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I manager delle reti di consulenti finanziari

I manager delle reti di consulenti finanziari

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Alessio Fiorini

08 Settembre 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Quanto è importante avere un bravo manager al vostro fianco?

  • Chi tra voi manager di rete si riconosce in qualche modo in queste definizioni?

Negli ultimi anni il numero, soprattutto ai livelli apicali, è diminuito. Continuerà ad esserci questa figura nel panorama delle reti? Come si evolverà?

Nel corso dell’ultimo quarto di secolo il settore della consulenza finanziaria è progressivamente cambiato e conseguentemente anche la figura del manager.

Ricoprendo vari incarichi di crescente responsabilità da oltre 25 anni nella stessa organizzazione, vi racconto la mia personale visione, grazie anche ai tanti eccellenti professionisti che ho avuto la fortuna di conoscere.

Molte sono le domande che possono sorgere.

Negli ultimi anni il numero, soprattutto ai livelli apicali, è diminuito. Continuerà ad esserci questa figura nel panorama delle reti? Come si evolverà?

E ancor più, che caratteristiche dovrà possedere per perpetrarsi nel tempo e diventare sempre più indispensabile per le Direzioni Generali?

Senza pretesa di verità nè di generiche categorizzazioni, provo di seguito a rappresentare alcune tipologie di coordinatori di risorse, con associati differenti stili di leadership, guardando al passato, al presente e soprattutto al futuro. L’ordine di esposizione non è casuale.

  • Il manager assertivo: figura deteriore e in fase di estinzione. Diffusa soprattutto negli anni novanta, basa la sua forza sull’autorità datagli dal ruolo, creando con i propri colleghi un clima fatto di soggezione e disciplina. I pochi ancora presenti sul mercato sono spesso la causa di fuoriuscite verso altre reti;
  • il manager venditore: si tratta di un rappresentante della vecchia scuola. Empatico, carismatico, individualista, crea un clima di euforia e al tempo stesso di forte pressione rispetto agli obiettivi di budget. Sempre meno presente perchè genera stress nel lungo periodo e appare poco adeguato alle skill richieste dal mercato;
  • il manager aziendalista: allineato fortemente alle richieste della mandante, si pone più come un dirigente d’azienda che come collega tra colleghi. Mediamente preparato a livello tecnico, manca tuttavia della necessaria sensibilità per farsi portavoce delle innumerevoli istanze dei consulenti finanziari e per dare loro un sincero supporto;
  • il manager populista: piacione e “amico” dei collaboratori, cerca in ogni occasione di mettersi a fianco ai colleghi, senza fare troppo percepire il grado gerarchico, dando sovente un’impostazione critica verso le strategie aziendali, cercando in tal modo il consenso;
  • il manager feedback: conscio che la nomina viene dalla direzione e al tempo stesso che l’autorevolezza conta più dell’autorità, cerca di trovare un compromesso a due vie. Interpreta con rigore ma anche senso critico le scelte e le indicazioni aziendali, con l’obiettivo di tradurle vs i coordinati individuandone i vantaggi per i colleghi e i loro clienti.Analogamente e in direzione inversa, grazie a buone doti di ascolto, recepisce le problematiche dei cf cercando di dare le giuste soluzioni, anche, se il caso, dialogando con determinazione con il proprio capo diretto e/o la direzione;
  • il manager partecipativo: interpreta il ruolo come un vero allenatore, coinvolgendo il team in molte attività stimolanti, favorendo le migliori idee ed esaltando le diversità di ogni cf.Vero punto di riferimento, è in grado di creare con il gruppo un forte clima di fiducia propedeutico all’ottenimento degli obiettivi personali ed aziendali. Risulta come area di miglioramento ancora un po’ ancorato ad approcci e logiche del passato;
  • il manager innovativo: rappresenta la nuova leva ed il futuro. Relativamente giovane (30-50 anni), con una forte visione rispetto all’evoluzione dell’advisory, crede nella logica dello studio associato in cui si uniscono diverse competenze per fornire al cliente finale il miglior servizio, con chiaro riferimento al concetto di family office.Assai skillato sui temi informatici, è convinto che l’intelligenza artificiale, il machine lerning, la spinta a digitalizzare molti processi sono e saranno sempre più il pane quotidiano per i prossimi lustri, ma anche che tutto ciò sarà al servizio del cf, per cui la componente umana resterà essenziale.

    Grande ascoltatore, propone con continuità iniziative volte a fare crescere il team in termini di raccolta e qualità nel servizio di advisory. E’ altresì consapevole che la crescita esterna è determinante, quindi si organizza abilmente per sviluppare un processo di selezione di talenti disciplinato ed efficace.

    Naturalmente empatico, ma anche deciso all’ occorrenza, si fa voler bene attraverso i contenuti ed il valore aggiunto offerto a tutti i membri del team. Infine, manifesta forte orientamento alla delega intelligente, con la finalità di favorire la nascita di nuovi profili manageriali. Un leader di pensiero.

Chi tra voi manager di rete si riconosce in qualche modo in queste definizioni, sapendo che in qualche modo sono semplificazioni e spesso si compenetrano diversi aspetti e tante sfumature? Quali altri profili si possono aggiungere? Infine, tutti voi consulenti finanziari cosa ne pensate? Quanto è importante avere un bravo manager al vostro fianco? Oppure a vostro avviso è una figura che tenderà a scomparire? Sarò lieto di partecipare alla discussione!

Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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