$16 miliardi in un mese: è boom del green. Ed è solo l'inizio

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
22.5.2020
Tempo di lettura: 3'
Nel 2019, il mercato delle obbligazioni green ha raggiunto la cifra record di 255 miliardi di dollari di emissioni (+45% rispetto al 2018 e tre volte superiore al 2016), con l'obiettivo di finanziare progetti e attività a basso impatto ambientale. Quali attese per il 2020?
Nonostante il calo di marzo, legato alla forte fase di illiquidità del mercato, ad aprile sono state annunciate nuove emissioni per circa $16 miliardi. Al contempo, sono state create obbligazioni ad hoc per finanziare progetti legati alla pandemia e alla lotta al coronavirus. “Ci aspettiamo che da qui in poi le emissioni continueranno ad aumentare” ha commentato Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario, T. Rowe Price “e a coinvolgere un numero crescente di Paesi. Crediamo infatti che i green bond emessi da governi e imprese possano contribuire a rimettere in moto l'economia nella fase post-crisi, per diversi motivi”.

La ripresa dell'economia affidata al green: 2 motivi

Anzitutto, vi è la necessità dei governi di conseguire due obiettivi: uno di ripresa economica, uno di sostenibilità ambientale. L'emissione di obbligazioni verdi con finalità reali potrebbe soddisfare ambedue i target. A spingere in questa direzione sarà inoltre il progetto European Green Deal della Commissione Europea, che dovrebbe fornire indicazioni più precise sul piano sostenibile di ripresa europea il prossimo 27 maggio. In secondo luogo, l'emissione di green bond differenzierebbe l'offerta obbligazionaria dei singoli Stati (come già rilevato da Francia e Olanda), migliorando l'esposizione di quei Paesi con deficit elevati. A proposito, “alcuni emittenti, come Italia e Svezia, avevano già programmato la loro prima vendita di obbligazioni verdi quest'anno, prima dello scoppio della crisi. In particolare, il Ministro delle Finanze italiano, Roberto Gualtieri, aveva annunciato lo scorso ottobre che i green bond sarebbero stati utilizzati nelle finanze pubbliche del Paese. Tuttavia” ha proseguito Fitzsimmons, “le uniche obbligazioni green emesse in Italia finora sono state quelle societarie, di cui il principale emittente è Enel. Affinché i green bond italiani possano essere appetibili per investitori internazionali come T. Rowe Price, servirebbe un impegno serio da parte del governo attraverso emissioni regolari nella forma di operazioni ‘jumbo' da almeno €1 miliardo”.

Clima e sostenibilità centrali per l'impresa

Sul lato corporate, il clima e la sostenibilità rimangono tra le priorità delle imprese. La pandemia da covid-19 ha anticipato alcune tendenze, spingendo le aziende a creare nuovi equilibri. E così, le società hanno iniziato a fare ricorso a reti di produzione diverse, con nuove catene di approvvigionamento e privilegiando la prossimità geografica (rispetto al prezzo). Un modo più sostenibile di produrre e distribuire i propri prodotti è effettivamente possibile: questo dovrebbe favorire l'emissione di green bond da parte delle imprese e contribuire a cambiare la mentalità di molti investitori.

Green bond, ancora qualche perplessità…

C'è un però: ad una maggiore emissione di obbligazioni verdi dovrà corrispondere la crescente domanda dei mercati. La diffidenza di mercato circa lo strumento si deve essenzialmente alla mancanza di standard riconosciuti a livello mondiale, alla assenza di trasparenza riguardo a come saranno usati i proventi raccolti dalla vendita di green bond (e alle modalità di rifinanziamento e di rimborso) e alla mancanza di liquidità, anche se i positivi risultati del 2019 mostrano chiari segnali di miglioramento. “I tempi possono essere maturi per iniziare a integrare una certa quantità di bond verdi nei portafogli a reddito fisso” ha concluso l'esperto. “Dal nostro punto di vista, un'obbligazione verde può essere preferibile rispetto a una tradizionale equivalente con le stesse caratteristiche di valutazione, per alcuni dei nostri portafogli, e siamo quindi pronti ad aumentare la nostra allocazione su questa asset class”.

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