In viaggio verso il 2022: la velocità di crociera sarà rallentata da dossi

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
25.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Gli esperti di NN Investment Partners condividono le loro aspettative per l’anno a venire. L’attenzione è puntata sulle turbolenze delle supply chain, inflazione, atteggiamento dei policymaker e utili societari
Nel viaggio verso il 2022, la velocità di crociera della crescita post pandemia potrebbe essere rallentata da alcuni dossi, così come accade ai veicoli nel mezzo di un centro abitato. “Dal punto di vista macroeconomico, ci aspettiamo un 4-5% di crescita del Prodotto interno lordo (Pil) a livello globale nel 2022”, affermano Marco Willner, Head of investment strategist, e Patrick Moonen, Principal strategist di NN Investment Partners. Tuttavia, “alcuni dissuasori potrebbero presentarsi lungo il tragitto”, come i continui disservizi nelle catene di approvvigionamento, che stanno costringendo le società a posticipare alcuni progetti, influendo temporaneamente sulla ripresa. Da non dimenticare, poi, anche i prezzi crescenti dell'energia che, “come i problemi legati alle supply chain, dovrebbero rivelarsi temporanei, portando a una normalizzazione nel corso del prossimo anno”, commentano Willner e Moonen. “Per il momento, questi fattori non peseranno solamente sulla crescita, sui margini di profitto e sul reddito disponibile, ma influenzeranno anche le aspettative di inflazione”.

2022: come si comporterà l'inflazione?


Quanto all'inflazione, “i numeri stanno crescendo ben al di sopra delle aspettative. Vediamo questo come un evento transitorio, causato dall'asincronicità nella riapertura delle diverse economie e dai problemi legati alle supply chain”, spiegano da NN IP. Nonostante la sua probabile temporaneità, l'inflazione “potrebbe comunque causare maggiore incertezza e volatilità nel mercato nel breve periodo nel mentre che il dibattito circa la sua durata sussiste”. Ma come reagiranno i policymaker? “Chiaramente, abbiamo raggiunto il punto di massimo supporto monetario possibile. Ora, le attenzioni sono puntate sulle pressioni al rialzo dei dividendi, che ci rendono cauti sull'obbligazionario governativo per il 2022”.

Settore corporate: far fronte al rialzo dei tassi


Dal punto di vista dell'azionario, “gli utili societari dovrebbero normalizzarsi rapidamente e rallenteranno dal circa 50% del 2021 all'8% del 2022”, proseguono Willner e Moonen. La ragione principale? La scelta del punto di riferimento su cui comparare i risultati, altrimenti detto 'base effect', che potrebbe portare a paragoni gonfiati dalle performance precedenti. Tuttavia, “il prossimo anno le società potrebbero affrontare anche altre turbolenze. Ad esempio, potrebbero subire un aumento dei costi di produzione, dovuto all'incremento dei prezzi di energia e materie prime, ma anche una crescita dei salari, così come un utilizzo non ottimale della capacità produttiva a causa dei colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento e tasse potenzialmente più alte”, aggiungono da NN IP. Al momento attuale, le società potrebbero avere gli strumenti necessari per far fronte a un graduale rialzo dei tassi di interessi. “Secondo le nostre stime, un limite gestibile potrebbe essere quello del 2,2% nei rendimenti dei Treasury americani a dieci anni alla fine del 2022 (al 1,65% al 24 novembre 2021). Fermo restando che si tratti di un aumento graduale e non repentino”.

La view 2022 di NN IP, per asset class


“Nel nostro scenario di base per il prossimo anno, la crescita si normalizza, l'inflazione si dimostra transitoria e i policymaker dimostrano nervi saldi. Per queste ragioni, siamo sovrappesati sulle azioni anche se pensiamo che potrebbe non rivelarsi un viaggio così tranquillo. Dal punto di vista geografico, abbiamo una preferenza per l'azionario europeo dati il loro maggiore premio al rischio, crescita degli utili e natura ciclica, che li rende meno vulnerabili all'incremento dei rendimenti obbligazionari”, concludono Willner e Moonen. “Siamo poi cauti sul comparto dell'high yield e sovrappesiamo le materie prime, data anche la loro capacità di proteggere dall'inflazione e la nostra view positiva sul mercato europeo per le quote di emissioni di Co2”.

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