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Esg, una etichetta destinata presto a sparire

16 novembre 2018 · Maddalena Liccione · 3 min

  • Nonostante il grande successo, in Italia non c’è tutta questa corsa a investire nei fondi Esg

  • Il prossimo trend sarà rappresentato dai fondi tematici

Prima erano investimenti etici, poi sono diventati socialmente responsabili. Adesso sono tutti Esg compliant. Per Davide Bulgarelli, asset manager di Bnl-Bnp Paribas e presidente Siat, è arrivato il momento di fare un passo indietro

Prima erano investimenti etici, poi sono diventati socialmente responsabili. Adesso sono tutti Esg compliant. Per Davide Bulgarelli, asset manager di Bnl-Bnp Paribas e presidente Siat, è arrivato il momento di fare un passo indietro. Per lui che si definisce un wine&food lover, il parallelismo tra la finanza e il mondo del vino e del cibo biologico sorge spontaneo. “Negli anni ’90 sono nati i primi fondi etici e nello stesso periodo si è cominciato a parlare di cibi biologici – ricorda l’esperto – All’inizio era difficile trovare il negozio che ti vendesse i prodotti bio, mentre adesso puoi tranquillamente acquistarli in tutti i supermercati”.

La stessa cosa è successa nel mondo della finanza. Da fondi di nicchia, i prodotti Sri sono diventati un tema completamente pervasivo. “Non posso che essere contento del successo che hanno avuto gli investimenti Esg, ma le cose sono decisamente cambiate rispetto a quando siamo partiti”, afferma Bulgarelli. È arrivato il momento di tornare a cercare cose più naturali. Continuando con il parallelismo, “negli ultimi anni c’è stato un boom dei vini naturali e fondi Sri, ma bisogna fare un passo indietro rispetto alla sofisticazione commerciale che si è prodotta. Vi è dunque spazio a mio avviso per boutique, che vogliano tornare allo spirito dei pionieri in modo intelligente ed evoluto un po’ come avviene nel settore del food & wine, dove un tempo il biologico era una nicchia, mentre ora è un mantra di massa e dove i produttori più illuminati tornano a fare prodotti di nicchia come i vini naturali e le farine macinate a pietra”.

 

È aumentato davvero l’interesse per i fondi Sri?

“Parlandone così tanto si diventa sensibili a questi temi, però non mi sembra dai dati (almeno per l’Italia) che ci sia tutta questa corsa a investire nei fondi Esg. Ci sono fondi che vanno molto bene che vengono quindi inseriti in portafoglio e altri che pur essendo Esg compliant non hanno un buon andamento e, quindi, non vengono presi in considerazione”. Secondo il punto di vista dell’esperto “è di sicuro un errore concettuale differenziare gli investimenti Esg dagli altri in virtù di una loro presunta maggior responsabilità sociale, che è innegabile ma annacquata comunque dai compromessi dettati dalle dimensioni dei capitali in gioco già ora, e a maggior ragione in futuro. Si è passati dai primi fondi etici a quelli socialmente responsabili e arrivati a quelli Esg, ma non sono equivalenti. A maggior ragione non lo credo nell’ambito obbligazionario”. Per Bulgarelli quello a cui stiamo assistendo è una trasformazione di vecchi prodotti in Esg compliant, c’è una maggiore consapevolezza e una diffusione sempre più ampia dell’inserimento di questi screening che trasversalmente si vanno ad applicare in ogni fondo. Ad esempio, a partire dal 2019 tutti i fondi di Bnl-Bnp Paribas saranno oggetto di screening Esg, quindi non ci sarà più la distinzione tra fondi Sri e non Sri.

 

L’etichetta Esg

Essere Esg compliant è diventata un’etichetta che tutti si appongono ma che presto sparirà. È questa la previsione di Bulgarelli. “Si darà per acquisito il fatto che tutti i fondi lo siano. L’analisi Esg ha e continuerà ad avere successo perché prima non la si utilizzava e si è scoperto che è potenzialmente utile nelle scelte di investimento, esattamente come con l’analisi tecnica e quantitativa: tutti sulle postazioni Bloomberg usano le medie mobili e l’analisi algoritmica mentre quando anche solo dieci anni fa era l’analisi fondamentale a farla da padrona. Nell’arco di qualche anno questa non sarà più una moda e sicuramente avrà meno prime pagine sui quotidiani e un minor utilizzo in termini di marketing”.

 

Quale sarà allora il prossimo trend?

“La mia sensazione è che per il cliente sarà più facile, e forse più logico, parlare di fondi tematici che sviluppino determinate iniziative (fondi dedicati alle energie rinnovabili, che si occupano dell’acqua, dell’impatto dell’inquinamento). In tutti questi casi c’è un legame molto più diretto tra l’investimento che l’investitore fa e il cambiamento che vuole apportare al mondo, per dirla in termini romantici”. E conclude: “Le persone chiedono sempre due cose: quanto costa e se fa bene alla salute. Lo stesso vale per gli investimenti”.

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione