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Gli italiani e gli investimenti nei fondi pensione

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Marco Lucentini

12 Maggio 2020
Tempo di lettura: 5 min
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  • Si genera dunque un problema dal punto di vista sociale e previdenziale in quanto la sola percezione della pensione pubblica non porterà ad un tenore di vita adeguato

  • Per queste ragioni è necessario da subito integrare la pensione tradizionale con una forma di previdenza complementare

Se aggiungiamo a ciò che la mortalità è in diminuzione per via del miglioramento delle condizioni di vita e la cura e prevenzione, il risultato che possiamo osservare è che la piramide demografica tenderà ad un’inversione recando alla base sempre meno giovani e in cima sempre più anziani

Il Covid19 ci ha aiutato a comprendere il mondo com’è realmente e non come lo abbiamo costruito.

Come molti Paesi l’Italia è interessata dal fenomeno dell’invecchiamento della popolazione denominato transizione demografica che determina ripercussioni in ambito socio-economico-finanziario.

 

La popolazione italiana è in calo per il crollo delle nascite e nel 2065 si stima ci saranno 6 milioni di abitanti in meno, mentre gli anziani continuano ad aumentare a causa dell’ingresso in età senile dei Baby Boomers.

Oggi un italiano su quattro ha più di 65 anni e nel 2050 arriveremo ad 1 su 3. 

Se aggiungiamo a ciò che la mortalità è in diminuzione per via del miglioramento delle condizioni di vita e la cura e prevenzione, il risultato che possiamo osservare è che la piramide demografica tenderà ad un’inversione recando alla base sempre meno giovani e in cima sempre più anziani. 

Una popolazione che invecchia vuol significare certamente meno nascite oggi, ma anche meno contribuenti domani con l’aumento quindi del numero di anziani dipendenti economicamente.

Inoltre, l’andamento dell’economia del Paese condiziona la sua spesa sociale e le prestazioni pensionistiche attraverso l’andamento del Pil (sulla cui base le pensioni vengono rivalutate) e il suo rapporto con il debito pubblico (per gli obblighi sanciti dal Trattato di Mastricht).

La crisi pandemica da Covid 19 non ha fatto altro che accelerare questo processo, poiché nelle economie sviluppate e nelle economie emergenti il debito è destinato a crescere smisuratamente (per l’Italia le proiezioni stimano che il rapporto debito/Pil si incrementerà superando la soglia del 150% tornando ai livelli del dopoguerra) con un drastico calo anche del tasso di occupazione.

All’interno di questi cambiamenti strutturali vi è anche il fatto che le principali riforme susseguitesi nel sistema previdenziale pubblico (Amato, Dini, Prodi, Maroni e Monti-Fornero) faranno sì che le pensioni future rappresenteranno solo un reddito di sostegno che dipenderà dai contributi versati e dall’aspettativa di vita.

Si genera dunque un problema dal punto di vista sociale e previdenziale in quanto la sola percezione della pensione pubblica non porterà ad un tenore di vita adeguato a quanto si era abituati durante la vita lavorativa.

Per queste ragioni è necessario da subito integrare la pensione tradizionale con una forma di previdenza complementare.

In tal senso, considerando anche la crisi finanziaria in atto e i tassi ai minimi storici, un forma di pensione complementare il cui fine principale è quello di colmare il gap previdenziale futuro, oggi può diventare ancheun efficiente sistema di investimento.

Oltre ad integrare la pensione, l’investimento di denaro in un fondo pensione permette di ottenere dei vantaggi:

  •  creare una forma di risparmio a lungo termine, colmando il gap che esiste tra retribuzione da lavoro e pensione pubblica;
  • investire denaro con una fiscalità sull’imposta sui rendimenti del 20% anziché del 26% come tradizionalmente avviene nei mercati finanziari;
  • investire effettivamente più denaro di quanto versato, in quanto una parte viene recuperata con la deducibilità.

Ogni anno infatti è possibile ottenere una deduzione fiscale (abbattimento dell’imponibile e riduzione dell’importo pagato in tasse) in base a quanto versato nel fondo pensione fino ad un massimo di 5.164,57€.

Un esempio: un lavoratore con un reddito annuo di 50.000,00€ lordi ricade nella aliquota IRPEF del 38%. Ogni 1.000,00€ guadagnati quindi è necessario un pagamento in tasse di 380,00€.

Se versa ogni anno 5.000,00€ nel fondo pensione, ottiene una deduzione fiscale di 1.900€ annui, ovvero i 5.000,00€ versati permettono di pagare 1.900,00€ di tasse in meno ogni anno. Ciò che viene effettivamente versato al fondo quindi è 3.100,00€.

Dopo 8 anni (prima data utile per poter richiedere una anticipazione), si ottengono questi risultati: su 40.000,00€ investiti, saranno stati effettivamente versati (al netto del risparmio fiscale) 24.800,00€.

Questo vantaggio può essere portato avanti fino al raggiungimento dell’età pensionabile, creando una forma di investimento efficiente. 

Il montante accumulato, ovviamente, avrà una rivalutazione più o meno marcata a seconda dei comparti di destinazione/ripartizione dello stesso, identificati dal sottoscrittore con possibilità di rivedere l’allocazione periodicamente con degli switch (aumentando o diminuendo la componente azionaria in maniera direttamente proporzionale agli anni che intercorrono al pensionamento).

Senza dimenticare inoltre che la tassazione in fase di prestazione ha un’aliquota agevolata del 15% che diminuisce dello 0,30% annuo a decorrere dal 15° anno al 35 °anno fino ad arrivare al 9%. 

Un fondo pensione oggi, ancor più che mai in passato, potrebbe rappresentare quello strumento che guarda al lungo termine lasciando l’opportunità di cogliere benefici tangibili anche nel breve.

“Le persone comuni mirano soltanto a passare il tempo. Chi ha un pò d’ingegno a utilizzarlo.” [Arthur Schopenhauer]

Agire ora!  

Ogni ora di tempo perduto è una probabilità di danno per l’avvenire.

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