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Esg, quando la sostenibilità è mainstream

19 novembre 2018 · Francesca Conti · 5 min

  • L’industria Sri vale oggi 8,72 miliardi negli Stati Uniti

  • L’evento è stato organizzato in occasione della settima edizione della Settimana Sri (13 al 22 novembre 2018)

  • Secondo lo studio del professor Del Giudice, tra i singoli criteri E-S-G, la sostenibilità è quella più performante rispetto al rischio totale

L’evento Rating di sostenibilità – Università e industria finanziaria a confronto, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha evidenziato l’affermarsi degli investimenti sostenibili nel mondo finanziario e della ricerca

“C’è molta strada da fare ancora, ma il comparto della finanza sostenibile è ormai diventato mainstream. E i dati sono entusiasmanti”. Con queste parole Francesco Bicciato, segretario generale del Forum per la finanza sostenibile ha dato il via ai lavori di Rating di sostenibilità – Università e industria finanziaria a confronto, uno degli eventi della settima edizione della Settimana Sri (13 al 22 novembre 2018) nella sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. A distanza di qualche anno dai primi eventi appuntamenti riguardanti gli investimenti sostenibili e le prime esperienze sui mercati di soluzioni Esg, Bicciato e gli altri relatori hanno potuto affrontare il tema senza partire dalle basi.

Del resto, la finanza responsabile si è davvero affermata anche in Italia, con circa 900 prodotti tra fondi di investimento ed Etf distribuiti a livello nazionale e un coinvolgimento ormai generale delle sgr e delle associazioni di categoria. E a livello globale? Rocco Ciciretti, dell’Università degli Studi di Roma ‘Tor Vergata’, ha provato a rispondere citando alcune ricerche.

In particolare, l’Us Social Investment Foundation (2016) documenta che:

  • L’industria Sri vale oggi 8,72 miliardi negli Stati Uniti, rispetto ai 6,57 miliardi del 2014;
  • Tale crescita deriva dall’accresciuto utilizzo dei criteri Esg da parte degli asset managers per la composizione del portafoglio titoli;
  • Secondo i managers fronteggiare il rischio di conflitto con i portatori d’interesse sarà la sfida del futuro, soprattutto rispetto ai propri investitori istituzionali.

L’Us Social Investment Foundation (2014) doumenta che:

  • L’asset under management soggetto a strategie Sri è aumentato da 3,74 miliardi (2011) a 6,57 miliardi (2014) con un incremento pari al 77%;
  • Attualmente degli Stati Uniti gli investimenti gestiti da investitori professionisti e soggetti a strategie Esg aumentano ad un dollaro su sei;

La Global Sustainable investment Alliance (2016) dimostra invece che:

  • A livello mondiale l’ammontare di investimenti soggetti a strategie Sri ha raggiunto quota 22.89 miliardi nel 2016;
  • In Europa gli investimenti socialmente responsabili ammontano a circa un dollaro su due;
  • Con un ammontare di masse gestite di 15,02 trilioni, la strategia di investimento più utilizzata risulta esserequella di negative exclusionary screening.

Insomma, gli investitori sono sempre più sensibili ai Social Responsibile Investments (Sri). Lo studio del professor Ciciretti dimostra però soprattutto che questi – in termini di rendimento corretto per il rischio – sono anche più performanti. Non è l’unica evidenza emersa nel confronto con gli studiosi che hanno presentato le loro ricerche in Cattolica.

Il professor Alfonso Del Giudice, in particolare, si è chiesto rispetto alle tre ‘lettere’ dei criteri di sostenibilità Esg (Environmental, social, governance) quale fosse quella meno soggetta al rischio. Il suo studio ha considerato società quotate di 18 Paesi, una serie storica che va dal 2002 al 2016 su imprese mediamente molto grandi appartenenti a diversi settori. Tenuto conto delle principali variabili economico-finanziarie e considerati i 3 fattori singoli in relazione a rischio totale, rischio specifico e rischio sistematico è emerso che “la vincitrice è la S“.

“E’ il criterio – ha spiegato Del Giudice – che tra i 3 fattori è meno considerato nella letteratura della finanza sostenibile. Gli stakeholder nella S trovano una maggiore coesione che aiuta in caso di shock e abbatte il Beta”. Secondo Del Giudice, i fondi che riescono a comporre portafogli di investimento con aziende che tengono conto dei criteri sociali riescono a proteggersi dal rischio sistematico. “Nessuno aveva ‘spacchettato’ prima i 3 indicatori e i tipi di rischio. Questa però è solo una prima ricerca, gli studi andrebbero approfonditi”, ha sottolineato il professore.

Il mondo della ricerca accademica, nel corso dell’evento, ha lasciato poi spazio a quello delle associazioni e delle società quotidianamente impegnate negli investimenti sostenibili. La discussione, moderata dal caporedattore di Economia e politica di Avvenire, Marco Girardo, ha quindi virato sulla ricerca della sostenibilità nel mondo dell’industria finanziaria.

Per Gabriella Berglund, responsabile per l’Italia di Comgest, la chiave per individuare una società che utilizza i criteri Esg in maniera performance è “guardare al futuro“. Secondo la manager, il lavoro quotidiano di analisi delle società “permette di avere un dialogo con il management che serve per capire le potenzialità di cambiamento dell’azienda stessa. Non possiamo escludere a priori quelle con uno scarso Esg, ma vedere cosa stanno facendo per migliorare”.

La manager ha sottolineato inoltre l’importanza di non focalizzarsi sui singoli criteri Esg, ma considerare le società nel loro complesso. “Rispetto ai singoli criteri, noi guardiamo ad ogni società avendo sotto gli occhi un unico giudizio, ma non conosciamo il peso di ogni singolo criterio E, oppure S, o G. Quindi possiamo anche investire in una società che ha bellissime caratteristiche a livello  ambientale, ma se poi è governata male potremmo assistere a performance negative”, ha commentato la manager. Berglund ha sottolineato come il lavoro di Comgest nel tempo abbia accolto in maniera naturale l’analisi dei criteri Esg, in quanto la strategia di investimento della società è improntata sulla ricerca di azionari di alta qualità che possano essere meno sensibili ai diversi cicli economici.

Francesca Conti
Francesca Conti