E se in futuro carne e pesce fossero fatti di microbi fermentati?

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
5.1.2022
Tempo di lettura: 3'
Con la crescente attenzione alla sostenibilità ambientale, l’industria alimentare è sulla via della rivoluzione. Un aiuto arriva dalle società più innovative del comparto
Dall'anidride carbonica a proteine ricche di nutrienti: così i cibi prodotti interamente in laboratorio potrebbero rappresentare la soluzione per slegare la produzione alimentare da settori ad alta intensità energetica come l'agricoltura e l'allevamento. Sono sempre più numerose le aziende innovative che partecipano a questa missione: “la loro attività è fondamentale se si pensa che il pianeta dovrà sfamare 10 miliardi di persone entro il 2050 salvaguardando le risorse naturali e la biodiversità” affermano gli esperti di Pictet Asset Management. “Il cibo e l'agricoltura rappresentano già oltre un quarto delle emissioni globali di gas serra e concentrano oltre il 70% del consumo di acqua dolce. Gli ingredienti alimentari alternativi e i loro produttori potrebbero quindi acquisire un'importanza strategica nei prossimi decenni”. In questo contesto, un aiuto arriva dai microbi e dalla fermentazione di precisione.

Carne, pesce e uova del futuro? Fatte a partire da microbi fermentati


“La fermentazione di precisione combina un antico processo di fermentazione (utilizzato per produrre pane e birra) con la biologia sintetica, l'ingegneria e la tecnologia dell'informazione” spiegano da Pictet AM. La base di partenza sono dei microbi, capaci di moltiplicarsi in una soluzione acquosa inglobando bolle di anidride carbonica, idrogeno e ossigeno, fermentando. Una volta terminato questo processo, quanto creato viene essiccato e ridotto in polvere per formare la Solein, una proteina “chimica” composta da nove amminoacidi essenziali la cui composizione di macronutrienti è simile a quella della soia essiccata o delle alghe, con cui poi produrre carne, latte, uova e altri elementi.

Costi competitivi e stime di crescita solide


Ad aver perfezionato tale metodologia è la start up finlandese Solar Foods, che “ha già raccolto 35 milioni di euro di finanziamenti, assicurandosi poco meno di un terzo dal fondo finlandese per il clima” aggiungono da Pictet AM. Quanto ai costi? “Solar Foods prevede di raggiungere il livello dei costi di produzione di circa 5-6 euro per chilogrammo. Un livello che permetterebbe di essere competitivi con il prezzo medio al dettaglio per la carne bovina (che costa 3-4 euro per kg di proteine), salmone (7-8 euro) e noci (11 euro)”. Solar Foods è solo una delle aziende impegnate nell'offrire soluzioni alimentari sostenibili per il pianeta. Il comparto gode infatti di solide prospettive di crescita, come mostrano i dati passati e le stime future di Statista per le entrate del mercato globale della carne vegetale dal 2016 (3,6 miliardi di dollari) al 2026 (16,6 miliardi).

 

 

Scopri di più sull'industria alimentare del futuro sul sito di Pictet AM
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