Immobiliare residenziale sotto i riflettori nel post-Covid

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
1.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Le economie mondiali sono entrate in una fase di boom. L’incremento del risparmio delle famiglie potrebbe ora riversarsi nel settore immobiliare residenziale
Il decennio successivo alla crisi innescata dal Covid-19 sarà profondamente diverso da quanto avvenne in seguito alla Crisi finanziaria globale del 2008-2009. A indicarlo, le previsioni di crescita di quel mercato che tredici anni fa fu la causa di una profonda e prolungata recessione economica: il settore immobiliare.
Stimoli fiscali e politiche monetarie estremamente accomodanti, infatti, potrebbero essere state le responsabili nel corso del 2020 dell'aumento di reddito disponibile nelle famiglie (incrementato più rapidamente di quanto non sia avvenuto nella maggior parte dei boom economici). Fattori che hanno creato “un margine perché ricominci ad aumentare l'indebitamento delle famiglie nel mercato immobiliare residenziale”, spiega Nikolaj Schmidt, Chief international economist di T. Rowe Price. Vediamo come.

2020, una risposta che ha creato un boom


“La pronta risposta monetaria delle banche centrali ha evitato una crisi finanziaria, ma anche la risposta fiscale è stata efficace, con i governi di tutto il mondo che hanno lanciato programmi per compensare la perdita di redditi e ricavi che ha colpito il settore privato”, continua Schmidt. Se si guarda il settore privato, infatti, “il 2020 sembra più un anno di boom che di contrazione”.
“Tradizionalmente, il ruolo delle politiche fiscali è quello di rendere uniforme la domanda aggregata nel tempo; quando la domanda privata diminuisce, subentra la domanda pubblica per mantenere l'economia in crescita. Tuttavia, di solito la risposta fiscale è inadeguata, nel senso che compensa solo parzialmente il calo della domanda privata. Il 2020 ha infranto questa tradizione: le misure fiscali hanno più che controbilanciato le perdite del settore privato dovute alle chiusure per il Covid-19”, continua Schmidt.
Proprio a causa della spinta dei pacchetti fiscali più consistenti che si siano mai visti in tempo di pace, le economie entreranno in una “modalità boom”, via via che le famiglie spenderanno i propri risparmi nel consumo di servizi. Ma cosa accadrà una volta che questo risparmio sarà riassorbito? Probabilmente, a partire dal 2022 e oltre “il consolidamento fiscale avrà un impatto molto duro, dato che non avverrà nel mezzo di un'esplosione di domanda repressa del settore privato”, commenta Schmidt.

Immobiliare, 2008-2009 vs 2020


Si paventa quindi un decennio di stagnazione come accadde post crisi finanziaria? “A nostro avviso, non sarà così. Al centro di quella crisi, vi era stato un boom del credito di proporzioni epiche. Il credito solitamente finisce per concentrarsi nel mercato immobiliare residenziale, e in effetti all'inizio del 2008 probabilmente erano già state costruite gran parte delle abitazioni necessarie per il decennio successivo”, aggiunge Schmidt.
“Il successivo inasprimento delle condizioni per i prestiti, sommandosi all'accumulo di immobili residenziali e a un settore privato sopravvissuto a stento alla crisi, ha spinto le famiglie a un decennio di riduzione del proprio indebitamento. La buona notizia è che, subito prima della pandemia, l'accumulo immobiliare era stato sostanzialmente riassorbito e le famiglie erano pronte a ricominciare ad espandere i propri bilanci”, conclude Schmidt. Così le famiglie alla ricerca di un immobile per il proprio futuro potranno diventare un nuovo motore di crescita del mercato: non resta da attendere che i prossimi mesi.

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