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Emergenti, la crescita è costante ma il momentum è in calo

11 ottobre 2018 · Teresa Scarale · 3 min

  • La “terra ballerina” sotto ai titoli emerging non è certo una novità di questi ultimi mesi. Anzi, proprio il guardare agli ultimi anni può essere d’aiuto: chi ha saputo selezionare i titoli giusti anche in mezzo alle tempeste, è stato premiato

  • Non tutti gli emergenti sono uguali

Enzo Puntillo di Gam Investments chiarisce alcuni dei dubbi che attanagliano gli investitori obbligazionari attuali. Davvero ci si può fidare ancora delle emerging economies, per costruire un portafoglio bilanciato?

Emergenti croce e delizia dei gestori. Il fatto è che in termini di panoramica, la crescita globale continua il suo corso, ma quest’anno il momentum è calato. E’ quanto sottolinea Enzo Puntillo, responsabile obbligazionario per i mercati emergenti di Gam Investments.

Gli anni passati e la situazione attuale

Negli anni precedenti si sono riscontrate eccezioni a livello di singoli Paesi. Oggi, il principale fattore della performance relativa è stata la posizione corta importante sulla Turchia. O addirittura la sua completa assenza di esposizione.  Ad un trend simile si era assistito negli anni precedenti. In quel caso, dice l’analista, “il nostro posizionamento rispetto ad esempio al Brasile o alla Russia era stato particolarmente positivo. Speriamo che questo varrà anche per l’Argentina, il cui potenziale di recupero ci porta a rimanere ottimisti”.

Ad oggi, l’osservazione più significativa è la separazione avvenuta tra Usa e il resto del mondo. La quale appare evidente in una serie di indicatori quali l’indice Pmi e le sorprese di crescita economica. Confrontando le due linee è evidente la direzione diversa dell’economia Usa, che sta continuando a rafforzarsi in prossimità delle elezioni di mid term.

I progressi degli emergenti

Come detto altre volte, l’universo emergente ha fatto grandi progressi negli sforzi per ribilanciare la bilancia estera. Questo significa che l’asset class dovrebbe essere molto meno vulnerabile ai cambiamenti nei flussi di capitale rispetto al passato. Il contesto fondamentale del debito emergente rimane quindi pressoché invariato, ma l’high yield sovrano è stato interessato da un sell-off, raggiungendo un differenziale tra l’high yield e l’investment grade emergente che non si registrava da anni. Ciò, in linea con il crollo dei prezzi degli equivalenti turchi e argentini, nonostante questi due Paesi stiano attraversando delle difficoltà di natura specifica più che sistemica.

I rendimenti alla scadenza

Da un punto di vista simile, i rendimenti alla scadenza dei titoli in valuta forte hanno raggiunto il 7%, tra i valori più alti della media storica. In termini relativi, il tutto è ancora più interessante dato che i rendimenti Usa rimangono minimi (per quanto in lenta crescita rispetto alla base) e il sell-off che ha interessato gli emergenti ha portato lo spread dei rendimenti reali tra le due regioni ai massimi degli ultimi decenni.

Nell’ambito del debito in valuta locale anche i rendimenti reali sono cresciuti e i differenziali hanno ora superato il 3%. Fatta esclusione per il taper tantrum del 2013 questi sono valori che non si vedevano dal 2007.

In conclusione

E’ indubbio che si stia assistendo a una desincronizzazione della crescita. In più, permane una consistente incertezza legata ai dazi. Ma i fondamentali degli emergenti (con alcune isolate eccezioni) rimangono solidi, e allo stesso momento le valutazioni sono interessanti. È in un contesto di questo tipo che bisogna cercare di “sfruttare al meglio una possibile inversione e quindi una risalita dei prezzi dei titoli”, conclude l’esperto di Gam.

Enzo Puntillo
Teresa Scarale
Teresa Scarale