Generazione investitore, ecco tre miti da sfatare

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
26.10.2021
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Nell'ultimo anno ha fatto la sua comparsa sulla scena borsistica la generazione investitore. Sono per lo più millennials e digitali, ma ci son tre miti sul loro conto che vanno sfatati

Kiplinger, sito di informazione economico finanziaria, ha ripreso vari sondaggi condotti da Charles Schwab, che sconfessano tre delle più diffuse opinioni circa la nuova generazione di investitori

Più della metà degli intervistati ritiene che i professionisti battano la tecnologia quando si tratta di dare consigli finanziari (64%) e di comprendere la loro intera situazione finanziaria (63%)

Nell'ultimo anno i mercati sono stati attraversati da un'ondata senza precedenti di investitori retail. Secondo le stime di JMP Securities, gli investitori retail hanno aperto più di 10 milioni di nuovi conti presso broker nel 2020. Come è stato possibile? Alcuni sostengono che con la diffusione del verbo tramite i social dei nuovi influencer degli investimenti, molte persone, fino a ieri estranee a questo mondo, si sono riversate sul mercato. Si tratta di fatto di una nuova generazione di investitori, che Charles Schwab ha presto ribattezzato come “generazione investitore”: per la maggior parte millennials, con finanze limitate ma con un carico di ottimismo circa i mercati dei capitali. Eppure esistono sul loro conto tre dicerie che vanno smentite.

Mito 1: investono solo tramite app


Tutt'altro. La maggior parte dei nuovi investitori sono molto più seri e sofisticati di quanto si pensi. Certo hanno una preferenza per l'utlizzo mobile, ma non per questo rinunciano al consiglio professionale. Più della metà degli intervistati da Charles Schwab ritiene infatti che i professionisti battano la tecnologia quando si tratta di dare consigli finanziari (64%) e di comprendere la loro intera situazione finanziaria (63%). Secondo il sondaggio del 2020 J.D. Power Full-Service Investor Satisfaction Survey, la soddisfazione degli investitori raddoppia quando si combinano sia le interazioni digitali che quelle umane.

Mito 2: sono troppo concentrati sul breve termine e sottovalutano il rischio


È vero che la Gen I è più interessata a investimenti più rischiosi come le criptovalute rispetto ad altri investitori, ma questo non è una novità: data la loro età media e il loro orizzonte temporale, assumersi più rischi ha un senso. E inoltre questa dose di maggior rischio è spesso controbilanciata, a loro dire, da asset class più stabili come le obbligazioni e altri investimenti a reddito fisso. Tre quarti dicono di riequilibrare il proprio portafoglio annualmente. Infine dal sondaggio è emerso come il 72% degli investitori che investono per la prima volta vedono l'investimento come un modo per costruire ricchezza nel tempo, aspettandosi di comprare e tenere le loro posizioni a lungo termine.

Mito 3: i social media sono la loro fucina d'idee


È vero che molti appartenenti della Gen I sono stati attirati nel mercato da azioni volatili che hanno preso fuoco su piattaforme come Reddit e TikTok. Ma da un recente sondaggio emerge come, sebbene quasi la metà di coloro che hanno meno di 40 anni abbia scambiato meme stock negli ultimi mesi, l'interesse è diminuito progressivamente nel tempo: solo l'8% si dice estremamente interessato a scambiare meme stock nel prossimo anno. La loro attenzione per i social media, di contro, è da vedersi con un bisogno maggiore di questa generazione per l'istruzione finanziaria. Dalla ricerca emerge come il 90% desideri entrare a contatto con contenuti educativi per migliorare le proprie capacità d'investimento.


Gli articoli pubblicati sono stati realizzati da giornalisti e contributors di We Wealth e vengono forniti a Poste Premium a scopo informativo.


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