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Italia, il private debt cresce sempre di più

11 ottobre 2018 · Giorgia Pacione Di Bello · 2 min

  • Nel primo semestre del 2018, secondo i dati pubblicati da Aifi e Deloitte, sono stati raccolti sul mercato 141 milioni di euro

  • Dal 2013 ad oggi, il fundraising complessivo ammonta invece a 1,9 miliardi di euro

Il mercato italiano del private debt è in forte crescita rispetto a qualche anno fa. Questo il quadro emerso dai dati presentati da Aifi e Deloitte

Il private debt è una realtà ormai consolidata in Italia, che sta diventando sempre più uno strumento di supporto all’economia reale. Questo quanto emerso dai dati presentati da Aifi, Associazione italiana del private equity venture capital e private debt e Deloitte. Il private debt risulta dunque essere una fonte alternativa di capitale, rispetto alle banche, per le piccole e medie imprese italiane. In questo preciso momento storico, di incertezza finanziaria, per crescere, specializzarsi ed essere competitivi le aziende hanno sempre più bisogno di capitali. Il private debt sta dunque cercando di intercettare sempre più queste richieste, per poterle soddisfare.

I numeri

Nel primo semestre del 2018, secondo i dati pubblicati da Aifi e Deloitte, sono stati raccolti sul mercato 141 milioni di euro. Dal 2013 ad oggi, il fundraising complessivo ammonta invece a 1,9 miliardi di euro. Per quanto riguarda le fonti, si è rilevato come, la parte del leone dal 2013 al 2018 è stata fatta dal Fondo italiano investimento (24%) seguito dalle banche (22%), dalle assicurazioni (17%) e dai fondi pensione e casse di previdenza (14%). I capitali raccolti provengono per il 90% dall’Italia mentre il 10% dall’estero. Riscontri positivi anche nel campo degli investimenti. Nella prima parte del 2018 sono stati investiti 448 milioni di euro. Dato che registra un +79% rispetto al primo semestre del 2017.

Per quanto riguarda invece i disinvestimenti, dal 2015 al primo semestre del 2018, sono stati realizzati 103 disinvestimenti per un ammontare pari a 246 milioni di euro. Inoltre, il 78% dei disinvestimenti è avvenuto seguendo il regolare piano di ammortamento. Il restante 22% si è diviso tra le società che hanno chiesto un rimborso anticipato (15%), il Private debt che ha chiesto il rimborso prima dei tempi (1%) e le due parti insieme hanno chiesto il rimborso (6%).

Le caratteristiche

Dai dati raccolti emerge come la durata media delle operazioni risulta essere di poco inferiore ai cinque anni, e nell’85% dei casi, le dimensioni delle sottoscrizioni, hanno riguardato operazioni con un taglio medio inferiore ai 10 milioni di euro. A livello regionale non ci sono soprese. La prima regione per numero di operazioni è la Lombardia (27%), al secondo posto c’è l’Emilia-Romagna (19%), seguita dal Veneto (12%), dalla Toscana (10%) e dalla Campania (8%). I settori che hanno beneficiato maggiormente degli investimenti sono quello dei beni e dei servizi (20%) e il manifatturiero (20%).

Fonte: Aifi

Giorgia Pacione Di Bello
Giorgia Pacione Di Bello