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Gli Etf, un ottimo ingrediente per l’asset allocation

26 novembre 2018 · Maddalena Liccione · 3 min

  • Tra le criticità ci sono la liquidità e i costi

  • Tutti i vantaggi dell’utilizzo degli Etf in un portafoglio

Tanti pregi, ma anche diversi rischi che spesso vengono sottovalutati. We Wealth ha chiesto un approfondimento sugli Etf ad Alberto Luraschi, portfolio manager di Eurizon Capital Sgr

Nel mercato degli Etf si sta assistendo a un importante incremento delle masse, in particolare degli Etf fattoriali. Secondo un recente rapporto di BlackRock, in sette anni le masse degli Etf fattoriali sono arrivate a circa 2.000 miliardi di dollari con una crescita annua dell’11%. “I fattori si stanno studiando da almeno 30 anni sui mercati finanziari, addirittura il momentum era già analizzato a fine ‘800. I fattori non sono un fenomeno nuovo dal punto di vista finanziario, è nuovo il loro utilizzo attraverso gli Etf”, spiega Alberto Luraschi, portfolio manager di Eurizon Capital Sgr. Sono molti i motivi per cui c’è un numero sempre maggiore di attori che sta utilizzando gli Etf sul mercato. “Gli Etf sono uno strumento innovativo, utile per l’asset allocation, permette di investire in tantissime asset class che spesso sono difficilmente replicabili da altri strumenti, aiutano ad abbattere il costo dell’impacchettamento dell’asset allocation e sono facili da negoziare, però non ci si può affidare al fai da te”.

Fotografia di Alberto Luraschi, portfolio manager di Eurizon Capital Sgr
Alberto Luraschi, portfolio manager di Eurizon Capital Sgr

Il costo non può essere l’unico strumento di valutazione

Ci sono infatti diverse criticità da tenere bene a mente. “Il costo non può essere l’unico strumento di valutazione”, avverte Luraschi. “L’investitore retail non è in grado di analizzare il costo effettivo di un Etf perché ci sono dei costi come lo spread tra bid e ask della quotazione che non vengono valutati. Ad esempio, il nav dell’Etf riflette solo il nav del sottostante, mentre il nav di un fondo attivo riflette anche i costi di negoziazione, che non sostenuti separatamente dall’acquirente”. L’esperto poi smentisce il motto secondo cui l’Etf è liquido quanto è liquido il proprio sottostante. “In realtà non è vero. La sua liquidità dipende sì dal sottostante, ma bisogna considerare anche il costo dello spread bid/ask che va aggiunto e, a parità di sottostante, ci sono Etf che sono più liquidi di altri perché hanno degli Aum maggiori o per l’intervento di altri fattori. Per esempio è importante anche il ruolo degli emittenti e dei market maker che possono fare la differenza.”

 

Potrebbe esserci un problema di liquidità?

Molti sostengono che gli questi strumenti acuiscano gli effetti della liquidità nelle diverse fasi di mercato e nella fase attuale c’è un’attenzione crescente verso quelli obbligazionari. “Il problema è su come in futuro i market maker saranno in grado di gestire la liquidità degli strumenti sia per i vincoli di Basilea, sia per la concorrenza sempre più stretta e per la pressione dei costi che tutti hanno”, spiega Luraschi. “Se da un lato il problema della liquidità potrebbe esserci, dall’altro non va sottovalutato il problema del securities lending per gli Etf a replica fisica e il problema dei derivati per quelli swap based. Rispetto al passato molti propongono strumenti con replica fisica senza più fare securities lending, altri lo fanno e hanno ridotto però la percentuale di collaterale richiesto. Spesso la garanzia diventa più un costo che una questione di sicurezza, con tutti i risvolti che ci possono essere”.

 

Vantaggi dell’utilizzo degli Etf nel portafoglio

“L’affidabilità, l’innovazione e la cura del servizio sono i tratti distintivi di Eurizon, perché abbiamo l’ambizione di diffondere una cultura che promuova il valore delle persone, dei loro progetti e del risparmio. E quindi, proprio perché gli Etf sono uno strumento di innovazione, li studiamo e li utilizziamo, così come altri strumenti finanziari, come mattoncini all’interno dei portafogli. La discriminante è l’asset allocation e la coerenza del portafoglio, lo strumento adatto è una scelta di secondo livello. Nel nostro team gestiamo portafogli di asset allocation differenziati per profilo di rischio. Utilizziamo quindi gli Etf, integrandoli con altri strumenti finanziari, come titoli, Oicr o derivati, per ottimizzare il profilo di rischio-rendimento dei portafogli e massimizzare la diversificazione”, dichiara Luraschi. Il primo vantaggio di questi strumenti è che permettono di coprire una vastità di asset class oltre a facilitare l’implementazione della strategia, e a presentare costi ridotti (analizzandone tutti gli aspetti, non solo il nav o il ter ma tutti i costi esterni come lo spread bid/ask o come il securities lending e la presenza di swap). Per esempio con un unico strumento si può acquistare il mercato e l’esposizione valutaria. Gli Etf hanno una liquidità maggiore rispetto ad altri strumenti e se poi consideriamo quelli quotati su Borsa Italiana siamo anche sicuri che siano armonizzati ma bisogna essere in grado di utilizzarli”. E conclude: “Gli Etf non sono una soluzione d’investimento ma un elemento di asset allocation per gli investitori attivi, capaci di gestire un portafoglio nel loro complesso in modo professionale. Ritengo che siano poco adatti per gli investitori fai da te perché serve avere una profonda conoscenza dello strumento, dei dati e avere educazione finanziaria”.

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione