Vent'anni di storia finanziaria vissuti da “boutique”

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Alberto Battaglia
23.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Dalla crisi del 2008 all'Ucraina, il percorso di Pharus Sicav ha attraversato un ventennio durante il quale anche la gestione patrimoniale si è evoluta: l'incontro con il Presidente Davide Pasquali

Presidente Pasquali, sono passati vent'anni dalla costituzione di Pharus Sicav. In questo periodo avete potuto osservare una serie di cambiamenti sui mercati e nel vostro settore. Nonostante la crisi dei subprime, quella dell'euro e il covid, rispetto ai livelli di inizio 2002 l'S&P 500 è arrivato a quadruplicare il suo valore. Quali sono le eredità più importanti delle crisi finanziarie dell'ultimo ventennio e quanto è importante averle comprese per capire la realtà che vediamo oggi? 

Nell’ultimo ventennio abbiamo vissuto diverse crisi dalle cause più disparate, ma l’esito è sempre lo stesso: il mercato si rigenera e si autoalimenta. Pertanto credo che nei prossimi anni il mercato andrà a fare nuovi massimi grazie alla spinta che le nuove tecnologie hanno dato e daranno alle economie mondiali. 


Lei crede, come in molti dicono, che i mercati azionari faticheranno a mantenere questo trend di tendenziale rialzo nei prossimi anni? 

Le rispondo con una piccola nota di colore che non guasta: quando ho iniziato a lavorare in questo settore l’indice Dow Jones era a 2700 e c’era chi pronosticava, dopo la prima grande crisi del 1987, un indice a 500. Adesso l’indice è a 32.000 con un massimo di qualche mese fa oltre 36.000. Warren Buffet afferma che se funziona così da 200 anni, perché mai dovrebbe cambiare? 


Nella storia personale di Pharus quali sono stati i principali cambiamenti, i punti di svolta di questi vent'anni? 

Dalla costituzione di Pharus Sicav ad oggi sono passati vent'anni. Sono stati vent’anni di cambiamenti con un mercato in continua evoluzione, soprattutto sulle problematiche legate alla compliance, al legal e a tutto quello che riguarda la sicurezza e l’informativa dei clienti e dei sottoscrittori, di qualsiasi Sicav di diritto Lussemburghese. È stato un susseguirsi di implementazioni di norme volte a garantire la buona gestione di questo strumento, “la Sicav”, che è il più importante al mondo per masse gestite. Ovviamente all’aumentare delle norme è aumentato il lavoro burocratico-amministrativo che inevitabilmente impatta sui costi dei prodotti. 


Rispetto a quando avete iniziato, com'è cambiato l'approccio con il quale si costruisce un fondo, quali sono le maggiori differenze e come sono cambiate le esigenze/richieste dei clienti? 

Negli ultimi anni il vero cambiamento di Pharus è stato aver digitalizzato la società nel suo complesso con particolare attenzione all’asset management in tutte le sue sfaccettature. Per quanto riguarda i cambiamenti dei clienti, a livello di richieste ed esigenze, direi che non ci sono stati cambiamenti sostanziali, riscontriamo sempre un approccio agli investimenti prudente ed una certa insofferenza agli investimenti azionari anche se i tassi reali esprimono rendimenti negativi. Abbiamo investito tanto, e continuiamo a farlo, “nell’educational” per cercare di modificare la mentalità latina, caratterizzata dal mordi e fuggi, che è tipica degli investitori non anglosassoni. Ma l’illusione di non perdere soldi con una gestione prudente non fa altro che erodere il potere di acquisto di molti investitori. 


In Italia il mercato del risparmio resta ancora relativamente concentrato sui grossi gruppi: cos'è cambiato dall'inizio del vostro percorso, e cosa, invece, è rimasto inalterato? Su un punto l'Esma si aspettava forse maggiori risultati dalla Mifid: una più rapida riduzione dei costi... 

L’Unione europea si è impegnata molto per migliorare la trasparenza in questi ultimi vent’anni e devo dire che si sono ottenuti molti risultati positivi. Faccio però notare che ultimamente si tende ad esagerare con l’implementazione di nuove norme o regolamenti che tendono a sclerotizzare l’intera filiera del risparmio gestito. Oserei dire che in questo momento le società quali la nostra, sono quasi più impegnate ad assolvere compiti burocratici-amministrativi che non a focalizzarsi solo sulla pura gestione. L’Esma ha cercato di ridurre i costi anche attraverso la Mifid lasciando spazio però a diverse interpretazioni, pertanto l’effetto Mifid non è uguale in tutti i paesi, c’è infatti chi la recepisce in modo restrittivo e chi invece in modo molto blando; da qui l’impossibilità di avere una riduzione dei costi lineare in tutti gli stati membri dell’Unione europea. Faccio notare, inoltre, che le continue implementazioni di procedure di controllo da parte del legislatore non fanno altro che aumentare i costi a carico dell’investitore finale. 


Oggi si tende a privilegiare l'economia di scala in diversi ambiti: penso al noto “risiko bancario” o anche a settori come l'automotive. Come si porta avanti con successo la logica della boutique di investimento, che è piccola per definizione? 

Il risiko bancario è un’esigenza dell’intero settore che si deve per forza consolidare in primis e poi trasformare altrimenti le banche che sopravviveranno al consolidamento settoriale rischieranno di fare la fine delle cabine telefoniche È un’affermazione forte, ma reale. In Svizzera, per esempio, molte tra le più grandi banche del paese non hanno più sportelli dedicati al pubblico, ma solo sistemi tecnologici all’avanguardia che permettono di fare ogni tipo di operazione senza l’ausilio di personale. Non essendo noi appartenenti a nessuna banca ed essendo indipendenti siamo molto più snelli e veloci nel processo decisionale e molto più reattivi ai cambiamenti che si susseguono a ritmi sempre più incalzanti. La logica della boutique d’investimento si sposa molto bene in questo contesto perché rimane un punto fermo per l’investitore/cliente, in quanto ha la capacità di offrire prodotti che variano al variare delle esigenze ed è in grado di trasformarsi assieme al cambiamento tecnologico in atto e futuro: basti pensare ai nuovi e ai futuri investitori che, probabilmente, non entreranno mai in una banca per aprire un conto, perché nati nell’era tecnologica. Questi ultimi vorranno gestire tutto in modo digitale risparmiando molto del loro tempo libero, che diventerà il vero valore aggiunto.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica
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