Mercato del lavoro e disuguaglianze: cosa non dicono i numeri

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
3.7.2020
Tempo di lettura: 3'
Tasso di disoccupazione Usa in calo all'11,1% e 4,8 milioni di nuovi occupati nel mese di giugno. Dati, questi, che fanno esultare il presidente americano Donald Trump, ma che nascondono qualche ombra. In primo luogo, quella delle disuguaglianze
"Historic jobs number!" ha esordito il Presidente americano, Donald Trump, all'alba della pubblicazione dei dati del mercato del lavoro a stelle e strisce, prima di aggiungere il classico "Make America great again". A giugno il mercato del lavoro americano ha recuperato quasi 5 milioni di nuovi occupati, numero positivo ma ancora molto lontano dal compensare quel divario di 15 milioni di lavoratori in meno registrato tra febbraio e giugno. Alcuni aspetti rilevati dal Bureau of Labour lanciano però un allarme da non sottovalutare.

Mercato del lavoro e disuguaglianze

Anzitutto il numero dei lavoratori cosiddetti ‘scoraggiati' aumentato da 574.000 ad aprile a 681.000 a giugno (427.000 a giugno 2019). In secondo luogo, la disoccupazione razziale, con un tasso di unemployment dei lavoratori bianchi che ha raggiunto il suo picco in aprile al 14,2%, contro un 16,8% registrato dai lavoratori neri e un 18,9% dagli ispanici americani. In terza analisi, la crescita del tasso di disoccupazione femminile rispetto a quello maschile, che ad aprile ha fatto registrare un 15,5% contro il 13% di sesso opposto. “I cambiamenti nel mercato del lavoro, inclusa l'automazione degli impieghi non qualificati e l'incremento dei part-time e del lavoro a breve termine, hanno contribuito a una maggiore disuguaglianza di reddito” ha commentato Roy Adkins, Sovereign Analyst, T. Rowe Price, analizzando le disparità di patrimonio della popolazione. “Nelle economie avanzate, ciò è stato ulteriormente esasperato dall'outsourcing della manifattura in paesi con salari inferiori”.

L'indice di Gini e le disparità

Considerando il coefficiente di Gini, che misura la distribuzione del reddito e la disuguaglianza sulla popolazione, esso indica come nel mondo le aree a maggiore disparità risultino anche le più popolose. “Se questo trend continuerà, porterà probabilmente a un maggiore indebitamento, curve dei rendimenti più ripide, inflazione, tasse più alte per il comparto societario e restrizioni più stringenti al commercio” ha proseguito l'esperto. “Ciò creerà anche opportunità a livello settoriale, in quanto le abitudini nei consumi cambieranno e aumenterà la domanda per beni e servizi più economici”. A livello generale, la disparità di reddito colpisce la crescita media dei paesi: secondo il Fondo monetario internazionale, “un incremento dell'1% nel reddito della classe più ricca, può ridurre la crescita del Pil di un paese dello 0,08% per i 5 anni successivi. All'opposto, un aumento di reddito sempre dell'1% per la classe media e quella meno abbiente può incrementare la crescita del Pil dello 0,38%. Questo perché la disuguaglianza di reddito crea anche disuguaglianze di opportunità, in quanto impedisce alle persone con bassi redditi di investire nella propria salute ed educazione”.

La questione della "volatilità politica"

Ad una situazione già complessa si aggiungono altri fattori: in primis, la volatilità politica, che contribuisce a una maggiore spesa pubblica. Ciò solitamente comporta un maggiore indebitamento, curve dei rendimenti più ripide, politiche monetarie più accomodanti, aspettative sull'inflazione in aumento. Ha anche creato ostilità nei confronti del commercio, con il risultato che le multinazionali probabilmente andranno incontro a una maggiore regolamentazione e tassazioni più stringenti. “L'aumento delle disuguaglianze di reddito probabilmente impatterà negativamente sui beni di lusso, ma creerà nuove opportunità in altre aree”, tra cui soluzioni per il tempo libero ed educazione online. E ancora: “le disuguaglianze di reddito rappresentano una considerazione chiave della componente sociale dei fattori Esg e, di conseguenza” ha concluso l'esperti di T. Rowe Price “hanno un'influenza sostanziale sulle decisioni di investimento.

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