1973-2022, un déjà-vu? Lo slancio della riapertura fa la differenza

Valeria Pasquini
14.4.2022
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Un’analisi degli esperti di T. Rowe Price ha evidenziato diverse analogie tra il periodo attuale e il 1973. Oggi, però, la recessione potrebbe essere evitata
L'impennata dei prezzi di petrolio e materie prime agricole che stiamo vivendo riporta la mente degli investitori più senior al 1973. Allora, i prezzi dei generi alimentari erano saliti alle stelle a causa di problemi a livello mondiale di produzione di grano. Una situazione di inflazione elevata, aggravata in seguito dalla decisione dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) di istituire l'embargo petrolifero. Oggi, aprile 2022, di fronte a variazioni annuali pari al +52,48% del Bloomberg commodity index e del +77,63% dei future sul frumento, una domanda sorge spontanea: si ripeterà uno scenario simile al 1973?
A differenza di allora, lo slancio della riapertura potrebbe mantenere gli Stati Uniti fuori dalla recessione. Lo sostengono Sebastien Page e Cesare Buiatti, rispettivamente Head of global Multi-asset e multi-asset quantitative investment analyst di T. Rowe Price. “Attualmente, la crescita sta decelerando, ma non siamo così in ritardo nel ciclo economico e non dobbiamo affrontare tante interruzioni come nel 1973. Forze economiche positive di riapertura possono fornire supporto”.

Analogie con il 1973


Un'analisi condotta dagli esperti di T. Rowe Price ha preso in considerazione i rendimenti delle asset class e le tendenze macroeconomiche verificatesi a seguito di sette shock geopolitici e delle materie prime dai primi anni '70 a oggi. “La nostra analisi di scenario ha rivelato che questi eventi non hanno generalmente innescato una sottoperformance delle azioni”, spiegano. “Il duplice shock del 1973 è l'unica analogia preoccupante. Nei 12 mesi successivi all'impennata del prezzo del petrolio dell'ottobre 1973, le azioni hanno sottoperformato le obbligazioni del 30%”.
La domanda, allora, sorge spontanea: l'invasione russa dell'Ucraina e l'impennata dei prezzi delle materie prime faranno sì che il mercato azionario statunitense sottoperformerà significativamente le obbligazioni?


Fonte: T. Rowe Price


 

Cosa succede oggi


Entrambi i periodi, quello passato e quello attuale, ricordano che gli shock petroliferi e delle materie prime spingono l'inflazione più in alto e possono “rovinare” la crescita.
Rispetto al 1973, gli esperti hanno elencato tre principali differenze che potrebbero tenere gli Stati Uniti (Usa) lontano dalla recessione. In primo luogo, oggi gli Stati Uniti sono un esportatore netto di petrolio, e non più un importatore. In secondo luogo, “il consumo dipendeva del 50% in più dai prodotti petroliferi rispetto a oggi”. In terzo e ultimo luogo, “il dollaro oggi è forte”, mentre all'epoca era svalutato.
“Dopo lo shock petrolifero del 1973, il prodotto interno lordo (Pil) reale è diminuito di poco più dell'1,0% nei successivi 12 mesi e la recessione è durata due anni”, aggiungono da T. Rowe Price. “Non pensiamo che sia uno scenario realistico per l'ambiente attuale, dati i bilanci incontaminati dei consumatori e delle imprese, nonché le inevitabili forze economiche positive della riapertura”. Tuttavia, in quasi tutti gli shock storici esaminati, l'inflazione è rimasta estremamente elevata nei 12 mesi successivi. Il che significa che i portafogli potrebbero dover considerare un posizionamento tattico nei confronti dell'aumento dei tassi: titoli a breve termine protetti dall'inflazione, prestiti bancari e titoli value potrebbero accordarsi a un contesto inflazionistico.

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