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Italia, più attacchi informatici ma meno polizze cyber

11 ottobre 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Italia ed Europa si trovano un passo indietro rispetto a Usa e Asia nel trovare le giuste soluzioni  contro gli attacchi informatici

  • Dal report: “Management Liability” redatto da Qbe è emerso come il 33% dei manager europei vede gli attacchi informatici come la principale fonte di preoccupazione

In Italia sempre più manager sono preoccupati per gli attacchi informatici ma il numero di polizze cyber non decolla

Aumenta la tensione per gli attacchi informatici ma le polizze cyber fanno fatica a decollare. La scarsa diffusione in Italia e in Europa è dovuta principalmente al fatto che non sia ancora possibile costituire una casistica dei rischi potenziali e del loro impatto. Al momento ci sono ancora poche evidenze statistiche, e dunque diventa difficile definire soluzioni assicurative efficaci. L’incertezza legata agli attacchi informatici risulta dunque essere caratterizzata da un lato dalla scarsa conoscenza del fenomeno a 360° e dall’altro dalla natura stessa degli attacchi cyber che risultano essere imprevedibili sia nel quando che nel dove.

Massimiliano Gianelli, Claims Manager di Qbe, ha spiegato come attualmente l’Italia, ma anche l’Europa, siano un passo indietro, rispetto agli Stati Uniti d’America e ad alcuni paesi asiatici, nella comprensione del fenomeno “cyber attack”. In questa fase gli imprenditori e gli assicuratori europei stanno infatti cercando (ancora) di comprendere gli attacchi informatici e di trovare delle soluzioni efficaci ed efficienti. Questo quadro emerge chiaramente dalla ricerca che è stata sviluppata da Qbe Insurance Europe: “Management Liability”, che ha coinvolto 500 manager e imprenditori di cinque diversi paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna). Gli attacchi informatici risultano essere al primo posto nella classifica delle preoccupazioni maggiori. Il 33% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere preoccupato da un possibile attacco cibernetico e dalla conseguente violazione dei dati. Al secondo posto (22%) le nuove normative. L’introduzione di nuove regole impone dunque un continuo aggiornamento e un aumento di responsabilità da parte del manager dell’azienda.

Si può dunque affermare come nell’attuale scenario mondiale, gli attacchi informatici, sono la causa della principale fonte di preoccupazione, con un impatto sui profili individuali dei manager. “Il profilo della responsabilità individuale di manager e imprenditori sta evolvendo verso una maggiore complessità”, ha dichiarato Angela Rebecchi, General manager di Qbe Italia. “La combinazione tra accelerazione dell’innovazione tecnologica e introduzione di nuove normative rappresenta oggettivamente un’insidia. Il compito degli assicuratori, in questa fase, è contribuire all’evoluzione del risk management proponendo nuovi approcci e soluzioni operative”. Compito non facile dato che gli attacchi informatici sono, per loro stessa natura, imprevedibili e le conseguenze possono essere ingestibili. Non si sa, né come gli hacker aggireranno i sistemi di protezione della società, né se le conseguenze, dell’attacco avranno ripercussioni all’interno dell’azienda o sul cliente finale stesso. “Se difronte ad una catastrofe naturale possiamo tendenzialmente prevedere che ogni determinato numero di anni ci potrà essere un’alluvione, un terremoto o altro, dal punto di vista della pirateria informatica noi non possiamo predire nulla” conclude Massimiliano Colombo, Regional underwriting manager di Qbe Italia.

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello