Cinque motivi per tornare sull'obbligazionario adesso

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
19.5.2022
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Il deterioramento dell'outlook economico e il rischio crescente di recessione creano le condizioni per banche centrali meno “falco”, afferma T. Rowe Price

Da mesi l'inflazione globale cresce superando ogni precedente previsione. La guerra in Ucraina è stato l'ultimo grande evento, in ordine di tempo, ad aver ulteriormente spinto verso l'alto le aspettattive sul futuro andamento dei prezzi. Le conseguenze di queste sorprese al rialzo sono state molto negative per i possessori di obbligazioni: dopo anni di tassi ultra-bassi per sostenere la ripresa post-covid, l'aumento dei prezzi ha eroso, in prospettiva, i rendimenti reali dei titoli. Il risultato è stato una perdita di valore senza precedenti per il cosiddetto fixed income: al 29 aprile 2022 il Bloomberg Global Aggregate Bond era sceso di circa il 15% rispetto a gennaio. Da quando esistono dati comparabili, ossia dal 1990, non si era mai verificato un fenomeno così negativo sulla asset class “tranquilla” per eccellenza. Ora che i rendimenti dei titoli obbligazionari si sono adeguati al nuovo andamento dell'inflazione, ha argomentato Quentin Fitzsimmons, Co-portfolio manager Global Aggregate Bond di T. Rowe Price, è possibile immaginare che l'incremento delle obbligazioni in portafoglio apporterà benefici nei prossimi mesi. Questo sarebbe particolarmente vero nel caso in cui, con il rallentamento dell'economia o una possibile recessione le banche centrali dovessero rallentare il ritmo di rialzi dei tassi previsto. A quel punto avverrebbe il contrario rispetto a quanto osservato nei primi mesi del 2022: ossia, una compressione dei rendimenti e un aumento nei prezzi delle obbligazioni in circolazione. 

Ci sono “segnali sempre più evidenti che indicano che potremmo aver superato il picco delle pressioni inflazionistiche e delle aspettative di inflazione, con i policymaker che cercano di anticipare la curva per garantire che le previsioni di inflazione non si autoavverino”, ha scritto Fitzsimmons in una nota, “anche se riteniamo che i prezzi rimarranno elevati nei prossimi mesi, il Segretario del Tesoro statunitense Janet Yellen ha suggerito che l'inflazione potrebbe aver raggiunto il picco nella più grande economia del mondo”. Dal momento che mercati “prezzano aggressivamente un ulteriore inasprimento monetario della Fed, la dichiarazione della Yellen indica che il mercato obbligazionario globale potrebbe tornare a generare valore”. 

Cinque ragioni per un ritorno di fiamma tra investitori e obbligazioni

Secondo Fitzsimmons cinque sono le principali ragioni che favorirebbero un ritorno di fiamma fra gli investitori e l'asset class obbligazionaria nei prossimi mesi

La prima: le aspettative degli investitori sui rialzi dei tassi della Fed puntano al 2,75% entro fine anno, “il tasso più alto da prima del crollo del 2008”, ha affermato l'analista, “la Fed si trova quindi di fronte a un'asticella molto alta, e qualsiasi indiscrezione dovish potrebbe far ritrarre i rendimenti”. 

La seconda: “L'aggressiva traiettoria di rialzo della Fed ha momentaneamente eclissato le aspettative di inflazione e, di recente, ha portato i rendimenti reali a 10 anni in territorio positivo per la prima volta dall'inizio del 2020”; secondo Fitzsimmons, “questa prospettiva di rendimenti reali positivi potrebbe invogliare gli investitori a tornare sul reddito fisso”. 

La terza: “Se i rischi di recessione dovessero aumentare in modo significativo, ci si aspetta una pressione al ribasso sui rendimenti, in quanto gli investitori si affretteranno a proteggere i portafogli”, con evidenti benefici per i possessori di bond. 

La quarta: le avvisaglie del mutamento descritto finora si intravedono già nelle posizioni corte osservate sui titoli del Tesoro Usa. Se a gennaio a scommettere sul calo dei prezzi dei Treasuries era un 37% netto (risultante dal saldo fra posizioni lunghe e corte, in favore di queste ultime), al 25 aprile si era già scesi al 13%. Questo significa che il mercato non è più così convinto del fatto che i Buoni del Tesoro Usa, il punto di riferimento per le obbligazioni a basso rischio, siano destinate a veder aumentare ulteriormente i rendimenti. 

Quinta ed ultima ragione: “Dopo aver lottato a lungo con rendimenti anemici, il brusco balzo dei tassi di quest'anno stimolerà probabilmente una forte domanda da parte di assicurazioni e fondi pensione”, ha affermato Fitzsimmons, “con uno stato di finanziamento positivo, molti istituti cercheranno di sfruttare il recente aumento dei tassi per compensare le passività a lungo termine”.

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