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Nessun obbligo di monitoraggio fiscale per il protector del trust estero

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Giancarlo Marzo

02 Gennaio 2021
Tempo di lettura: 3 min
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Iltrust, definito come il “rapporto giuridico istituito nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”dalla Convenzione dell’Aja del 1985, è uno strumento che coinvolge diversi soggetti

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito, con la risposta all’interpello n. 506 del 30 ottobre 2020, che non incombe alcun obbligo di monitoraggio fiscale sulla persona fisica residente in Italia avente la funzione di “protector” di un trust residente all’estero e avente il proprio patrimonio oltre i confini nazionali.

Con la risposta all’interpello n. 506 del 30 ottobre 2020, l’Amministrazione Finanziaria ha escluso l’applicazione dell’obbligo di compilazione del quadro RW per il guardiano di untrustestero, negando così che il guardiano possa essere qualificato come titolare effettivo delle attività finanziarie deltrust.

Il Fisco ha così confermato il principio per cui il rinvio fatto dalla normativa sul monitoraggio fiscale alla normativa sull’antiriciclaggio non deve essere inteso in senso letterale, ma deve sempre tener conto dellaratiosottesa alle disposizioni sul monitoraggio, ossia garantire il corretto adempimento da parte dei soggetti residenti degli obblighi tributari per i redditi derivanti da investimenti all’estero e da attività estere di natura finanziaria. 

L’Amministrazione Finanziaria, con il citato documento di prassi, ha fatto chiarezza su una normativa di non facile interpretazione, agevolando l’individuazione dei soggetti, tra quelli coinvolti nella vita deltrust, tenuti alla compilazione del quadro RW.

In particolare, il Fisco ha escluso l’esistenza di autonomi obblighi di monitoraggio in capo al soggetto che esercita -in relazione alle attività detenute all’estero- un mero potere dispositivo in esecuzione di un mandato per conto del soggetto intestatario. 

Alla luce di ciò, il guardiano (o “protector”) di untrustestero non ha alcun obbligo di compilare il quadro RW della sua dichiarazione fiscale, atteso il suo ruolo limitato a vegliare sull’operato deltrustee, tramite il preventivo ed obbligatorio consenso in merito ai relativi atti gestori.

Ma andiamo con ordine.

Come noto, iltrust, definito come il “rapporto giuridico istituito nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”dalla Convenzione dell’Aja del 1985, è uno strumento che coinvolge diversi soggetti.

Difatti, figurano: ildisponenteosettlor, il soggetto che istituisce iltruste attribuisce altrusteei mezzi necessari per l’espletamento del suo incarico nonché determinati suoi beni che, appunto, iltrusteedovrà gestire in funzione dello scopo delineato dal disponente nell’atto istitutivo deltrust; iltrustee, la persona fisica o giuridica (c.d.“trust company”) a cui spetta il compito di gestire o disporre dei beni confluiti neltrustsecondo gli scopi dettati dalsettlor; ibeneficiarideltrust, ossia i soggetti destinati a conseguire le utilità ritraibili dai beni neltrust(come riscuotere una somma, utilizzare un bene, abitare una casa, ecc.) o a cui saranno trasferiti, al termine deltrust, i beni ivi contenuti; ilguardianooprotector, il soggetto che controlla l’operato deltrusteeautorizzandone gli atti più rilevanti.   

Tutti questi soggetti devono confrontarsi con un’articolata normativache impone loro diversiadempimentilegati alla vita e alla gestione deltrust, ossia obblighiantiriciclaggioe sulmonitoraggio fiscale.

I primi, contenuti nel D.lgs. n. 231/2007, mirando a scongiurare i rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo insiti nell’esercizio di attività finanziarie e professionali, coinvolgono tutti i soggetti deltrust. I secondi, di cui al D.L. n. 167/1990, essendo finalizzati a monitorare i trasferimenti di valuta da e per l’estero al fine di evitare la sottrazione di capitali nazionali agli obblighi di imposizione tributaria, coinvolgono i soggetti che abbiano la disponibilità delle attività finanziarie detenute.

In particolare, la normativa riserva l’osservanza di tali obblighi non soltanto ai possessori “formali” delle attività estere, ma (in virtù delle modifiche apportate dalla Legge n. 97/ 2013 e dal D.lgs. n. 90/2017) anchea coloro che possono esserne considerati “titolari effettivi” secondo quanto previsto dagli articoli 1, comma 2, lett. pp), e 20 del D.lgs. n. 231/2007. 

Orbene, alla luce dell’art. 1, comma 2, lett. pp), e dell’art. 20 del “decreto antiriciclaggio”, i titolari effettivi deltrustsono individuabile nei seguenti soggetti:i) trustee,ii)disponente/i,iii)guardiano/i,iv)beneficiario/i,v)ogni altro soggetto che eserciti poteri di rappresentanza legale, direzione e amministrazione. 

Nonostante questo “ampio” rinvio, l’Amministrazione Finanziaria ha confermato quanto già espresso nellaRisoluzione n. 53/E del 29 maggio 2019, ribadendo che l’obbligo di monitoraggio fiscale sussiste solo quando vi sia unarelazione giuridica o di fattotra il soggetto e le attività estere.

Tale relazione non è rinvenibile tra il guardiano deltrusted il patrimonio ivi contenuto poiché la figura delprotector-a differenza degli altri soggetti coinvolti nella vita deltrust– ha un meroruolo di indirizzo dell’operato deltrustee.

Al guardiano spetta il compito di supportare iltrusteenell’interpretazione delle volontà dettate dal disponente nell’atto istitutivo deltrustnonché il compito di controllare continuamente l’operato deltrusteeautorizzando gli atti più rilevanti. Quindi, non sussiste in capo al guardiano alcun obbligo di monitoraggio fiscale, non potendo ricondurre allo stesso alcuna titolarità né disponibilità del patrimonio oggetto deltrust.

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