Normative Ue per la sostenibilità: un'arma a doppio taglio

Giulia Bacelle
Giulia Bacelle
25.10.2021
Tempo di lettura: 3'
L’Unione europea si è posta alla guida della transizione green tramite l’emanazione di numerose normative e strategie. Alle imprese spetta il complesso compito di adottarle
Secondo quanto riportato da Bloomberg Intelligence a febbraio 2021, gli asset under management (aum) Esg globali potrebbero raggiungere il livello record di 53 mila miliardi di dollari entro il 2025. La forte crescita registrata, le sfide ambientali, il covid-19 e le disuguaglianze evidenziano l'urgenza di completamento di un quadro normativo che regolamenti il mercato degli investimenti sostenibili. Tuttavia, non esiste una tabella di marcia e il processo di transizione verso un mondo e una finanza più sostenibili e trasparente è ancora ricco di insidie.

Normative per la sostenibilità, il ruolo di leadership dell'Ue


L'Unione europea è fortemente impegnata, insieme ai suoi paesi membri, ad assumere il ruolo di apripista nell'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni unite. Per attuare gli obiettivi prefissati “la Commissione europea prevede che saranno necessari ulteriori 180 miliardi di euro di investimenti annui” rispetto al livello attuale, sottolinea Adrie Heinsbroek, Chief sustainabiliy officer di NN Investment Partners. Il contesto normativo è infatti in continua evoluzione, un processo cominciato diversi anni fa e che vede tra i momenti più salienti l'emanazione della Direttiva 2014/95, meglio conosciuta come Non-financial reporting directive (Nfdr). Successivamente, l'Ue ha proceduto con la stesura di altre diverse regolamentazioni e strategie, non ancora attuate nella loro interezza. Tra di esse, risultano significative ed esemplificative la pubblicazione di una tassonomia per classificare le attività economiche sostenibili e l'introduzione di uno standard per i green bond. Centrale invece l'entrata in vigore della Sustainable finance disclosure regulation (Sfdr) a marzo 2021, cui circa un quarto dei fondi ed Etf europei si sono omologati, come riportava Morningstar lo scorso luglio. Oltre alle novità, sono state apportate modifiche e ammodernamenti anche alle leggi esistenti, soprattutto quelle che disciplinano il mercato mobiliare, come la Mifid II e le Direttive Ucits e Aifmd.

Finalità da perseguire e ostacoli da evitare


In questo contesto, l'obiettivo del legislatore è aumentare la trasparenza dei prodotti finanziari sostenibili, evitando fenomeni di 'greenwashing'. Le problematiche ambientali, sociali e di governance devono infatti diventare prioritarie tra le istituzioni finanziarie e gli investitori e le sfide che il cambiamento climatico impone dovranno essere affrontate con finanziamenti che permettano di ristrutturare il sistema economico. Prima di raggiungere maggiore consapevolezza riguardo alle problematiche Esg, gli operatori di mercato potrebbero tuttavia dover affrontare alcuni ostacoli: numerose pratiche burocratiche, spese aggiuntive, ingenti investimenti in termini di tempo e di denaro da dedicare alla conformità piuttosto che allo sviluppo di nuovi prodotti o allo studio di nuove opportunità. “Benché le norme dell'Ue siano complesse e rigorose, non dovrebbero essere considerate come un ostacolo alle innovazioni nell'ambito degli investimenti sostenibili”, ma piuttosto una sfida volta a beneficiare di maggiore domanda da parte degli investitori e maggiori capitali indirizzati ad investimenti sostenibili. “Ora, spetta alle società di gestione patrimoniale più innovative fornire la visione di investimento e i prodotti che ci possano guidare lungo un percorso verso un futuro sostenibile”, conclude Heinsbroek. “Per NN IP questo è un passo per cui ci siamo preparati da molti anni. Il nostro DNA sostenibile ci facilita il compito”.

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