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Famiglie italiane virtuose nei debiti

06 dicembre 2018 · Riccardo Sabbatini · 3 min

  • Le famiglie italiane al contrario di quanto si potrebbe pensare, sono le più virtuose e, tra i grandi paesi industrializzati, sono quelle meno indebitate

  • Le passività delle famiglie italiane sono raddoppiate dal 40 all’80 per cento del reddito disponibile nel periodo 1995-2017. In Canada, per fare un esempio, lo stesso rapporto si attesta al 170 per cento, in Regno Unito al 150

Banca d’Italia ha analizzato  nell’arco di quaranta anni (1950-2017) l’andamento della ricchezza delle famiglie italiane, confrontandolo con quanto è accaduto in sette degli altri Paesi più industrializzati al mondo (Usa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Giappone, Canada)

Vizi pubblici e private virtù. Stravolgendo il titolo del celebre film di Miklós Jancsó potrebbe essere spiegato anche così il rapporto che l’Italia ha con il debito. La Repubblic of Italy ha un’ esposizione verso i suoi creditori che ha pochi confronti al mondo (2.331 miliardi di euro al settembre 2018). Le famiglie del Bel Paese, al contrario, sono le più virtuose e, tra i grandi paesi industrializzati, sono quelle meno indebitate. Se è vero che le passività delle famiglie nostrane sono raddoppiate dal 40 all’80 per cento del reddito disponibile nel periodo 1995-2017 – l’effetto della crisi finanziaria – è altrettanto vero che si tratta comunque del valore più basso tra i grandi Paesi industrializzati. In Canada, per fare un esempio, lo stesso rapporto si attesta al 170 per cento, in Regno Unito al 150 per cento e negli altri Paesi supera comunque quota cento.

I dati vengono da un recente studio della Banca d’Italia dedicato a “La ricchezza delle famiglie in sintesi: l’Italia e il confronto internazionale”. Il report – ne sono autori Diego Caprara, Riccardo De Bonis e Luigi Infante – analizza nell’arco di quaranta anni (1950-2017) l’andamento della ricchezza delle famiglie del bel paese confrontandolo con quanto è accaduto in sette degli altri Paesi più industrializzati al mondo (Usa, Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Giappone, Canada). Ebbene all’indomani della seconda guerra mondiale, l’Italia era un Paese soprattutto rurale in cui la ricchezza delle famiglie era concentrata soprattutto nelle abitazioni.

Quasi irrilevante era il peso delle attività finanziare che sono invece cresciute vigorosamente nei decenni successivi. A cavallo del duemila si è verificato lo storico sorpasso delle attività finanziarie sul “mattone” che tuttavia non è durato molto perché lo sboom dei titoli tecnologici all’inizio del nuovo secolo ha frustrato le aspettative di chi aveva dato fiducia ai nuovi investimenti. A fine 2017 la ricchezza totale lorda delle famiglie italiane era pari a 9,3 volte il reddito era disponibile di cui circa il 60% rappresentato dalla ricchezza reale ed il resto dalla ricchezza finanziaria. In cifra assoluta la ricchezza totale si attestava, alla stessa data, a 10.700 miliardi di cui 6.300 miliardi incorporati in beni reali e 4.400 miliardi i rappresentati da attività finanziarie. C’è da dire che questo significativo castelletto è stato eroso nel 2018 dalla caduta dei prezzi dei mercati azionari e obbligazionari. Il recentissimo rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia (novembre2018) ha stimato la perdita per le famiglie in circa 150 miliardi dall’inizio dell’anno.

Entrando più in dettaglio nell’asset allocation dei portafogli finanziari delle famiglie italiane scopriamo che prevalgono di gran lunga gli strumenti liquidi. I depositi pesano per il 31% e le azioni per il 24 per cento. Ma attenzione. In un Paese la cui economia si concentra soprattutto sulle piccole medie imprese, l’equity è soprattutto rappresentato da azioni nelle società di famiglia non quotate. Le partecipazioni in titoli quotati, al contrario, valgono appena l’1,8% e rappresentano la quota più bassa tra i grandi paesi industrializzati. L’incidenza
dei titoli obbligazionari è scesa al 7%, il valore più basso dal 1950.

La diminuzione ha coinvolto sia i titoli pubblici sia, in misura ancora maggiore, le obbligazioni bancarie. Ne hanno beneficiato polizze vita e fondi pensioni che attualmente pesano per circa un quarto (23%) nella ricchezza finanziaria delle famiglie. Negli ultimi anni sono cresciuti anche i fondi comuni che attualmente rappresentano circa il 12 per cento. “Togliendo il velo” al risparmio gestito, cioè andando a vedere gli strumenti finali in cui investono fondi pensione, assicurazioni e fondi comuni, si scopre che la quota dei titoli di Stato nei portafogli delle famiglie è più ampia ed equivale a quella delle azioni (24 per cento).

Riccardo Sabbatini
Riccardo Sabbatini