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Europa e Usa, scambio di passo all'orizzonte

11 ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • Nel 2019, la Fed interromperà la stretta monetaria e la Bce, di contro, inizierà ad alzare i tassi…

  • Le interessanti opportunità dell’obbligazionario

Gli Usa stanno andando forte, l’Eurozona meno. Sarà così anche nel 2019? Risponde il gestore americano T. Rowe Price con alcune proiezioni forse sorprendenti, ma basate su segnali concreti

Sorpasso Europa – Usa in arrivo?

Alcuni segnali indicano di sì.

Ken Orchard di T. Rowe Price evidenzia innanzitutto un’inversione al momento quasi incontestabile: nel 2019, la Fed interromperà la stretta monetaria e la Bce, di contro, inizierà ad alzare i tassi.

Inoltre, gli indici che misurano le “sorprese” in termini di dati rispetto alle previsioni, ora segnalano punteggi inferiori per gli Usa rispetto all’Europa. Questo, per la prima volta dall’inizio dell’anno. E ciò implica quindi un peggiore outlook di consensus per l’economia statunitense rispetto a quello europeo. Altri indici di sorpresa non hanno ancora mostrato dati a favore dell’Eurozona. Tuttavia indicano che il divario si sta restringendo. Se questa tendenza continuerà, potrebbero esserci implicazioni importanti per il dollaro e per i rendimenti dei Bund.

Gli indici di “sorpresa” riflettono la perfomance economica rispetto alle aspettative. Ovvero, la differenza tra ciò che mostrano i dati economici e quello che si aspettavano gli economisti. La solida crescita dell’Eurozona lo scorso anno ha portato gli economisti ad alzare le loro aspettative. Quindi, quando la crescita ha iniziato a rallentare a partire da febbraio 2018, l’indice di sorpresa dell’Eurozona è crollato. Contemporaneamente, i tagli e gli stimoli fiscali hanno fatto sì che la crescita negli Stati Uniti superasse le aspettative. Portando così l’indice di sorpresa Usa a livelli superiori.

I movimenti in atto

Si è ora in presenza di una situazione di convergenza. L’Eurozona sta infatti evidenziando una crescita più stabile, mentre i numeri Usa stanno iniziando a rallentare. E lo scambio di posto tra le due aree potrebbe esserne una conseguenza.

Ci sono diversi motivi alla base del rallentamento della crescita in Europa (Eurozona) nei mesi scorsi. Compresi un euro più forte, il clima, e un rallentamento della spesa pubblica in Germania. Tutte situazioni che si sono poi capovolte. Anche la battaglia di Trump sui dazi ha influenzato la percezione degli esportatori europei, anche se forse è troppo presto per rilevare un impatto importante sul livello effettivo di produzione e investimenti. Le reali conseguenze delle politiche commerciali americane probabilmente verranno percepite tra un po’ di tempo. Ma se saranno i paesi europei o gli Usa ad esserne colpiti di più dipenderà più che altro dalla risposta degli altri stati.

Usa, perché rallentano?

I recenti dati non brillanti emersi dagli Stati Uniti sono difficili da spiegare. I limiti in termini di capacity sono probabilmente un fattore importante. L’ultimo indice Pmi ha mostrato che le aziende statunitensi hanno incontrato difficoltà nel sostenere il rapido ritmo della crescita di nuovi ordini nella prima metà dell’anno. Il che non sorprende visto che il ciclo sta avanzando e il tasso di disoccupazione è basso. Il mercato immobiliare è inoltre stato un po’ più debole del previsto. In parte a causa del deterioramento dell’accessibilità, in parte per il disallineamento tra offerta e domanda.

Il futuro comportamento delle banche centrali

Come noto, la Bce ha dichiarato che non alzerà i tassi fino a settembre o ottobre 2019. Sebbene la crescita dell’Eurozona si sia stabilizzata attorno all’1,6% annuo, questo dato non è ancora abbastanza forte per suggerire che la banca centrale modificherà i propri piani. La previsione di rallentamento per gli Usa pone inoltre alcuni dubbi sul proseguimento della politica monetaria restrittiva della Fed. Una visione condivisa anche dai mercati. I quali, dopo l’incontro di settembre stanno prezzando solo due ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed (uno a dicembre e uno a marzo).

Tassi e valute

C’è un’interessante discrepanza tra i tassi e i mercati valutari. Secondo il gestore, il dollaro deve ancora attraversare una fase negativa. Ciò implica che i mercati valutari stanno ancora sostenendo l’ipotesi di un’economia forte negli Stati, e debole nel resto del mondo. Dato che il dollaro generalmente reagisce ai tassi forward di breve termine sulle differenze tra i tassi di interesse, ciò alla fine dovrebbe portare il dollaro a indebolirsi rispetto all’euro.

Rendimenti obbligazionari

Anche i rendimenti dei Bund potrebbero aumentare se l’indice di sorpresa economica dell’Europa dovesse continuare a migliorare. L’analisi mostra che la probabilità di una crescita dei rendimenti dei Bund aumenterà in maniera consistente, via via che gli indici di sorpresa passeranno da essere negativi ad essere positivi.

Al momento, i tassi valutari impliciti stanno prezzando un rialzo dei tassi della Bce di soli 100 punti base in totale nel corso dei prossimi 5 anni. Il che sembra essere in contrasto con la stabilizzazione della crescita del Pil oltre il suo potenziale. Anche un leggero irripidimento della curva dell’aspettativa sui tassi potrebbe portare i rendimenti dei Bund ad aumentare di circa 25 punti base. Per questo motivo il gestore americano sta sottopesando i Bund. Senza considerare le preoccupazioni geopolitiche e le questioni riguardanti i mercati emergenti.

Ken Orchard, Co-Portfolio Manager, Diversified Income Bond Strategy, T. Rowe Price
Teresa Scarale
Teresa Scarale
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