Sostenibilità: perché investire in aziende inquinanti potrebbe aiutare

Matilde Sperlinga
6.10.2022
Tempo di lettura: 3'
Gli investimenti sostenibili dovrebbero focalizzarsi non solo sulle aziende green per sostenerle, ma anche su quelle definite brown, ovvero “non verdi”. Solo così si potrà incentivare un cambiamento reale. Ecco i falsi miti da sfatare, secondo NN Investment Partners

Gli investimenti green dovrebbero partire dalle cosiddette aziende brown. Cioè? Dovrebbero includere (e non escludere) quelle aziende che non sono sostenibili. Solo così si potrà incentivare il cambiamento. Lo sostiene il professor Jörg Rocholl, che ha partecipato al NNIP Sustainable Investing Summer Course, organizzato presso la European School of Management and Technology di Berlino: “Investire su aziende che già sono sostenibili potrebbe, anzi, essere limitante: non c’è molto di più che queste possano fare”, spiega Rocholl.


Secondo il professore investire nel cosiddetto brown market potrebbe avere dei risvolti positivi in ambito di sostenibilità. Se l’obiettivo degli investitori è il cambiamento, puntare su aziende che non sono considerate sostenibili e indurle a diventarlo, con pressioni continue, potrebbe spingerle in questa direzione. Si tratta quindi di un’azione dinamica, anche per l’investitore che così mette il focus su cosa si può cambiare, scandagliando le opportunità e agendo di conseguenza.

Escludere dagli investimenti le aziende non sostenibili non può quindi essere vista come una soluzione, ma un limite. L’unico piano da perseguire per un futuro più green è dato dal miglioramento continuo, in ogni ambito, che a volte scaturisce solo dalla pressione imposta da banche e singoli investitori sulle imprese.


Ma questo non è l’unico falso mito da sfatare sugli investimenti sostenibili. Il professore indica altri due aspetti su cui è bene fare chiarezza. Il primo passaggio fondamentale è che “credere che ogni dollaro investito corrisponda esattamente a un dollaro che le società investiranno nella cosiddetta finanza verde, non è assolutamente realistico”, afferma Rocholl. Anzi, immaginare un collegamento diretto è naïf.

Ma non solo. È bene sapere anche che il denaro investito, in alcuni casi, non porta a un investimento sostenibile addizionale. Per capire meglio questo aspetto, si fa l’esempio dei green bond governativi tedeschi: in questo caso, “gli investimenti addizionali non hanno generato un aumento dei progetti sostenibili – illustra il professore – ma è stato rianalizzato il budget e si è deciso quali azioni già in atto potevano essere considerate green, senza implementarne effettivamente di nuove”.


Questi sono solo alcuni degli aspetti da chiarire sugli investimenti sostenibili, il cui interesse è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni, proprio per l’idea che possano indurre a un cambiamento reale. Nell’indagine sugli investimenti ad impatto, condotta dal Global Impact Investing Network (Giin), infatti, ben il 60% ha indicato l’influenza ambientale e sociale positiva e misurabile come motivazione più importante per effettuare questo tipo di investimenti.

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