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Investimenti deep tech: un'opportunità generazionale

10 novembre 2018 · Teresa Scarale · 5 min

  • Deep tech e Ket: il buon Vecchio Continente dimostra di non temerle

  • La Banca europea per gli investimenti fa il punto sulla valutazione del rischio di credito per gli investitori

  • Quando una scienziata di Cambridge diventa venture capitalist e pensa come se la Brexit non esistesse

C’è un lavorio in atto nella dorsale dello sviluppo economico europeo. Questo lavorio incessante risponde al nome di deep tech, e molte delle sue startup diventeranno unicorni, grazie a venture capitalist che sanno guardare oltre l’orizzonte

La scienza profonda

Cos’è il deep tech? È l’insieme delle tecnologie di frontiera (AI, biotech, microelettronica, nanotecnologie, fotonica…), fortemente innovative, basate sulla deep science, ossia matematica, fisica, ingegneria, medicina. Quindi non fondate su mere innovazioni del modello di business o di processo. Il termine è stato coniato da Swati Chaturvedi, fondatrice di Propel (x), prima piattaforma al mondo dedicata all’angel investing in startup deep tech. La Banca europea degli investimenti, più che di deep tech, parla di Ket, key enabling tecnologies, di tecnologie abilitanti chiave. Il fenomeno è senza dubbio globale, e l’Europa è una locomotiva. I dati di Atomico non lasciano adito a dubbi.

Le percezioni delle imprese EU

In più, se è vero che sono le aspettative a disegnare gli scenari economici, l’ultima edizione di The State of European Tech rileva che il 90% dei tech founder europei è ottimista come o più rispetto all’anno precedente sul futuro del suo ecosistema tecnologico. L’unica eccezione è costituita dal Regno Unito, in cui la fiducia è scesa. Un altro effetto della Brexit, probabilmente. Il sentiment delle startup europee è anche fortemente positivo per quanto riguarda la raccolta di capitali, l’occupazione nel settore tech. La Gran Bretagna resta però per il 2017 la principale destinazione dell’emigrazione tech, seguita a corto raggio da Germania e Francia.

Soldi:  solo se tanti

Secondo i dati di Atomico, nel 2017 l’afflusso di capitale investito nel deep tech europeo è aumentato per tutte le categorie, tranne che per i round di investimento inferiori ai due milioni di dollari.

"Ti credo che l'Europa è un posto fantastico in cui dare avvio e far crescere un'impresa. Pensate solo a realtà come Spotify, Skype, TransferWise o BlaBlaCar: sono tutti unicorni europei. I più grandi eventi di startup hanno luogo in Europa, il livello di capitali disponibili è schizzato alle stelle negli ultimi anni. L'Europa si compone di decine di culture diverse, è il nostro maggior vantaggio. Maggiore è la diversità culturale fra gli imprenditori, più si troveranno business innovativi, creatività, creazione di valori" (Xavier Niel, dell'incubatore Station F)
Courtesy EIB
Courtesy Wavestone. La crescita degli investimenti in deep tech in Europa negli ultimi tre anni è stata tre volte più veloce che nel comparto startup complessivamente inteso, e i flussi di capitale investito nel tech europeo nel 2017 hanno superato il livello record dell'anno precedente

Bei, la voce istituzionale

Per questa tipologia di investimenti il premio al rischio richiesto è molto alto. E la Banca europea degli investimenti fornisce i dettagli sull’argomento nel suo paper Financing the Deep Tech Revolution sottlinea che:

  • il rischio di credito è strutturalmente elevato a causa di:
    • elevato fabbisogno di capitali, soprattutto nelle prime fasi di vita dell’impresa;
    • elevati costi in ricerca e sviluppo;
    • il molto tempo che passa dall’ideazione alla commercializzazione della tecnologia;
    • bassi tassi di successo: solo pochi progetti raggiungono effettivamente la commercializzazione;
    • difficile scalabilità dei volumi di produzione.
  • vi sono severe asimmetrie informative:
    • gli asset più importanti sono intangibili. Per sciogliere questo nodo la Banca europea degli investimenti propone la creazione di una European Information Sharing Platform e, nel medio termine, un tool di valutazione del credito della tecnologia.
  • difficoltà di accesso alla giusta forma di finanziamento, dovuta alla mancanza di collaterale liquido. Le più diffuse forme di finanziamento attualmente sono:
    • equity and seed capital;
    • strumenti ibridi che mischiano debito e forme di partecipazione;
    • il finanziamento della supply chain (supply chain finance): si tratta di dare la liquidità necessaria per le operazioni giornaliere quali il pagamento delle fatture, il pagamento dei dipendenti. Questa forma di finanziamento è particolarmente utile quando le startup pongono in essere le prime relazioni con i clienti e necessitano di crearsi un’ottima reputazione. Le aree in cui queste forme di supporto finanziario sono più diffuse sono Korea, Messico, Sassonia (fonte Eib).

La Bei suggerisce su quest’ultimo punto di attuare un fine tuning degli strumenti finanziari esistenti.

 

Courtesy EIB. Andamento della difficoltà percepita dalle imprese attive nel comparto Ket per l'accesso al mercato del debito

In Italia

Il rapporto della Banca europea per gli investimenti segnala Intesa Sanpaolo come player più importante nel supporto alle key enabling technologies nel nostro Paese. Questo grazie ai suoi fondi di innovazione (anche a supporto dell’arte italiana), ai suoi fondi venture e al supporto diretto alle startup con la sua StartUp Initiative.

Pink power, quando la disruption è donna

E oggi, cosa si vede sul filo dell’orizzonte? Quale sarà la prossima generazione delle tecnologie disruptive?

Alice Newcombe-Ellis, la fisica di Cambridge che diventò tech founder

Secondo Alice Newcombe-Ellis, fondatrice e managing partner di Ahren Innovation Capital, fondo che al momento si attesta sui 100 milioni di dollari, esiste un’intera generazione di opportunità. Ahren si autodefinisce “non un semplice fondo di venture capital”. I soci del fondo, lei inclusa, sono otto scienziati e docenti dell’università di Cambridge, coinvolti economicamente in prima persona, oltre che scientificamente. Questi science partners dell’imprenditrice, pure lei fisica e matematica, sono affiancati da investitori esterni come Aviva, Wittington Investments e family office della West Coast Usa.

Truly madly deeply

Il focus della società è su opportunità di investimento ad alto rischio ed elevato rendimento: “Dobbiamo essere disruptive proprio come istituzione”, afferma Alice.

Quali le aree di investimento?
  • Cervello e AI (interpretable machine learning: una tecnologia che permette all’AI di spiegare le sue decisioni. Ad esempio, nel caso in cui l’algoritmo di una banca rifiutasse ad un cliente un finanziamento, un mutuo o una polizza assicurativa, il diniego verrebbe spiegato con dovizia di particolari). I partner scientifici per quest’area sono i professori John Daugman, Zoubin Ghahramani, Shankar Balasubramanian.
  • Genetica e biotech (la prima iniezione di capitale, 10 milioni di dollari, è stata fatta in Cambridge Epigenetix). I soci afferenti a queste tematiche sono Steve Jackson e Greg Winter.
  • Industria spaziale e robotica (partner scientifico di riferimento Martin Rees).
  • Energia (tecnologia dei quanti per aumentarne l’efficienza) e tecnologie ambientali. Il referente è Andy Parker, direttore del Dipartimento di Fisica a Cambridge.

Deep Tech Valley, Europa

Le opportunità di investimento al di fuori della Silicon Valley sono immense. Anche la Newcombe-Ellis sottolinea che in Europa in particolare vi sono tutti gli ingredienti perché diventiamo i leader della quarta rivoluzione industriale: “Nel Vecchio Continente gli investimenti in deep tech sono aumentati di dieci volte negli ultimi cinque anni”.

Ma lo scopo è sempre uno: il rendimento

Festina lente

Come generare rendimenti attraenti? Affrettandosi lentamente? La venture capitalist non ama troppo l’espressione “capitale paziente” riferita agli investimenti. Piuttosto, sottolinea l’importanza per le startup di avvalersi fin dall’inizio di ottimi uffici di consulenza fiscale e legale.

Un consiglio agli investitori retail

In che modo un investitore retail può fare il suo ingresso in questo universo? “La cosa migliore per un investitore di questo tipo è investire in un fondo, strumento che offre la giusta diversificazione”, risponde la Ellis all’intervistatore del Financial Times.

E in quanto tempo si capisce se il fondo sta andando bene? “Le prospettive sono tali che si capirà già nei primi anni, senza dover aspettare periodi veramente lunghi. Saremo giudicati dalla quantità di unicorni [startup valutate almeno un miliardo di dollari, ndr] che saremo riusciti a creare “alla fine del giorno”.

Una polizza per il futuro

Secondo la Newcombe-Ellis, gli investimenti in deep tech dovrebbero sostituire quelli nelle vecchi blue chip. Come se si trattasse di una polizza assicurativa per il futuro, per far parte della prossima ondata tech. E, infine, dovrebbero investire in deep tech per il rendimento in sé, perché è qui che il return starà di casa.

 

Alice Newcombe-Ellis, fondatrice di Ahren Innovation Capital
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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