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Trump, Xi e il gioco delle parti: la vittoria è un’arma elettorale

30 Ottobre 2019 · Gloria Grigolon

Trump, in piena preparazione elettorale in vista delle Presidenziali 2020, sferra gli ultimi colpi sul fronte della politica internazionale. Xi fa i conti coi dissapori interni, tra rallentamento della crescita economica, rincaro dei generi alimentari e proteste pro-democrazia ad Hong Kong. Ecco gli aspetti di un mini-accordo che regge il gioco alle parti

Donald Trump sospende l’ultima tranche di dazi su 250 miliardi di dollari di merci cinesi previsti in vigore per la fine di ottobre. Xi Jinping vara una serie di concessioni, impegnandosi ad acquistare fino a 50 miliardi di dollari di merci agricole dagli Stati Uniti. Investitori cauti e mercati in parziale rialzo, in attesa di sapere se questa pace apparente sia da leggersi come un anticipo di accordo o come un intervallo di rigore.

Usa-Cina: l’arte della politica (ognuno, la sua)

“Si tratta di una distensione, quindi è sicuramente un passo nella giusta direzione”, ha commento Matt Miller, economista politico di Capital Group. “Siamo però ben lungi dalla risoluzione del conflitto. A mio avviso, Stati Uniti e Cina si daranno battaglia su questo fronte per diversi decenni, e l’annuncio di venerdì rispecchia semplicemente il desiderio di ambo le parti di alleviare qualche tensione di breve termine”.

Nel caso di specie, l’amministrazione del Tycoon inizia a sentire la pressione in vista delle Presidenziali 2020, sferrando qualche ultimo colpo sul fronte della politica internazionale (tra questi, le indiscrezioni sulla morte del capo dell’Isis, Abu Bakr al Baghdadi e il controllo dei pozzi di petrolio siriani come oggetto di negoziati). Dal canto opposto, la leadership cinese si trova a fare i conti con correnti interne trasversali, tra cui il rallentamento della crescita economica, i rincari dei generi alimentari e le proteste pro-democrazia a Hong Kong.

“In questo momento, entrambe le parti hanno bisogno di qualcosa da poter chiamare vittoria”, ha proseguito Miller, che ha aperto la possibilità di un nuovo periodo di equilibrio tra Paesi, costruito però su questioni irrisolte. “Se questo accordo terrà – e non è detto che ciò accada – entrambe le parti potranno dichiarare vittoria dinanzi ai rispettivi elettorati e, probabilmente, togliere un po’ di tensione dai futuri negoziati di lungo corso”.

Guerra commerciale Usa-Cina: possibili scenari

Qualora Washington dovesse decidere di applicare dazi più elevati e la Cina rispondesse a tono, il rischio di una recessione salirebbe in maniera significativa. In tal caso, ha commentato l’economista di Capital Group, Darrell Spence “sarà difficile capire quale goccia farà traboccare il vaso”. Ambedue le potenze sono infatti in grado di gestire una guerra commerciale di portata limitata (come finora è stato), ma potrebbero subire pesantemente gli effetti di un’ulteriore escalation.

Sul fronte cinese, nonostante il rallentamento dell’economia domestica, la crescita del ceto medio continua ad alimentare la transizione da un’economia guidata dalle esportazioni e dal settore manifatturiero, ad una più bilanciata, trainata dalla spesa e dai consumi interni.
“Osservando la Cina da Los Angeles o New York, viene quasi istintivo immaginarsi un paese piegato da una lunga guerra commerciale” ha commentato l’esperto di Capital Group, Jared Franz. “Vi assicuro però che viste da qui le cose sono molto diverse. La vita va avanti e gli affari proseguono”.

Con uno sguardo ai mercati e ai player di settore, le multinazionali si trovano oggi nell’epicentro della guerra commerciale. Tuttavia, le realtà ben gestite sono perfettamente in grado di attraversare un contesto difficile, uscendone anzi rafforzate. Secondo Jody Jonsson, portfolio manager di Capital Group, i team dirigenti delle grandi realtà internazionali hanno le competenze, l’esperienza e le risorse sufficienti per sopravvivere in fasi di difficoltà e transizione.
Sul versante opposto, gli investitori dovrebbero invece “evitare di prestare troppa attenzione ai rumori di sottofondo. Se questi conflitti commerciali dovessero allontanare gli investitori dai grandi nomi del mercato, vorrebbe dire che un’eccessiva preoccupazione sta frenando gli investitori dall’impegnarsi sul lungo termine”.

 

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