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DAC6: nuovi adempimenti e responsabilità per intermediari e professionisti

07 Gennaio 2020 · Avv. Patrizio Braccioni

In arrivo nuovi adempimenti e nuove responsabilità per intermediari e professionisti che intercettano operazioni di pianificazione fiscale internazionale aggressiva

Premessa

La direttiva comunitaria n. 822 del 25 maggio 2018, meglio nota come DAC6, come si vedrà in seguito, sta attirando da tempo l’attenzione di intermediari finanziari, imprese e professionisti di tutta Europa, e in effetti il motivo di tanto interesse ha un fondamento assai solido.
Sotto la spinta di numerosi organismi internazionali, in primo luogo l’OCSE, negli ultimi anni gli scenari della fiscalità si sono decisamente orientati verso una maggiore reciproca trasparenza e collaborazione tra Stati.

Il venir meno del segreto bancario, per i soggetti non residenti, nei Paesi a noi vicini, come Svizzera, Austria, Lussemburgo, Liechtenstein, lo scambio automatico delle informazioni tra Amministrazioni Finanziarie di oltre 80 Paesi relativo alla corresponsione di dividendi, interessi e royalties, e molto altro, sono sintomatici di una realtà in profonda evoluzione.

Va ricordato che sul piano storico il primo e deciso passo in questa direzione, ancorché circoscritto ad una iniziativa unilaterale, veniva preso all’inizio degli anni 2000 dagli Stati Uniti che, con la disciplina (peraltro ancora vigente), dei “Qualified Intermediaries” o “QI”, imponevano a banche e intermediari finanziari di tutto il mondo di fornire all’Internal Revenue Service, il Fisco USA, dati e informazioni sui proventi da esse corrisposti a cittadini americani, in particolare interessi e altre tipologie di rendite finanziarie.

Superato il primo decennio del nuovo millennio, con la consapevolezza che dopo lo scoppio nel 2008 della grande crisi finanziaria mondiale i cambiamenti sarebbero stati molto profondi, arriviamo alla prima “Directive on Administrative Cooperation” (DAC1), la direttiva comunitaria 116/2011 sulla cooperazione amministrativa tra le autorità fiscali dei Paesi UE, che sostituiva una direttiva del 1977 su analoga tematica.

Le DACs

Dopo la DAC1, il Consiglio dell’Unione Europea nel 2014 emanava la DAC2 e istituiva il “Common Reporting Standard” (CRS), lo standard comune di comunicazione di informazioni sui conti finanziari intestati a soggetti non residenti nel Paese. Negli anni successivi seguono la DAC3, la DAC4 e la DAC5 , rispettivamente sullo scambio automatico di ruling e accordi con autorità fiscali estere (DAC3), sul “country-by-country reporting” da parte delle imprese multinazionali, cioè sull’obbligo di fornire alle autorità del proprio Paese numerose informazioni sulla posizione economica, finanziaria e fiscale delle società controllate estere (DAC4), sulle informazioni dettagliate in materia di effettivo beneficiario (DAC5), cui segue, nel 2018, la DAC6.

Che i tempi stessero rapidamente cambiando e che l’evoluzione in materia di cooperazione amministrativa tra Stati in materia fiscale fosse estremamente rapida lo si rileva da un dato evidente: dopo la citata direttiva del 1977 non succede nulla per oltre trenta anni, poi dal 2011 al 2018 vengono emanate in questo ambito ben cinque diverse direttive.

Cosa prevede la DAC6

La DAC6 prevede lo scambio automatico di informazioni relative ad operazioni di pianificazione fiscale internazionale aggressiva, ovvero con impatto fiscale rilevante, che abbiano determinati elementi distintivi (“hallmarks”) così come specificati ed elencati nella direttiva stessa.
L’obbligo di segnalare al Fisco le operazioni di cui sopra spetta segnatamente agli intermediari finanziari, presso cui hanno luogo i trasferimenti di danaro, i professionisti in ambito legale, fiscale e di consulenza in genere, quindi comprendendo sia esperti contabili sia avvocati, e manager interni alle imprese laddove l’operazione internazionale coinvolga Paesi extra-UE.
La direttiva non è stata ancora attuata in Italia.

Purtuttavia, essa è contenuta nell’All. A della legge di delegazione comunitaria per il 2018, L. 4 ottobre 2019 n.117, che enumera tutte le direttive da attuare. Nel momento in cui scriviamo il decreto legislativo di recepimento non è stato ancora approvato dal Governo, ma dovrebbe esserlo comunque entro fine 2019.

È altresì prevedibile che al decreto legislativo faccia seguito un decreto di attuazione da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze per gli aspetti di dettaglio.
L’efficacia temporale della normativa sarà a partire dal 1 luglio 2020, quindi imminente, ma con effetto sulle operazioni effettuate dal giugno 2018 (effetto retroattivo). Questa peculiare caratteristica ha indotto ad esempio il legislatore tedesco a prevedere che omissioni e irregolarità sul passato non potranno essere sanzionate.

L’ambito di applicazione, ovvero la portata degli elementi distintivi è particolarmente ampia ed è classificata secondo cinque diverse categorie, la A, la B, la C, la D e la E.
Senza entrare nei dettagli, a titolo di esempio citiamo alcuni elementi distintivi contenuti nelle categorie B e C.

Per la categoria B andranno segnalate le operazioni che abbiano come effetto la conversione di reddito (materia solitamente tassabile) in capitale (non tassabile) e operazioni di carattere circolare, nelle quali il danaro sia ripetutamente trasferito senza una vera motivazione di carattere “genuinamente” commerciale. Si tratta in sostanza di operazioni finanziarie strutturate il cui scopo principale è l’elusione fiscale.
Nella categoria C, invece, rientrano pagamenti verso l’estero indirizzati a soggetti non residenti in alcun Paese, ovvero pagamenti verso Paesi considerati a fiscalità privilegiata (“blacklisted countries”) o nei quali comunque le aliquote fiscali siano vicine allo zero.

La considerazione generale che emerge dalla lettura di tali aspetti è che se non vi è dubbio che le descritte operazioni possano celare attività finalizzate all’elusione fiscale, può essere vero anche il contrario, cioè che le stesse operazioni possano essere pienamente ed incondizionatamente corrette sul piano fiscale e non essere in alcuna misura connesse ad operazioni fiscalmente non legittime.

L’assenza di provvedimenti attuativi in Italia non rende possibile al momento commenti e analisi ulteriori, ma ci aspettiamo che, dopo la sua attuazione, la DAC6 sarà argomento di costante dibattito.

 

Avv. Patrizio Braccioni

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