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Bazooka fiscale, l’unica arma per salvare l’economia

26 Ottobre 2020 · Gloria Grigolon

Misure di stimolo inefficaci, livelli di debito in crescita, necessità di un sostegno fiscale. Gli schemi economici del passato sono ormai superati e una sola verità domina tra gli investitori: l’incertezza è il fattore più odiato dai mercati finanziari

Crisi del debito sovrano (2011), Brexit (2016), coronavirus (2020). Mentre la Bce spingeva nella direzione di creare un’Europa più unita, nel corso di un decennio la politica monetaria è rimasta senza cartucce, pressata dal peso dell’incertezza.

La dipendenza dagli stimoli

I tassi hanno toccato lo zero e l’hanno oltrepassato; il bilancio di Francoforte è passato dai 2000 miliardi del 2008 agli attuali 8000; le prospettive di una normalizzazione delle politiche si sposta sempre più in là. “Con la politica monetaria non convenzionale che è ormai diventata convenzionale, il testimone degli stimoli è passato ai governi, che ora hanno bisogno di bazooka fiscali per tenere in piedi l’economia” ha spiegato Yoram Lustig, Head of Emea Multi Asset Solutions, T. Rowe Price.

In un contesto di tassi ultra-bassi, invecchiamento della popolazione, guerra alla deflazione, aumento del debito pubblico e politiche monetarie inefficaci, “il rischio per gli investitori è che, con i mercati che sono ormai dipendenti dagli stimoli, quando le politiche raggiungeranno il limite vi saranno effetti sui mercati finanziari globali” ha aggiunto l’esperto.

Usa: Stati “Uniti” solo in parte

Anche gli Stati Uniti non sono più stati gli stessi dopo la crisi finanziaria globale. Le elezioni del 3 novembre, definite tra le più importanti che gli Usa abbiano mai affrontato, fanno seguito ad anni di “polarizzazione nella società americana” che ha portato ad un divario sempre più marcato della ricchezza.

Il voto alle presidenziali, quindi, non riguarderà solo Trump e Biden o repubblicani e democratici, “ma la contrapposizione tra destra e sinistra, tra conservatorismo e liberalismo, tra una maggiore o una minore tassazione”. In tale senso, “il capitalismo americano potrebbe doversi adattare a nuove realtà geopolitiche e demografiche”.

Sull’esito del voto si fonderà quindi sia il diverso trattamento in termini di tasse, livelli di debito e stimoli fiscali all’economia, ha puntualizzato Lustig, sia “il modo in cui l’America gestirà le crisi globali e le sue relazioni con il resto del mondo”.
A ciò si aggiungerà il conflitto tra Cina e Stati Uniti per la supremazia a livello globale: esaurite le discussioni commerciali, la palla passerà ancora una volta alla lotta per la leadership. E l’incertezza, ha ricordato l’esperto, è il fattore più odiato dai mercati finanziari.

Come prepararsi ai mercati di domani

Davanti ad un futuro differente da quello vissuto in passato, gli investitori dovrebbero prepararsi al nuovo corso economico mondiale in tre modi: con un’efficiente diversificazione, guardando su scala globale, perseguendo una gestione attiva di qualità, ha proseguito Yoram Lustig.

L’efficiente diversificazione sta dividendo i portafogli in due campi: attacco e difesa. L’attacco comprende gli asset rischiosi, come azioni, bond high yield e strategie attive aggressive. La difesa include asset che potrebbero non generare ritorni stellari, ma che diversificano il rischio, come titoli di Stato di alta qualità e a lunga durata, valute rifugio come dollaro e yen e strategie attive difensive”.

Gli investimenti globali implicano di evitare bias domestici e di investire realmente a livello mondiale. Molti rischi geopolitici impattano solo alcune regioni. La disruption non crea soltanto rischi, ma anche opportunità. Attraverso un approccio globale gli investitori possono trovare opportunità in qualsiasi area”.

Infine, “una gestione attiva di qualità non solo genera alpha, ma può anche navigare con buonsenso nel mondo dei rischi geopolitici e nei territori inesplorati. Se gli investitori non possono affidarsi al passato, devono usare le loro competenze per immaginare il futuro”.

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