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Novità giurisprudenziali sulla tassazione della cessione di opere d’arte

20 Dicembre 2019 · Dott. Francesco Avella

Torniamo a parlare di opere d’arte e imposte dirette a valle del podcast pubblicato nella scorsa newsletter

Si segnala l’intervento della Commissione Tributaria di II grado del Trentino-Alto Adige con sentenza n. 59 del 11 giugno 2019, nella quale i giudici trentini affrontano la questione della tassazione delle cessioni di opere d’arte. Il caso riguardava una importante cessione effettuata ed emersa in un’annualità oggetto di voluntary disclosure, in relazione alla quale l’Agenzia delle entrate non aveva inteso riconoscere la non imponibilità.

La decisione della Commissione Tributaria si inserisce nel solco delineato dalla Corte di Cassazione in precedenti sentenze, tra cui si segnalano la n. 8196 del 31 marzo 2008 e la n. 21776 del 20 ottobre 2011. Da quest’ultima, in particolare, traggono spunto i giudici trentini per giungere a sentenza. In sintesi, la ricostruzione interpretativa della Corte di Cassazione presuppone una distinzione tra (i) “mercante d’arte”, (ii) “venditore occasionale” che compra e rivende occasionalmente opere d’arte con finalità di porre in essere atti intermedi volti ad incrementare il valore e (iii) “mero collezionista”; distinzione che vale ad affermare che le cessioni di opere d’arte: (i) per il primo, darebbero luogo a plusvalenze imponibili, in quanto derivanti da una attività commerciale esercitata abitualmente (redditi d’impresa ex art. 55 TUIR), (ii) per il secondo, darebbero luogo a plusvalenze imponibili in quanto derivanti da una attività commerciale non esercitata abitualmente (redditi diversi ex art. 67, comma 1, lett. i, TUIR) e (iii) per il terzo, non darebbero luogo ad alcun reddito imponibile, in quanto non rientranti in alcuna categoria reddituale.

I giudici trentini accolgono la ricostruzione ermeneutica della Corte di Cassazione, precisando che tale Corte con la sentenza n. 21776 del 2011 “ha specificato, con argomentazione condivisibile, che ciò che caratterizza in definitiva l’attività commerciale non occasionale sono: la ‘pluralità di atti coordinati e diretti alla realizzazione del medesimo scopo’ oppure una ‘serie di atti intermedi volti ad incrementare il valore del bene in funzione della successiva vendita’. Tale caratterizzazione dell’attività commerciale è conseguentemente tale da escludere ‘quelle condotte che si esauriscono nel semplice atto traslativo del diritto a titolo oneroso’”. Nel caso di specie – continuano i giudici trentini – “si è alla presenza dell’acquisto del dipinto di D.C. vent’anni prima della sua alienazione, quest’ultima peraltro effettuata allorquando il V. era novantenne e, dunque, come si ricava anche della quasi totale ripartizione della somma ricavata ai figli, per risolvere una questione ereditaria. Tra l’acquisto dell’opera e la sua vendita non si sono frapposti atti volti alla commercializzazione o valorizzazione dell’opera, non potendo all’evidenza ritenersi tali l’esposizione del dipinto in varie mostre. (…) Il dipinto di D.C. per cui è causa, insomma, si è apprezzato negli anni non in ragione della sua partecipazione a mostre, ma solamente per l’intrinseco contenuto artistico riconosciuto dalla critica”.

E dunque – concludono i giudici – “si può pacificamente ritenere che l’oggetto dell’accertamento tributario (la vendita del dipinto) si sia risolto in un unico atto traslativo del diritto a titolo oneroso, che non può per questo farsi rientrare nella nozione di ‘attività qualificata dal carattere commerciale’ tassabile ai sensi dell’art. 67 comma 1 lett i) TUIR”.

Come detto, la sentenza della Commissione Tributaria di II grado del Trentino-Alto Adige si pone nel solco della precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione, ma introduce due interessanti elementi:

  • anzitutto sgombera il campo dall’equivoco, propugnato da alcuni, secondo cui il “mero collezionista” sarebbe tale soltanto in caso di vendita di opere ricevute a seguito di donazione o eredità; nel caso di specie, l’opera era stata acquistata e venduta dal medesimo soggetto e, comunque, i giudici trentini hanno ritenuto non sussistente alcuna attività di carattere commerciale fiscalmente rilevante;
  • in secondo luogo, precisa che “all’evidenza” non possono ritenersi atti volti alla commercializzazione o valorizzazione dell’opera, l’esposizione del dipinto in mostre; chiarimento, questo, particolarmente significativo per distinguere il “mero collezionista” dal “venditore occasionale”.

 

Dott. Francesco Avella

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