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Aberdeen, puntare sulla diversificazione per combattere la volatilità

Aberdeen, puntare sulla diversificazione per combattere la volatilità

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Francesca Conti
Francesca Conti

26 Settembre 2018
Tempo di lettura: 7 min
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  • Per Tassi i gestori dovranno combinare tra loro strumenti che generino rendimento senza agganciarsi allo stesso rischio

  • Se lo scenario futuro sarà più volatile il gestore attivo potrà essere premiato maggiormente

  • Aberdeen Standard Investments ha di recente allargato suo team italiano con l’ingresso di Stefano Iotti

Intervista a Tommaso Tassi, head of distribution Italy di Aberdeen Standard Investments, per combattere volatilità, allargamento dello spread e innalzamento dei tassi che seguiranno probabilmente la fine del Qe. La ricetta vincente? Diversificazione, vicinanza alle reti del territorio e una maggiore cooperazione tra produttori e distributori

Diversificazione, vicinanza alle reti del territorio e una maggiore cooperazione tra produttori e distributori. Queste le direzioni suggerite da Aberdeen Standard Investments per orientarsi con successo nelle incognite dei prossimi mesi, tra la volatilità prevista con la fine del quantitative easing e le direttive ormai consolidate della Mifid 2. Per Tommaso Tassi, head of distribution Italy della società, i gestori dovranno combinare tra loro strumenti che generino rendimento senza agganciarsi allo stesso rischio, cercando di capire quali potrebbero essere le soluzioni migliori in base alle esigenze dei clienti e dei distributori di riferimento. Aberdeen Standard Investments si è recentemente rafforzata, allargando il suo team italiano con l’ingresso di Stefano Iotti in qualità di director business development.

 

Quale scenario possiamo aspettarci per i prossimi mesi?

Oggi tutti sono in attesa della fine del quantitative easing che potrà portare a un periodo di incertezza. L’attenzione che tanti hanno in questo momento è rivolta agli effetti della fine di questo periodo, che potrebbero essere contrari rispetto a quelli inaugurati dalla modalità di intervento della Bce. Potenzialmente si prevedono un aumento di volatilità, un allargamento dello spread e un innalzamento dei tassi. Siamo quindi di fronte a uno scenario in cui i mercati dovrebbero diventare più volatili e non ci sarà più una sorta di ‘anestetico’ da parte delle banche centrali, che comunque continueranno a comunicare in maniera corretta sui mercati, ma i loro movimenti e direzioni potranno essere diversi.

 

Come dovranno comportarsi di conseguenza gli asset manager?

In un simile contesto il gestore attivo, che tende a identificare le singole società o i singoli titoli obbligazionari, potrà essere premiato maggiormente. A nostro avviso è rilevante è fare un check up delle soluzioni di investimento nei propri portafogli, cercando da una parte di aumentare la diversificazione in maniera significativa e dall’altra di rivedere quelle soluzioni che ad oggi non sono strutturate per cogliere le nuove opportunità di investimento. Questo è anche il nostro orientamento.

 

Come lo mettete in pratica?

Stiamo portando una nuova filosofia in giro per il territorio, attraverso un road show che faremo ad ottobre in 12 città. In quell’occasione il tema e il nostro mantra sarà: ‘Allochiamo idee e non asset class’. Siamo di fronte a un momento di volatilità e di incertezza e il nostro obiettivo è quello di essere più presenti sul territorio, più vicini ai consulenti delle reti distributive che ci utilizzano e cercare di dare loro stimoli, strumenti e idee da utilizzare nelle trattative coi loro clienti. Poi abbiamo diverse soluzioni.

 

Meglio puntare su strumenti nuovi o diversi?

Entrambi. Ci sono ad esempio alcune soluzioni per avere un portafoglio diversificato. Penso a qualcosa oltre il 2.0, diciamo ‘al cubo’, che permetta di inserire nei portafogli una serie di strumenti che fino ad oggi non vediamo essere utilizzati da altri asset manager e che dal nostro punto di vista sono invece molto interessanti. Non solo quindi una componente azionaria e obbligazionaria, ma anche strumenti non tradizionali come quelli legati alle infrastrutture o associati alle energie rinnovabili, legati a tematiche particolari. Storie di investimento che hanno l’obiettivo specifico di creare rendimenti ma non essere legati agli stessi fattori di rischio. Questo secondo noi è il vero driver per la costituzione dei portafogli: cercare di diversificare, non da un punto di vista nominale, quanto piuttosto reale. Bisogna inoltre cercare di capire quali sono i rischi sottostanti a un investimento e combinare tra loro più idee che generino rendimento senza agganciarsi allo stesso rischio.

Come sono cambiati, invece, i rapporti tra produttori e distributori con Mifid 2?

Sicuramente c’è un approccio che è molto cambiato nel corso degli ultimi anni e ci sono un maggior dialogo e una maggiore collaborazione per cercare di offrire le migliori soluzioni di investimento. In linea generale è cambiato sicuramente il ruolo delle attività. Siamo in una situazione in cui noi come ‘casa prodotto’ cerchiamo di offrire delle soluzioni di investimento alla luce delle esigenze del distributore. E’ un discorso di partnership: si cerca di capire quale può essere la migliore soluzione di investimento in base alle esigenze del cliente e dei distributori di riferimento. Ci sono un maggior dialogo e una maggiore collaborazione tra attori dello stesso settore. Se prima le case di investimento proponevano alcune strategie indipendentemente da tutta una serie di considerazioni ora si cerca di capire e di veicolare o comunque rendere disponibili strategie di investimento che vanno ad aggiungere un qualcosa a vantaggio dell’offerta che già si ha, o per le esigenze specifiche del singolo distributore o dell’attuale contesto di mercato.

Un approccio che potremmo definire obbligato e vincente?


Sicuramente.

Qual è la vostra strategia attuale?

In quanto casa di investimento stiamo cercando di posizionarci come partner a 360 gradi, di crescere sia a livello globale che sul mercato italiano. In quest’ultimo, in particolare, siamo ‘pionieri’ o comunque tra i primi attori su alcune tematiche, dall’educazione finanziaria all’interazione con il cliente finale attraverso il nostro blog Thinking aloud. Da sempre, inoltre, siamo attivissimi in una serie di attività come quelle legati agli investimenti socialmente responsabile ed altre tematiche come diversity & inclusion. In Italia siamo 10 persone, abbiamo recentemente introdotto un nuovo membro del gruppo che opera nella struttura di distribuzione e il prossimo anno festeggeremo 10 anni di attività. La nostra è quindi una storia che comincia ad avere qualche anno. L’obiettivo è di renderla più proficua e interessante non soltanto per noi ma soprattutto per i nostri clienti.

Francesca Conti
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