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Invesco, investire nella nuova Via della Seta

06 dicembre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • Lo strumento è gestito da un esperto team pluripremiato di professionisti dell’investimento guidato da Ken Hu

  • Il fondo investe in obbligazioni sovrane, societarie investment grade e high yield di emittenti che potrebbero beneficiare dei capitali attirati dalla Bri

  • La Cina, secondo Invesco, beneficerà di 150-200 miliardi di dollari statunitensi nei prossimi 5-10 anni

La società di gestione ha lanciato un nuovo fondo obbligazionario che vuole cogliere le opportunità d’investimento derivanti dalla regione interessata dalla Belt and Road Initiative

Cogliere le opportunità d’investimento derivanti dalla nuova Via della Seta? È l’obiettivo del nuovo fondo obbligazionario lanciato da Invesco. Il nome – Invesco Belt and Road Debt Fund – già da solo spiega quanto il fondo miri a beneficiare della potenziale crescita e rendimenti derivanti dai mercati obbligazionari della regione interessata dal progetto. Questa strategia di sviluppo è sostenuta nel lungo termine da una delle economie a maggior crescita mondiale. “La domanda di soluzioni tematiche da parte della clientela wealth management è aumentata notevolmente negli ultimi anni, per la volontà di cogliere nel medio termine nuove opportunità derivanti da trend macro economici, sociali e culturali”, commenta Giuliano D’Acunti, responsabile commerciale di Invesco per l’Italia.

Lanciata nel 2013 dal presidente cinese Xi Jinping, la Belt and Road Initiative (Bri) è stata istituita per promuovere la connessione via terra e via mare tra Asia, Europa, Medio Oriente e Africa, con l’obiettivo di stabilire e rafforzare partnership economiche e la collaborazione fra queste regioni. Partendo dallo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e logistica, la strategia mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi.

“La Belt and Road Initiative sembra imperniata sulla Cina, ma in realtà offre una grande opportunità agli investitori obbligazionari con prospettive multiregionali”, afferma Ken Hu, chief investment officer, fixed income, Asia Pacific di Invesco e gestore del nuovo fondo. “Nel quadro di questa iniziativa, la Cina ha investito enormi capitali a lungo termine in tutta l’Asia, in Africa, nel Medio Oriente e in Europa, risvegliando il grande interesse di Stati Uniti, Ue, Regno Unito e Giappone ad aumentare gli impegni di capitale nella regione. Sono così emersi temi d’investimento a lungo termine.”

Come sottolinea Hu, sulla scia della crescente attività economica nella regione Bri gli emittenti governativi e non governativi dovranno emettere un maggior numero di obbligazioni per finanziarsi. A suo avviso, nuove emissioni selezionate di obbligazioni nella regione dovrebbero offrire così un rendimento totale più interessante rispetto a obbligazioni con rating creditizi e scadenze simili sui mercati obbligazionari tradizionali. Al contempo, la maggiore collaborazione economica e l’incremento della produttività derivante dalla crescita degli investimenti diretti nei paesi Bri dovrebbero portare a miglioramenti della solvibilità e liquidità della maggior parte di questi paesi, aprendo la strada a promozioni dei rating del credito sovrano. Ciò gioverebbe anche ai profili di credito dei sistemi bancari, delle imprese statali e private dei Paesi coinvolti, rendendo più attraenti le loro obbligazioni.

Il fondo

Invesco Belt and Road Debt Fund è il primo fondo obbligazionario ad offrire esposizione diretta a questo specifico e potenzialmente interessante tema d’investimento. Lo strumento investe principalmente in obbligazioni sovrane in dollari Usa, obbligazioni societarie investment grade e high yield di emittenti selezionati che potrebbero beneficiare, direttamente o indirettamente, dei crescenti flussi commerciali e di capitali attirati dalla Bri.

Il fondo mira a rendimenti totali di lungo termine tramite un approccio flessibile all’investimento top-down e bottom-up, con allocazioni geografiche attive e la possibilità di esplorare un’ampia gamma di titoli, senza vincoli di benchmark. Il fondo può investire fino al 10% in azioni della regione Bri. È attuata un’importante gestione del rischio per limitare la volatilità e la liquidità sarà aumentata tatticamente fino al 30% in previsione di un incremento dei rischi di mercato. Il fondo esclude le obbligazioni di paesi che hanno i rating Esg peggiori.

Lo strumento è gestito da un esperto team pluripremiato di professionisti dell’investimento, guidato da Ken Hu, che vanta oltre 20 anni di esperienza nel settore. Il team può avvalersi delle notevoli competenze d’investimento interne offerte dalla nostra rete globale di gestori e specialisti nelle varie asset class. Ciò aiuta il fondo ad accedere a una vasta gamma di opportunità, puntando a particolari idee e temi, con il beneficio di profonde competenze.

La Belt and Road Initiative

La Cnn, ricorda Invesco in una nota, ha calcolato che la Bri coinvolgerà potenzialmente progetti in 68 Paesi in tre continenti, coprendo il 65% della popolazione mondiale e il 40% del Pil mondiale al 2017. Anche se altri governi finanzieranno i loro progetti infrastrutturali, la Cina è attualmente in testa degli investimenti, che secondo le stime di Invesco ammonteranno a 150-200 miliardi di dollari statunitensi nei prossimi 5-10 anni. Finora, 50 imprese statali cinesi hanno investito in quasi 1.700 progetti, fra cui strade, porti, ferrovie e infrastrutture digitali e, secondo i media cinesi, sono già stati spesi 1.000 miliardi di dollari e molti altri ne verranno spesi nei prossimi anni.

Per contrastare gli ambiziosi piani internazionali della Cina, gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Giappone hanno annunciato un aumento degli investimenti diretti nella regione Bri. Il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un disegno di legge che prevede la concessione a una nuova agenzia, la International Development Finance Corporation (Idfc), di 60 miliardi di dollari da investire in Paesi in via di sviluppo ed emergenti, che sostanzialmente coincidono con quelli situati nella regione interessata dalla Bri. Nell’ambito dell’Indo-Pacific Economic Vision di Trump, gli Stati Uniti si sono impegnati a investire 113 milioni di dollari in nuove tecnologie, energia e infrastrutture nell’Asia emergente, come annunciato alla fine di luglio 2018 dal segretario di Stato, Mike Pompeo r primi accordi sono già stati firmati. Gli Stati Uniti hanno anche firmato un accordo con la Mongolia che prevede investimenti per 350 milioni di dollari per lo sviluppo di nuove fonti idriche.

Inoltre, a settembre 2018, la Commissione europea ha proposto di concedere un finanziamento di 60 miliardi di euro per il Piano per gli Investimenti Esterni dell’Unione Europea allo scopo di migliorare la connettività tra Europa e Asia. Il fatto che la Bri sia stata inclusa nella Costituzione cinese a ottobre 2017 è, a nostro avviso, garanzia del fatto che rimarrà una priorità a lungo termine per le autorità governative e le imprese private. Secondo Hu, l’impegno cinese nella Bri dovrebbe inoltre aumentare a fronte dell’escalation delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

Francesca Conti
Francesca Conti
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