Janet Yellen e quel “mistero” inflazione, che è oggi un rischio

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
11.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Nel 2017, Janet Yellen, alla guida della Fed americana, definì il mancato rialzo dell'inflazione (a fronte delle politiche monetarie altamente accomodanti) un “mistero”. Oggi il giallo si scioglie, ma cresce il “rischio” sui prezzi
Dopo anni di annunci da parte dei governatori centrali di un raggiungimento del target di inflazione attorno al 2%, il rialzo dei prezzi sembra essere arrivato. L'accoglienza del mercato non è stata però delle più rosee, con gli operatori che hanno iniziato a vendere titoli del Tesoro (con il conseguente rialzo dei tassi di rendimento) e comparto tecnologico (tra i più apprezzati in fase di pandemia, nonché tra quelli più a rischio ribasso nel caso di un'uscita dalla fase stay-at-home).

Un "mistero" per Yellen, dal 2017


Nel 2017, fu la stessa Janet Yellen, all'epoca alla guida della Fed (oggi al Tesoro Usa), a definire la scarsa reattività dei prezzi alle politiche espansive come un “mistero”. Sorprende dunque il fatto che oggi personalità di spicco quali Lawrence Summers (ex Segretario del Tesoro Usa) e Olivier Blanchard, economista, si dicano preoccupati di un imminente rischio inflattivo.

A far scattare l'allarme, la manovra fiscale da $1,9 mila miliardi da parte dall'amministrazione Biden. Una manovra, sottolineano Andrea Delitala e Marco Piersimoni, gestori del fondo multi-asset Pictet-MAGO, cui potrebbero far seguito ulteriori $1,5 mila miliardi di spesa in infrastrutture. Si tratta di una vera e propria valanga di liquidità destinata a tradursi in domanda (soprattutto di servizi) quando le restrizioni legate all'emergenza sanitaria verranno rimosse.

E così, si passa dalla paura di un fiscal cliff (vuoto d'aria fiscale) al termine del pacchetto fiscale a firma Donald Trump, al timore di un eccessivo sostegno: secondo Summers e Blanchard, "gli stimoli fiscali record, già implementati o programmati per i prossimi mesi (pari a >10% del Pil), sono spropositatamente superiori all'output gap attuale (circa 4 volte l'output gap) e, di conseguenza, rischiano di provocare una impennata nella dormiente inflazione" spiegano da Pictet AM.

Rischio inflazione, possibili scenari


Secondo gli esperti, già nel corso del 2021 assisteremo a una risalita dell'inflazione, con i prezzi al consumo che cresceranno sull'anno a un ritmo superiore al target del 2% (con picchi oltre il 3% anno su anno entro l'estate). “Ciò che resta da capire è se, una volta terminato l'impatto temporaneo dovuto all'effetto base, l'inflazione tornerà prossima al 2% o continuerà a galoppare”. Ciò potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi prima del previsto per evitare un surriscaldamento dell'economia, irrigidendo le condizioni di credito al sistema (nonostante la Fed non preveda al momento alcun ritocco ai tassi da qui fino al 2024).

Considerato infine che il recente movimento può rappresentare semplicemente la correzione da parte del mercato di alcune distorsioni provocate da una eccessiva generosità della politica economica, "resta da scongiurare il rischio di iperinflazione. Di conforto, da questo punto di vista, è il fatto che viviamo pur sempre in un mondo altamente globalizzato e interconnesso, motivo per cui, prima di poter avere un'iperinflazione, si deve colmare l'output gap a livello mondiale, soprattutto per il mercato dei beni". Quest, "rende difficile immaginare un atteggiamento eccessivamente aggressivo da parte della banca centrale".

 

Clicca qui per leggere l'analisi completa e scoprire il posizionamento di Pictet AM.

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