PREVIOUS ARTICLE NEXT ARTICLE

Invesco, nel 2019 vince l’esposizione nei settori ciclici

05 dicembre 2018 · Livia Caivano · 3 min

  • Nel 2018 si sono rivelati vincenti gli investimenti tecnologici, l’health care e le asset class più esposte alle variazioni del ciclo economico

  • A fronte degli importanti ribassi che hanno riguardato il mercato nel corso dell’anno, la strategia vincente potrebbe essere quella di investire a breve distanza

Il ciclo economico si avvia sempre più inesorabile alla sua conclusione e gli analisti si interrogano sul comportamento da tenere per l’anno a venire: per Invesco la strategia vincente è quella meno difensiva

Secondo Invesco non solo l’esposizione ai temi di investimento ciclici, nell’azionario e obbligazionario, sarà vincente (anche) nel 2019. Ma va anche aggiunto che a seguito del ribasso dei prezzi a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi, la risposta non deve essere necessariamente la fuga.

Secondo un’analisi Bloomberg sulle performance dei settori globali da inizio 2018, le asset class più rischiose, legate al ciclo, hanno garantito rendimenti positivi per tutto l’anno, anche dopo la correzione di ottobre. Negli ultimi 12 mesi molte – anzi, quasi tutte – le attività finanziarie sono state negative, se non per tutto l’anno senz’altro dopo l’estate (energia, materie prime, industriali e immobiliari). Solo tre temi hanno regalato performance positive: quello tecnologico (con picchi di quasi il 20% in agosto), l’health care (12% a settembre) e i ciclici, che pur non superando mail il 10%, non risultano negativi mai. Un dato significativo, specie se comparato con le performance dei non ciclici che seppure in ripresa verso la fine dell’anno, sono arrivati a perdere fino al 10% nel mese di maggio. E’ sempre più difficile ottenere rendimenti negativi, precisa Luca Tobagi, cfa Investment Strategist di Invesco, ma tutto sommato a livello globale le cose non sono andate così male: “Quello a cui assistiamo è un riprezzamento dei rischi e non dei fondamentali”.  I dati rigurdanti l’inflazione al consumo e i prezzi alla produzione rimangono infatti positivi, specie negli Stati Uniti, in Cina e Inghilterra.

Come comportarsi di fronte alla correzione dei mercati

Stando all’analisi realizzata da Invesco su ipotetici investimenti realizzati a ridosso delle correzioni di mercato del 10, 20 e 30% degli ultimi 80 anni, maggiore è la durata dell’investimento, maggiori sono i risultati. Anche nei casi di prezzo a ribasso per un tempo più esteso (6 e 12 mesi).

Nel caso di un investimento a distanza di 3 mesi dalla correzione del 5-10% dell’indice S&P 500, il rendimento a 12 mesi è positivo del 50%, di circa il 70% a 3 anni e di oltre il 90% a 10 anni. Numeri simili si registrano nel caso di correzioni tra il 10 e il 20% e nel caso l’investimento venga fatto a distanza di 6 o 12 mesi dalla correzione. Solo nel caso in cui il ribasso dei prezzi vada oltre il 20%, il rendimento dell’investimento fatto a 3 mesi di distanza torna negativo sul lunghissimo termine (10 anni). E’ bene, suggerisce Invesco, cominciare fin da ora a pensare al potenziale dell’investimento alla fine della correzione di mercato. E nel frattempo, mantenere le posizioni, nell’azionario e obbligazionario, nei temi ciclici.

Livia Caivano
Livia Caivano