritto nero su bianco in una lettera gli investitori: “Entro la fine del 2020, i principi Esg saranno pienamente integrati in tutti i portafogli attivi e in tutte le strategie di advisory

  • L’obiettivo è stato raggiunto: entro dicembre i fattori Esg saranno integrati nei processi d’investimento di tutti i portafogli di BlackRock

  • L’obiettivo è di raggiungere quota mille miliardi di dollari investiti in modo dedicato sulla sostenibilità

Il più grande investitore al mondo, con masse pari a 8mila miliardi di dollari, ha posto i fattori ambientali, sociali e di governance al centro del proprio modello di business. “È un viaggio di sola andata”, spiega Luca Giorgi, head of iShares & wealth per l’Italia. In questa intervista a We Wealth, racconta gli obiettivi e le strategie del colosso americano sul fronte green

C’è un momento in cui il nuovo diventa consueto. Più che ordinario, canonico. Cessa di essere visto con sospetto, o liquidato con qualche beffarda alzata di spalle, per farsi paradigma condiviso. Punto di non ritorno. Per l’investimento sostenibile quel momento potrebbe sembrare ancora lontanissimo. Su 90mila miliardi di dollari di masse a livello globale (stima Boston Consulting Group), i fondi che integrano analisi finanziaria e criteri di responsabilità sociale e ambientale hanno raggiunto, secondo Morningstar, 1.258 miliardi di dollari. Poco più dell’1%.

Ma quando uno come Larry Fink, ceo del più grande investitore al mondo, BlackRock, asset in gestione pari a quasi 8.000 miliardi di dollari, mette questo approccio al centro del proprio modello di business – “riteniamo che la sostenibilità debba essere il nostro nuovo standard d’investimento” – la distanza si riduce in un baleno. A inizio anno, Fink ha preso un impegno concreto, scritto nero su bianco in una lettera gli investitori: “Entro la fine del 2020, i principi Esg (environmental, social, governance ndr) saranno pienamente integrati in tutti i portafogli attivi e in tutte le strategie di advisory”. A che punto siamo di questo percorso? We Wealth lo ha chiesto a Luca Giorgi, head of iShares & wealth di BlackRock in Italia.

Missione compiuta?

Lo confermo. Entro fine anno, i fattori Esg saranno integrati nei processi d’investimento di tutti i nostri portafogli.

Tutti.

Tutti.

Vuol dire che il 100% delle masse sono già investite attraverso fondi sostenibili?

No. Noi interpretiamo la sostenibilità su tre livelli. Gli asset gestiti attraverso le nostre soluzioni sostenibili dedicate valgono 151 miliardi di dollari a livello globale. Altri 700 miliardi vengono investiti utilizzando criteri di esclusione, che estromettono dall’universo investibile i titoli appartenenti a settori controversi, per esempio le armi o il gioco d’azzardo. Tutti i processi d’investimento, però, prevedono l’integrazione dei criteri Esg. Significa che i nostri gestori, come ha spiegato Larry, sono tenuti a rendere conto della gestione dei rischi Esg e a documentare le considerazioni che hanno influito sulle loro decisioni d’investimento. La sostenibilità è una nuova metrica che si aggiunge alle altre già a disposizione dei money manager, accanto ai parametri valutativi, le analisi di bilancio, sui flussi di cassa e così via.

Come si spiega questa decisione?

Tutto il mondo avanza seguendo le coordinate della sostenibilità. Vale anche per chi si occupa di investimenti. E non potrebbe essere diversamente. I dati sui rischi climatici, come ha ricordato il nostro ceo, obbligano gli investitori a riconsiderare le fondamenta stesse della finanza moderna e stanno comportando una profonda rivalutazione del rischio e del valore degli asset.

“In un futuro vicino. prima di quanto anticipato da molti ha detto Fink avrà luogo una significativa riallocazione del capitale.
È qualcosa cui stiamo già assistendo. Quest’anno la nostra raccolta sui fondi sostenibili è stata quattro volte superiore a quella registrata nel 2019. Secondo Morningstar, nel terzo trimestre gli investimenti sostenibili a livello globale hanno catturato flussi netti pari a 80,5 miliardi di dollari. L’Europa vale l’82% del patrimonio gestito attraverso fondi Esg e il 76% dei flussi.

Qual è il carburante che alimenta la forte accelerazione della finanza Esg?
Non c’è dubbio che il legislatore stia incoraggiando questa evoluzione. In Europa oggi esistono 338 norme ad hoc, diffuse in molti settori, dai pesticidi all’automotive, fino ai fondi d’investimento: a marzo entreranno in vigore nuovi obblighi informativi, in ambito europeo, che consentiranno di fare chiarezza su strategie e prodotti, in modo da mettere gli investitori finali nelle condizioni di poter distinguere, una volta per tutte, i fondi che integrano i criteri di sostenibilità in modo rigoroso.

Anche l’impronta “verde” che contraddistingue il Recovery fund europeo e i piani di stimolo fiscale promessi da Joe Biden in campagna elettorale sembrano andare nella stessa direzione, promuovendo nuovi flussi di capitale verso progetti di contrasto al cambiamento climatico…

Non solo. Ci sono chiare evidenze sulla capacità degli investimenti sostenibili di consegnare rendimenti allettanti, in particolare durante fasi di forte volatilità. Morningstar calcola che il 94% degli indici sostenibili abbia sovraperformato gli indici tradizionali nel primo trimestre del 2020, segnato dalla violenta correzione per lo scoppio della pandemia. Il sorpasso è avvenuto anche durante la crisi energetica e dei mercati emergenti del giugno 2015-febbraio 2016 e in occasione del crollo dei listini nell’ultimo trimestre del 2018. Più in generale, l’integrazione tra analisi finanziaria tradizionale e criteri Esg ha dimostrato di generare in modo persistente migliori rendimenti corretti per il rischio.

Come si spiega questa proprietà?

L’analisi sulla responsabilità sociale e ambientale delle aziende consente di eliminare dei rischi: permette ad esempio di identificare le imprese meglio attrezzate per evitare sanzioni regolamentari, problemi reputazionali, o conflitti con i vari portatori d’interesse, fornitori, clienti, comunità locali, che potrebbero deteriorare le performance, con potenziali ricadute anche sul piano strettamente finanziario. Le aziende e i paesi che non portano beneficio agli stakeholder e non gestiscono i rischi legati alla sostenibilità incontreranno un crescente scetticismo da parte dei mercati, e dovranno fare i conti, a loro volta, con un costo del capitale più elevato.

Il “filtro” Esg è quindi, soprattutto, uno strumento aggiuntivo di risk management. Secondo qualche analista, le imprese più responsabili sul piano ambientale e sociale sono spesso anche quelle più innovative, di maggiore qualità…
Sono pienamente d’accordo. L’investimento sostenibile guarda al futuro. I manager delle aziende che dedicano più attenzione e risorse alla sostenibilità non solo sul piano ambientale, ma anche sociale, pensiamo al tema della diversity, e in relazione alla governance dimostrano maggiore capacità di visione. Da questo punto di vista la sostenibilità è una metrica in più per cogliere in profondità la salute e la qualità di un’azienda. La sua resilienza. Il suo potenziale inespresso.

Non è facile però distinguere le imprese decise a interpretare in modo rigoroso il tema della sostenibilità da quelle che fanno greenwashing: si danno una bella pennellata di verde, valorizzando nelle proprie strategie di comunicazione l’impegno sul fronte della tutela ambientale, o della sostenibilità in generale, senza il supporto di iniziative concrete e credibili. Puro marketing.
Il tema esiste, ma riguarda soprattutto i consumatori finali, non la gestione professionale, che oggi può disporre di un numero sempre più elevato di dati relativi al profilo Esg delle aziende e dei Paesi. Basti pensare che nel 2011 solo il 20% delle società rappresentate nell’S&P500 redigeva un bilancio di sostenibilità. Oggi è l’86%. In Europa, è la quasi totalità delle quotate.

Che ruolo ha l’investimento tematico, nell’ambito della sostenibilità?
Anche qui bisogna fare chiarezza: non è detto che un investimento tematico sia per forza sostenibile e viceversa. Noi abbiamo scelto di puntare su alcuni megatrend che hanno una chiara impronta sostenibile: dalle energie rinnovabili al futuro della mobilità, dall’economia circolare alla nutrizione, dalle smart city allo sviluppo dell’inclusione e della diversity.

Qual è l’obiettivo sul fronte degli investimenti sostenibili dedicati?
Entro il 2030 puntiamo a raggiungere quota mille miliardi di dollari. Ed è solo l’inizio. Perché quello per la sostenibilità è un viaggio di sola andata.

 

(Intervista tratta dal numero di dicembre del magazine We Wealth)

Pieremilio Gadda
Pieremilio Gadda
Direttore del magazine We wealth. Nato a Brescia, giornalista professionista, ha coordinato la redazione di Forbes Italia da gennaio 2018 a settembre 2019. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del Magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Mondo, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano
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