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Un Covid all’anno: ecco il mondo con il cambiamento climatico

29 Settembre 2020 · Gloria Grigolon

Francesco Zantoni, portfolio manager di Kairos

Il cambiamento climatico si accompagna spesso a una fallace convinzione, e cioè che per ridurre le emissioni di gas serra ed il consumo di materie prime sia necessario ridimensionare il nostro stile di vita e sacrificare la crescita economica. Come correggere l’errata percezione che la gente ha del problema?

Cambiamento climatico: non solo energia rinnovabile

“Contrariamente a quella che è la percezione comune del processo di transizione da brown a green” ha esordito Francesco Zantoni, portfolio manager di  KIS Climate Change ESG, di Kairos Partners Sgr, “tale processo non è confinato al solo passaggio da fonti di energia fossili a energie rinnovabili, ma riguarda piuttosto tutti i processi economici e tutte le catene del valore aggiunto nel loro complesso: dall’ingegnerizzazione dei prodotti ai sistemi produttivi, dalla distribuzione al loro eventuale recupero. Per Kairos la lotta al cambiamento climatico si sostanzia dunque in una grande sfida tecnologica a 360 gradi, con l’obiettivo finale di decarbonizzare e dematerializzare l’economia”.

Covid, acceleratore di transizione (e di crisi future)

La pandemia di Covid-19 potrebbe essere vista come una prova generale di quelli che saranno gli effetti del cambiamento climatico sull’economia secondo i più accreditati studi scientifici. Come argomentato già nel 2012 dall’economista Martin L. Weitzman (2012), i danni permanenti provocati al sistema economico dall’aumento della temperatura saranno più che proporzionali rispetto all’incremento della temperatura stessa.

“Esatto. Se oggi proseguissimo senza interventi sul sistema produttivo, entro fine secolo la temperatura vedrebbe un aumento dai 3,5 ai 4 gradi centigradi. Ciò comporterebbe un danno all’economia stimato pari al meno 9-10% annuo del PIL mondiale (Elaborazione da: Charles Komanoff, Showing the Cost Side of the Climate Equation in a New Light, Environmental and Resource Economics, 2017), cioè l’equivalente di avere un Covid all’anno” ha aggiunto Zantoni. “Un’economia che non affronta il cambiamento climatico è quindi una economia destinata a collassare”.

Bill Gates vs Elon Musk: l’elettrico non è abbastanza

Qualche spunto ulteriore arriva dai big della finanza mondiale. “L’elettrico è il futuro, ma da solo non può bastare” ha sottolineato Bill Gates nelle scorse settimane, in un botta e risposta con il visionario Elon Musk.

In effetti, nella lotta al cambiamento climatico “i veicoli elettrici rappresentano un’immagine iconica, immediata per far comprendere alla gente l’importanza e la pervasività del processo di trasformazione. La sostanza è però completamente diversa” ha proseguito Zantoni.

Se si vanno a guardare le fonti di CO2, “il 30% circa delle emissioni annue complessive arriva dalla produzione di energia; un altro 30% dai processi industriali, da palazzi e abitazioni; il 20%, dal sistema dei trasporti; infine, la parte restante, da attività di deforestazione, agricoltura e allevamento”. Per evitare il collasso, sarà quindi assolutamente imprescindibile re-ingegnerizzare, innovare e digitalizzare tutte le principali value chain.

Da dove partire nella lotta al climate change

Da dove cominciare, quindi? Anzitutto, “vincendo l’errata percezione che mediamente la gente ha del problema”, trasmettendo il concetto che dalla lotta al cambiamento climatico nascono opportunità, con benefici tecnologici e di produttività; in secondo luogo, “adeguando il frame politico, istituzionale e normativo”, affinché vengano sostenuti investimenti green anche da parte dei singoli cittadini; infine, “approfittando dell’appoggio delle Banche Centrali”, che a partire da Bce e BoE hanno già dichiarato la propria disponibilità a finanziare e sostenere quegli investimenti volti ad azzerare le emissioni.

Un megatrend da 54 gradi centrigradi

Il climate change è un megatrend inevitabile, che proseguirà nei prossimi decenni, intensificando la propria forza. Il riscaldamento della temperatura porterà, tra gli altri, maggiori rischi per la natura (ne è esempio la potenza distruttiva degli incendi), per la biodiversità (ad agosto, la Death Valley californiana ha raggiunto i 54 gradi centigradi) e per la salute delle persone (messa a repentaglio da nuove possibili epidemia date dalla tropicalizzazione del clima).

La strategia di Kairos sul cambiamento climatico

“La strategia di Kairos sul climate change punta ad avere un approccio globale: parte dalle aree più tradizionali della sostenibilità, quali le energie rinnovabili, per poi investire nelle nuove tecnologie a servizio della decarbonizzazione e della digitalizzazione, con gran beneficio della produttività sistemica, e in quelle aziende che, pur non fornendo direttamente soluzioni per il cambiamento climatico, offrono tuttavia soluzioni valide per la gestione attiva dei rischi e degli effetti fisici provocati dal cambiamento climatico stesso. A livello settoriale, ad esempio, le industrie attive nella gestione della sicurezza, nelle life sciences e nelle riassicurazioni”.

In attesa del lancio del nuovo prodotto (previsto per il mercato italiano nel mese di ottobre), “la principale differenza tra una strategia che investe in climate change e un fondo puramente ESG” ha concluso il gestore “è data dal fatto che la prima non si limita alla selezione della aziende che si comportano in maniera compliant coi parametri di sostenibilità, ma va a selezionare soprattutto le realtà più impattanti sul fronte della riduzione a monte del rischio climatico”.

 

Francesco Zantoni Kairos

KAIROS PARTNERS SGR
Kairos, oggi società del Gruppo Julius Baer e partecipata con una quota complessiva del 30% dal socio fondatore Guido Brera e da alcuni gestori storici, nasce nel 1999 come un’iniziativa imprenditoriale nel settore del risparmio gestito. Forte di una presenza strategica nei principali centri finanziari nazionali ed internazionali, Kairos rappresenta un punto di riferimento nel mondo dell’asset management e del private banking.
www.kairospartners.com
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