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Educazione finanziaria: 5 sfide per 5 insegnamenti

26 Ottobre 2020 · Giulia Bacelle

Quanto conta l’educazione finanziaria in momenti di alta incertezza? Molto, specie se aiuta l’investitore a non prendere decisioni affrettate e guidate dall’irrazionalità, che fanno commettere errori di valutazione (i cosiddetti bias cognitivi) di cui è facile pentirsi

Ottobre 2020, terza edizione del mese dell’educazione finanziaria. Una tematica all’apparenza difficile e distante dalla quotidianità, ma in realtà centrale in virtù di un periodo storico ad alta incertezza come quello attuale. Perché imparare a conoscere le dinamiche finanziarie aiuta a comprendere le proprie scelte d’investimento e a gestire al meglio i propri risparmi e le proprie emozioni. Spoiler: la mente umana è meno razionale di quanto si creda.

L’economia comportamentale e i bias cognitivi

A partire dagli anni Sessanta l’economia comportamentale cominciò a sfatare, uno dopo l’altro, i miti dell’economia classica riguardo al comportamento di un ipotetico “homo economicus”, capace di prendere decisioni perfettamente razionali che puntano a massimizzare l’utilità, minimizzando i costi. Così psicologi ed economisti come Daniel Kahneman, Amos Tversky e Richard Thaler contrapposero all’homo economicus un ‘semplice’ uomo dalle limitate capacità cognitive e con poco tempo da dedicare a decisioni complesse. Proprio per superare questi limiti, il semplice uomo prende istintivamente delle scorciatoie quando compie le sue scelte. Ma, così facendo, cade spesso in errore.

I cosiddetti cognitive bias sono degli ‘errori cognitivi’ che dipendono da innumerevoli fattori. Qualche esempio? Il contesto, la carica emotiva, la capacità di memorizzare informazioni, la velocità con cui si è soliti agire, e così via. Come proteggersi? L’unico antidoto è imparare a conoscere questi fattori e a riconoscere le situazioni in cui potrebbero verificarsi.

Educazione finanziaria, bias e investimenti

Anche nel mondo degli investimenti saper identificare i bias cognitivi è fondamentale. In quanto “essere semplice”, anche l’investitore – per quanto esperto – può compiere decisioni che violano i principi cardine dell’economia. Le cause? Le più disparate: paura, eccesso di ottimismo o sicurezza, pigrizia, attaccamento emotivo, e molto altro. Le conseguenze? Importanti, specialmente in contesti ad alta incertezza come quelli degli ultimi mesi.

Le 5 sfide di IWBank Private Investments

IWBank Private Investments ha deciso di sensibilizzare i propri clienti sui temi dell’educazione finanziaria, lanciando il progetto Financial Training: cinque sfide per cinque insegnamenti, ognuno spiegato grazie a un particolare bias cognitivo. La lezione principale, però, resta centrale: se ci si educa non esistono ostacoli alla pianificazione dei propri risparmi.

  1. Lo faccio dopo: status-quo bias. Ecco la prima sfida, ad esempio. “Tra una settimana c’è il matrimonio del tuo migliore amico e tu dovrai fare un discorso. Quando lo prepari? Subito, la notte prima, o improvvisi?”. La metà inizierebbe subito. E se invece l’obiettivo fosse la pianificazione delle proprie finanze, i numeri sarebbero gli stessi? Non proprio. Secondo la Banca d’Italia infatti, nel 2019 circa 2 italiani su 3 hanno pianificato le proprie finanze, e il 38% di coloro che non l’hanno fatto non sa spiegarsi il perché. La spiegazione, però, è semplice e arriva dallo status-quo bias: l’inerzia e la pigrizia spesso portano all’inattività, ma l’indecisione è spesso più rischiosa di una scelta sbagliata.
  2. I casi della vita: la rappresentatività. “Hai più possibilità di essere attaccato da uno squalo quando sei in vacanza o che il tuo braccio si incespichi in un distributore automatico quando sei a lavoro?”. Difficile da credere, ma essere attaccati da uno squalo è molto meno frequente, per quanto molto più sensazionale. Lo spiega l’euristica della rappresentatività: gli esempi che sembrano essere più probabili sono in realtà solo quelli che tornano alla mente più facilmente proprio in virtù della loro sensazionalità.
  3. Tutto e subito: il bias del presente. “Preferiresti avere 100 euro oggi o 110 euro tra due giorni? L’85% delle persone ha risposto che avrebbe aspettato. È comunque incredibile pensare che il 15% non avrebbe fatto lo stesso. Rimandare una piccola gratificazione oggi può aiutarci a pianificare il nostro domani”. Ma le percentuali sarebbero le stesse se invece di due giorni si considerasse un lasso di tempo più ampio? Il bias del presente dice di no: l’essere umano tende infatti a preferire un piacere fugace e immediato nel presente piuttosto che un beneficio più consistente nel futuro. Tra le conseguenze, procrastinazione e mancanza di forza di volontà e motivazione.
  4. Anch’io, anch’io! L’effetto gregge. “Da domani un famosissimo social network viene quotato in borsa. Cosa fai? Il 13% delle persone comprerebbe subito delle azioni. Essere dei precursori in situazioni del genere può avere i suoi vantaggi, ma a volte prendersi un momento per pensare è saggio”. Soprattutto se condizionati dal comportamento degli altri, si potrebbe incorrere nel cosiddetto ‘effetto gregge’: le decisioni individuali sono influenzate dal comportamento del gruppo in cui ci si identifica.
  5. Una vita più lunga? Il bias dell’ottimismo. “Fino a che età gli esperti ci consigliano di pianificare? La maggior parte delle persone ha risposto 95 anni, ma la risposta corretta è in realtà 105. A fronte dell’aumento dell’aspettativa di vita, infatti, gli esperti ci invitano a ragionare su questo orizzonte temporale per fare scelte consapevoli e guardare con serenità e fiducia al futuro”. L’ottimismo, tuttavia, deve a volte lasciare spazio al realismo, o si rischia di incorrere in errore e sottostimare le probabilità di vivere un evento negativo.
IW Bank S.p.A.
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