Gestori attivi ancora sulla cresta dell'onda?

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
3.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Dopo un 2020 caratterizzato dalla sovraperformance dei gestori attivi, gli investitori guardano ora all'avvio di un 2021 dai toni ancora interlocutori. L'analisi di Lyxor ETF

Il 2020? Un anno all'insegna del successo dei fondi attivi. Il report “Active-Passive Navigator” redatto dalla divisione Lyxor ETF Research fornisce una analisi completa della performance dei fondi attivi domiciliati in Europa (13.000 fondi attivi, che rappresentano 2,3 mila miliardi di euro in asset) rispetto ai loro indici di riferimento, sottolineando i trend principali che hanno dominato i mercati globali.

Secondo l'analisi, al 31 dicembre scorso, il 66% dei gestori azionari europei large cap ha battuto il proprio benchmark; per il settore delle small cap, a sovraperformare è stato l'80% dei gestori azionari europei (percentuale che sale all'85% nel Regno Unito). Non è tutto: in media, sottolineano da Lyxor ETF, i fondi Esg hanno sovraperformato i loro omologhi in tutti i segmenti, con un rendimento medio dell'1,4%.

A generare occasioni per gli investitori attivi nel 2020 è stata anzitutto l'elevata dispersione di rendimenti all'interno delle differenti asset classes, che ha visto la Cina ottenere i risultati più soddisfacenti, seguita dalla parte governativa sia statunitense che europea (specie nella prima metà dell'anno) e da quella obbligazionaria corporate. Complessivamente, i gestori obbligazionari hanno registrato performance contrastanti. I gestori del debito emergente si sono distinti con il 69% dei fondi superiori al loro paniere di riferimento. Più debole il segmento delle large cap statunitensi, con i principali player di settore che hanno dovuto affrontare la crescente dispersione dei rendimenti legata anzitutto a una distribuzione disomogenea delle risposte sanitarie nel mondo.

Notevole anche la dispersione settoriale: su un insieme di 11 settori selezionati da Lyxor ETF, la dispersione dei rendimenti aggiornata a settembre 2020 si è sostanziata in una variazione di performance del 77% tra il comparto più performante, quello dei beni discrezionali (+27%), e quello più penalizzato, l'energy (-50%). Disparità che risultano quasi doppie se paragonate al 2019 (40%) e tre volte superiori rispetto al 2018 (25%).

I gestori di più piccola capitalizzazione hanno registrato in media risultati migliori. Sono stati in grado di identificare meglio le opportunità in un panorama di investimenti meno liquido e meno arbitrario. Tuttavia, la discrezionalità non ha necessariamente ripagato tutte le esposizioni: solo il 32% dei gestori azionari statunitensi ha sovraperformato il proprio benchamark nei primi nove mesi del 2020.

Resta infine complessa la generazione di alpha costante sul lungo periodo: dalle analisi Lyxor ETF solo il 12% dei gestori di azioni mondiali ha sovraperformato sia nel 2019 che nel 2020, mentre solo il 9% dei fondi azionari globali large cap ha ottenuto risultati superiori su un orizzonte di dieci anni.

Cosa ci attende nel 2021?

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