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C’è speranza per il 2021: la ripresa ci sarà

31 Dicembre 2020 · Giulia Bacelle

Ripresa, ripresa, ripresa. Ma anche innovazione, digitale e debito. Sono queste le parole chiave del futuro post pandemia secondo Capital Group

“All’inizio della pandemia, chi avrebbe pensato che ci saremmo trovati in una tale posizione di forza dopo solo 10 mesi? Abbiamo ancora molta strada da fare e c’è ancora tanto dolore in tutto il mondo, ma siamo a un punto in cui si possono chiaramente intravedere la fine di questa crisi e le basi di una ripresa sostenibile”. È un messaggio di speranza per il 2021 quello che arriva da Jody Jonsson, gestore di portafoglio di Capital Group. Tra ripresa, digitale, innovazione e debito, ecco alcune previsioni della società americana per l’anno che ci attende.

First-in, first-out: la forza della ripresa nel 2021

La ripresa nel 2021 ci sarà (ed è già in corso), spiegano da Capital Group. Un indizio lo fornisce l’indice MSCI World, che “da inizio anno a metà dicembre 2020 ha guadagnato oltre l’11%, trainato da un’impennata dei titoli tecnologici e dall’e-commerce”. Saranno i mercati emergenti quelli capaci di mettere a segno un risultato ancor più brillante, “sostenuti dalla ripresa della Cina dalla crisi Covid che ha seguito il principio del first-in first-out”.

L’indice della ripresa

Così come per la salute del singolo, saranno le condizioni preesistenti a discriminare la ripresa economica futura dei diversi stati. Lo spiega il Covid Economic Recovery Index (CERI), un indice in grado di stimare gli effetti della pandemia sul sistema sanitario, così come la capacità di ritornare ai livelli economici pre Covid di uno stato. Ma anche in che modo e fino a che punto i diversi paesi possiedono le corrette policy, istituzioni e fattori in gioco per una rapida ripresa della performance socioeconomica. Al di là delle differenze, la ricetta per il futuro sembra una sola: i governi dovranno ripristinare i flussi commerciali, gestire i rischi causati dal rallentamento della convergenza economica globale e prepararsi attivamente per accelerare la trasformazione economica (verso l’innovazione e il digitale).

Una nuova economia

Negli anni a venire si delineerà una nuova economia, “che sarà molto diversa da quella conosciuta fino a febbraio 2020”, afferma l’economista di Capital Group Jared Franz. “Sarà più efficiente e dinamica di prima, ma ci saranno dei vincitori e dei perdenti. Il nostro compito di investitori attivi consiste nell’identificarli, individuando le aziende in crescita che non solo hanno beneficiato della pandemia, ma che hanno anche il potenziale per continuare a generare una crescita solida in un mondo post-pandemico”.

Innovazione, digitale e debito

Così i governi e le società del futuro saranno quelle che riterranno l’innovazione il fattore chiave per la loro crescita. Non solo gli Stati Uniti: anche i mercati emergenti “non dovrebbero essere ignorati dagli investitori”. Anche il Giappone potrebbe unirsi ai vincitori attraverso il potenziamento del digitale in tutto il paese, spiega Capital Group. Una scelta che “apre le porte a un’ampia gamma di opportunità nel campo dei processi aziendali, delle abitudini di consumo e dell’intrattenimento”.

Tra le diverse asset class in portafoglio, invece, a gestire al meglio il contraccolpo della crisi nel 2020 (e a mostrare la loro resilienza per il futuro) si trovano l’obbligazionario di alta qualità e il debito dei mercati emergenti. Il primo si è dimostrato in questi mesi “una fonte di reddito stabile e affidabile, ma anche capace di svolgere un ruolo cruciale nei momenti di crisi estrema”. Il secondo, invece, “si è in larga misura ripreso dallo shock del Covid-19.

I mercati finanziari internazionali in generale si sono mostrati disponibili nei confronti degli Emerging markets (Em), favoriti da tassi di interesse globali significativamente più bassi, nonché dal sostegno ai finanziamenti e alla liquidità da parte delle istituzioni finanziarie internazionali e degli stati nazionali”. In questo contesto, però, attenzione al rischio reale di indebitamento (in aumento e insostenibile), che lascia a molti Em un margine piuttosto ridotto per resistere a nuovi shock.

Capital Group
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