PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Eurobond: ecco il piano B

Eurobond: ecco il piano B

Salva
Salva
Condividi
we wealth
Giuseppe Visi

06 Aprile 2020
Tempo di lettura: 5 min
Tempo di lettura: 5 min
Salva
  • Le banche sono delle società per azioni che hanno un controllo sempre più rigido dei propri bilanci

  • Gli USA hanno più volte rimpianto di non aver salvato Lehman Brothers nel 2008 quando era ancora possibile

Nei giorni scorsi il consiglio della Vigilanza bancaria europea (presieduta dall’italiano Andrea Enria) ha avviato a supporto dell’economia una politica monetaria anticiclica

Andiamo verso il no agli Eurobond e anche verso il no ai Coronabond, domani sapremo.

Peccato, non ci sarà più un’occasione di questa portata per creare quell’ideale di Europa unita, molto più importante che creare un Bilancio unito.

Visto che però si continua a ribadire di credere nel futuro di un’Unione non solo monetaria propongo un piano B.

Nei giorni scorsi il consiglio della Vigilanza bancaria europea (presieduta dall’italiano Andrea Enria) ha avviato, a supporto dell’economia, una politica monetaria anticiclica che prevede, tra l’altro, che gli utili bancari non debbano essere distribuiti e soprattutto permette l’allentamento dei parametri della vigilanza stessa (un piano di flessibilità che “pesa” oltre 200 mld di Euro).

Oltre a questo è partito un nuovo imponente Tltro (targeted longer-term refinancing) tramite il quale vengono erogati dei finanziamenti a medio/lungo termine agli istituti di credito a condizioni estremamente favorevoli e a tassi negativi.

Le banche, quindi, vengono pagate per ottenere questo denaro, ma a patto che siano soldi canalizzati verso il tessuto economico reale per inondare di liquidità il sistema delle imprese.

Perchè però nel passato questo non si è mai completamente realizzato, nonostante il Tltro (anche se in quantitativi inferiori) fosse già in atto?

Il principale motivo è perché le banche sono delle società per azioni che hanno un controllo sempre più rigido dei propri bilanci e con obiettivi aziendali da rispettare e, senza entrare nel merito delle scelte commerciali, hanno il problema dei crediti deteriorati o NPL (Non Performing Loans) cioè di tutti quei crediti che non riescono a riscuotere.

Un po’ come i problemi che le comuni aziende/imprese hanno con gli insoluti dei propri debitori. Questi tassi di insolvenza in Italia erano – ante Virus – di circa del 18/20% dei crediti (cioè ogni 100 Euro prestate, le banche ne riscuotono circa 80/82), ma purtroppo è ragionevole prevedere una forte crescita nei prossimi mesi: si stima, infatti, fino al 40% di insolvenze soprattutto da parte di Piccole e Medie imprese.

Questo contesto potrebbe verosimilmente irrigidire le politiche dei singoli Istituti di credito e di conseguenza vi è il rischio di annullare l’azione di politica monetaria espansiva della BCE.

Immaginiamo un enorme serbatoio di acqua potabile sopra la testa delle famiglie e delle aziende sempre più assetate, il serbatoio è ricolmo ma i rubinetti appena gocciolanti o aperti paradossalmente soltanto per chi assetato non è.

Ora, ampliando la dimensione del serbatoio e versando una quantità maggiore di acqua – il piano prevede un’erogazione di liquidità alle banche di circa il triplo rispetto al periodo precedente -, ma mantenendo i rubinetti semichiusi, non risolveremo alcun problema.

Come uscire dall’empasse, considerato che nel frattempo siamo alla soglia della siccità?

Emettiamo un “CreditBond” (cosicché, cari Stati che ponete il veto, lo possiate proporre ai vostri elettori come un semplice Bond di scopo) garantito dall’intera Europa per coprire IN SOLIDO gli NPL o crediti deteriorati di tutte le Nazioni.

Ciò permetterebbe di sollevare le banche dal rischio di credito e in sostanza di scavalcarle ma soprattutto permetterebbe di dissetare tutti, famiglie e imprese, durante questa prima e più acuta fase critica.

Permetterebbe inoltre di salvare tutte le aziende sane che rischiano di soccombere non per la loro idea imprenditoriale ma per un puro e semplice bisogno di liquidità.

Quanto costerebbe tutto ciò? Secondo le stime in mio possesso un’obbligazione di 150/200 Mld di Euro consentirebbe di inondare di “acqua potabile” tutti gli Stati in  difficoltà, un vero “helicopter money”, visto che le banche potrebbero erogare credito più liberamente senza caricarsi dell’intero peso delle insolvenze.

Il tutto con un costo molto ma molto inferiore, anche in termini di ricaduta sociale, al rischio di un probabile fallimento di tante aziende sane che sorreggono il tessuto tipico dei nostri paesi, per non parlare del rischio default di alcuni Stati membri.

Ricordiamoci che gli USA hanno più volte rimpianto di non aver salvato Lehman Brothers nel 2008 quando era ancora possibile e che di conseguenza hanno subito danni diretti e indiretti pari ad almeno 10 volte il costo del salvataggio non avvenuto.

Senza rimpianti, andrà tutto bene.

Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo.

WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Condividi l'articolo
LEGGI ALTRI ARTICOLI SU: La voce del Wealth
ALTRI ARTICOLI