Russia vs Ucraina: quali saranno le conseguenze sui mercati?

We Wealth
Valeria Pasquini
18.2.2022
Tempo di lettura: 3'
I mercati non sono rimasti indifferenti di fronte alla mobilitazione delle truppe russe al confine ucraino. Una preoccupazione che si somma alle altre che da mesi animano i sentimenti degli investitori
L'escalation militare tra Ucraina e Russia potrebbe non essere ancora terminata. Quali le sue conseguenze sui mercati? In primis, l'incertezza sui prezzi dell'energia, che sta influenzando l'avversione al rischio degli investitori. “Le preoccupazioni riguardano principalmente il potenziale per un prolungato periodo di instabilità geopolitica in cui i prezzi del petrolio potrebbero aumentare ancora di più o almeno rimanere elevati”, affermano gli esperti di NN Investment Partners. “Ciò peggiorerebbe il problema dell'inflazione, costringendo le banche centrali ad assumere politiche monetarie ancora più restrittive”. Cosa succederà?

Russia vs Ucraina, un conflitto radicato


Era l'inizio dello scorso dicembre quando il presidente Vladimir Putin comandava alle truppe dell'esercito russo di schierarsi al confine con l'Ucraina. Dopo più di due mesi, l'esito di questa decisione non è ancora chiaro.
Il conflitto tra Russia e Ucraina ha radici antiche e profonde. Il presidente russo ritiene che il suo paese abbia un «diritto storico» sull'Ucraina, parte dell'Unione Sovietica fino al suo collasso del 1991. Nel febbraio 2014, il popolo ucraino era riuscito a cacciare il presidente filorusso Viktor Yanukovich, instaurando un governo non riconosciuto da Mosca. All'epoca, Putin rispose annettendo la Crimea e incoraggiando la rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass, regione nel Sudest del Paese. Una storia che sembra sul punto di ripetersi.
Lo scorso anno, l'Ucraina ha infatti approvato una legge che proibisce a 13 oligarchi di possedere dei media per influenzare la politica, colpendo direttamente l'amico di Putin Viktor Medvedchuck, petroliere e leader del principale partito filorusso d'Ucraina. Poco dopo il suo arresto, Putin ha cominciato ad ammassare truppe al confine.
“Se la Russia dovesse intraprendere un'azione militare, sarebbe probabilmente attraverso un attacco mirato all'Ucraina orientale, condotto sotto la bandiera dei separatisti del Donbass” affermano gli esperti di NN IP. “Ciò consentirebbe alla Russia di negare la responsabilità dell'azione provocando comunque una crisi politica in Ucraina”. In definitiva, l'obiettivo principale della Russia è indebolire il governo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gettare le basi per un nuovo regime che agisca nell'interesse del Cremlino e abbandoni le ambizioni dell'Ucraina di aderire alla Nato o all'Unione europea.

La risposta dei mercati alle tensioni geopolitiche


Così, le tensioni tra Ucraina e Russia si sommano ad altri fattori che hanno creato nervosismo tra gli investitori, come l'inflazione e l'atteggiamento aggressivo delle banche centrali, e reso i primi due mesi del 2022 un territorio piuttosto instabile. Le tensioni si sono riflesse nel petrolio, che ha raggiunto nuovi massimi: il WTI ha infatti registrato un aumento pari a circa il 39% tra la fine di novembre 2021 e gennaio 2022. Anche le azioni globali hanno risentito il contraccolpo. Le attività russe, in particolare le azioni, hanno sofferto di più, con l'indice azionario russo MOEX in calo di quasi un quarto da novembre: gli investitori potrebbero aver già scontato l'aumento del rischio di nuove sanzioni economiche occidentali.
Tuttavia, l'economia russa potrebbe essere ben posizionata per affrontarne le conseguenze, grazie a bilanci solidi e limitata esposizione esterna. “Nello stesso periodo, il rublo ha infatti sottoperformato altre valute emergenti di soli 4 punti percentuali” aggiungono da NN IP. “Inoltre, la Banca di Russia è una delle banche centrali più ortodosse al mondo: negli ultimi 12 mesi ha alzato i tassi di interesse di 5,25 punti percentuali e ha accumulato 240 miliardi di dollari di riserve internazionali negli ultimi cinque anni”. Da non dimenticare, poi, che “la Russia è il principale fornitore di energia per l'Europa occidentale, e sanzioni energetiche significative di questo tipo sembrano improbabili” specialmente dati i già significativi aumenti nei prezzi dell'energia. “Questo dà al presidente Putin la possibilità di andare a cercare di realizzare le sue ambizioni geopolitiche” concludono da NN IP.

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