La rivoluzione bancaria parte dal cash: l'epoca delle valute digitali

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
7.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Banche centrali allo studio di valute digitali, un’innovazione che potrebbe cambiare il modo di fare politica monetaria, che ancora però nasconde zone d’ombra. Approfondiamo il tema con T. Rowe Price
Govcoins: The digital currencies that will transform finance” così apriva lo scorso 8 maggio The Economist. In altre parole: valute digitali pronte a trasformare il mondo della finanza tradizionale e banche centrali intenzionate a farlo. Ma con giusti tempi e modi.

Cosa sono le monete digitali CBDC


Il tema delle valute digitali nazionali (altrimenti note come Cbdc, Central bank digital currency) è tornato a farsi largo con la crescente popolarità delle criptovalute tra gli investitori retail.
Una Cbdc è una forma di moneta digitale emessa dalla banca centrale del paese e denominata nell'unità di conto nazionale. La Cbdc ha lo stesso valore della moneta legale, rappresenta una passività nel bilancio della banca centrale e può essere utilizzata come mezzo di scambio e riserva di valore. Tuttavia, a differenza del denaro fiat, per l'intermediazione una moneta digitale può sfruttare la tecnologia di contabilità distribuita (Dlt, Distributed ledger technology, della quale fa parte la tecnologia per blocchi, blockchain, alla base del funzionamento della principale delle criptovalute, il bitcoin), piuttosto che fare affidamento sul sistema bancario tradizionale. La Dlt consente di regolare le transazioni in tempo reale attraverso l'accesso diretto al bilancio della banca centrale anziché al denaro della banca commerciale.

(Quasi) tutto ok, fino al XX secolo


Come sottolineato da Tomasz Wieladek, International economist di T. Rowe Price, le monete fiat hanno tre principali scopi economici: primo, facilitare le transazioni fornendo un mezzo di scambio universale; secondo, quantificare il valore dei risparmi; terzo, fornire un'unità di conto per tutti i beni e i servizi di una economia.
“Il denaro fornito dalle banche centrali e introdotto nell'economia reale dalle banche commerciali ha soddisfatto bene questi scopi per la maggior parte del XX secolo” aggiunge Wieladek. Qualcosa però è cambiato. Un mondo 'nuovo' ha infatti richiesto nuovi strumenti di cambio, aventi caratteristiche quali trasparenza nelle transazioni, resistenza alle crisi economiche, inclusione finanziaria di cittadini e imprenditori.

I tre difetti chiave delle monete fiat


L'attuale sistema, prosegue l'esperto, si è portato dietro negli anni diversi difetti. Anzitutto, un costante rischio di controparte. Le transazioni verrebbero infatti regolate in tempo reale, utilizzando denaro della banca centrale anziché denaro della banca commerciale, riducendo al contempo il rischio di credito.
In secondo luogo, il rischio di commissioni elevate da parte degli istituti di credito per la compensazione dei pagamenti; problema che grava sia sui singoli individui che sulle aziende, specie se medio-piccole.
Un terzo difetto è l'esclusione di una fetta di cittadini che, in assenza di un conto bancario, possono essere esclusi finanziariamente dal sistema. “Adottando una Cbdc, le banche centrali sperano che questi problemi di vecchia data possano essere finalmente affrontati”.

Una maggiore inclusione finanziaria


Secondo l'esperto di T. Rowe Price, le valute digitali avranno probabilmente un impatto rivoluzionario sul sistema dei pagamenti, “promuovendo una maggiore resilienza finanziaria, una migliore efficienza nelle transazioni ed una riduzione dei costi complessivi”.
Una maggiore inclusione finanziaria dovrebbe consentire alle imprese e alle famiglie di “creare riserve sotto forma di risparmio e indebitamento in risposta agli shock, che a loro volta ridurranno probabilmente la volatilità del ciclo economico. Una minore volatilità della crescita comporterebbe una minore volatilità dei tassi di interesse, riducendo potenzialmente il premio per il rischio incorporato nei rendimenti sovrani dei Paesi emergenti”.
Questi cambiamenti “avranno implicazioni sugli investimenti, in particolare nei mercati emergenti in cui le Cbdc apporteranno i maggiori benefici”.

Criptovalute, volatilità e ancoraggi


C'è un ulteriore aspetto. Se una criptovaluta come il bitcoin o un altcoin come ethereum (accettato solo per le transazioni di applicazioni digitali, Dapps) non sono adatte ad esser utilizzate come comune mezzo di pagamento a causa dell'eccessiva volatilità, valute digitali direttamente ancorate a valute legali sono destinate ad avere maggior successo. Un esempio? Le stablecoin (“stable”, stabile, perché legata al dollaro).
Un sondaggio su 65 banche centrali condotto dalla Banca dei regolamenti internazionali nel dicembre 2020 mostra che l'86% degli istituti centrali è impegnato in una qualche forma di ricerca di una Cbdc; il 60% afferma di condurre esperimenti o prove, mentre il 14% è in una fase di sviluppo o di accordo pilota.

I rischi legati alle valute digitali


Esistono tuttavia anche alcuni rischi, aggiunge in chiusura l'esperto: “L'accesso diretto illimitato da parte dei clienti al dettaglio potrebbe portare a ingenti deflussi di depositi dalle banche commerciali, innescando una crisi nel processo. In un modello Cbdc indiretto, solo gli intermediari hanno accesso al bilancio di una banca centrale, anche se questo potrebbe non essere finanziariamente inclusivo come l'opzione diretta. In realtà” prosegue l'esperto, “le banche centrali hanno scelto un approccio ibrido che consente l'accesso diretto solo al di sotto di una certa soglia e/o consente alle banche commerciali di fungere da interfaccia delle banche centrali con i clienti al dettaglio”.
Infine, l'incertezza: come già sottolineato dai governatori di Federal Reserve americana e Banca centrale europea, Jerome Powell e Christine Lagarde, è ancora incerto il modo in cui una valuta digitale possa assolvere il compito di trasmettere la politica monetaria all'interno dell'economia reale.

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