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La fiscalità degli strumenti finanziari: redditi da capitale e redditi diversi

La fiscalità degli strumenti finanziari: redditi da capitale e redditi diversi

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Andrea Pizzo

08 Luglio 2020
Tempo di lettura: 3 min
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  • Caratteristica dei redditi da capitale è che non possono essere negativi

  • I redditi diversi di natura finanziaria sono il così detto capital gain

Nella costruzione del portafoglio di un cliente, quindi, va preso in esame anche il suo zainetto fiscale e vanno scelti gli strumenti adatti

Quando si parla di fiscalità degli strumenti finanziari, bisogna innanzitutto fare una prima grande distinzione tra redditi da capitale e redditi diversi.

I redditi da capitale, come indicato negli artt. 44 e 45 del TUIR, sono costituiti dall’ammontare degli interessi, utili o altri proventi percepiti nel periodo di imposta.

Sono certi nella realizzazione ed incerti nella quantità. Più nello specifico tra i redditi di capitale ci sono:

  • Interessi e altri proventi da mutui, depositi e conto corrente
  • Cedole e scarti di emissione di obbligazioni 
  • Dividendi
  • Proventi da OICR (fondi comuni, Sicav, ETF)
  • Proventi da pronti contro termine
  • Redditi di forma di capitale corrisposti al riscatto di contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione. 

Caratteristica dei redditi da capitale è che non possono essere negativi, ma solamente positivi o al massimo nulli. 

I redditi diversi di natura finanziaria sono il così detto capital gain (o minusvalenza se negativi).

Sono i proventi derivanti dall’impiego di capitale ed sono incerti non solo nella quantità, ma anche nella realizzazione. Tra i redditi diversi figurano:

  • Plusvalenze da cessione azioni e altre partecipazioni qualificate e non
  • Plusvalenze da cessione o rimborso di titoli obbligazionari o similari, da cessione di altri titoli e di valute estere (compreso il prelievo dal conto corrente)
  • Derivati (compresi i covered warrant)
  • Altri redditi diversi da quelli sopra indicati, realizzati mediante rapporti o strumenti finanziari.

In questo caso la normativa dice che possono essere positivo o negativi e sono compensabili tra loro.

A prima vista, quindi, risultano subito evidenti alcune distorsioni.

Se ho due fondi (o etf) e ne vendo uno in perdita e l’altro in guadagno, ottengo da una parte un reddito diverso e dall’altra un reddito da capitale e la normativa non mi permette di compensare le due operazioni, pur parlando dello stesso strumento finanziario.

Pagherò il 26% sulla parte in guadagno e maturerò una minusvalenza per il fondo in perdita, che potrò compensare con altri strumenti idonei (per i certificati, le cui cedole sono considerate redditi diversi, o vendendo in guadagno un titolo azionario o obbligazionario).

Solamente in un caso ho la possibilità di compensare completamente minusvalenze e plusvalenze: utilizzando il regime fiscale di gestito individuale, di cui parlerò più approfonditamente in un successivo articolo.

Nella costruzione del portafoglio di un cliente, quindi, va preso in esame anche il suo zainetto fiscale e vanno scelti gli strumenti adatti per una gestione corretta ed ottimizzata delle eventuali minusvalenze pregresse o formatesi nel corso del tempo.

Un portafoglio costituito unicamente da fondi o etf non è efficiente da un punto di vista fiscale, perché guadagni e perdite su questi strumenti non sono compensabili tra di loro. 

Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

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