Raffreddare l'economia con i “cubetti di ghiaccio”

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
31.1.2022
Tempo di lettura: 3'
La transizione verso un mondo net zero è un processo che richiede tempo ed energie e che implica un cambio di abitudini e mentalità. Con gli esperti di Lombard Odier IM parliamo di cosa significhi investire nei “cubetti di ghiaccio”
Individuare le aziende con una bassa impronta di carbonio per porre un freno al riscaldamento climatico globale non basta più. Si rende infatti necessario “raffreddare” l'economia, ponendo l'attenzione sul processo di transizione. In che modo? Grazie ai cosiddetti “cubetti di ghiaccio”. È con questa espressione che gli esperti di Lombard Odier Investment Managers (LOIM) identificano alcuni grandi emettitori di CO2 impegnati oggi nell'implementazione di piani di decarbonizzazione credibili e in linea con un'economia a emissioni nette zero. “Non possiamo più semplicemente evitare le industrie più complesse e difficili da trattare”, afferma Christopher Kaminer, Head of Sustainable Investment Research di LOIM. “Piuttosto, dobbiamo cercare di identificare quei player che si stanno distinguendo come campioni della transizione green, ciascuno nei rispettivi settori. Ciò richiede strategie diversificate in grado di distinguere i leader dai ritardatari e di ridistribuire il capitale di conseguenza”.

I sette errori da non compiere


Scegliere una strategia di investimento a basse emissioni non è però affare semplice. Alcune soluzioni possono infatti essere compliant con obiettivi di zero netto, ma presentare gravi limiti legati all'orizzonte temporale o alla costruzione di portafoglio.
Anzitutto, spiegano da LOIM, molti prodotti di investimento posizionati sulla transizione non sono pensati per il lungo termine ma basati sull'oggi, nonostante si tratti di un processo che richiederà decenni.
In secondo luogo, strategie a bassa intensità di carbonio possono portare a un'eccessiva concentrazione di portafoglio e, dunque, una maggior instabilità in fase di volatilità.
In terza analisi, aprire posizioni nette 'corte' su grandi emettitori di CO2 da un lato non crea un'impronta climatica negativa, dall'altro preclude anzi l'idea di un processo di transizione.
Ancora, i benchmark della decarbonizzazione ipotizzano una transizione ordinata, ma il percorso reale non sarà lineare, ma presumibilmente irregolare e disomogeneo.
In quinta istanza, le compensazioni di carbonio non portano a una reale decarbonizzazione e nulla fanno per ridurre i rischi legati alla transizione.
L'analisi delle emissioni prodotte dalle aziende in modo indiretto, legate alle filiere produttive, viene spesso ignorata o posticipata, ma le conseguenze di tali azioni hanno effetto da subito.
Infine, omettere settori vitali per l'economia globale, come l'acciaio e il cemento, non è la soluzione: bisogna investire nei processi. Bisogna investire nei cubetti di ghiaccio.

Campioni della transizione o vittime?


Troppo spesso, spiegano gli esperti di LOIM, imprese che emettono grandi quantità di CO2 rimangono tagliate fuori dalle strategie a bassa intensità di carbonio. Il loro impegno nell'implementazione di piani di decarbonizzazione credibili offre invece alcune delle migliori opportunità di investimento di lungo termine. Queste aziende rappresentano i “cubetti di ghiaccio” di un'economia indirizzata alla decarbonizzazione e presentano un alto tasso di decarbonizzazione, nessun disinvestimento da attivi, obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di tutte le tipologie e rendicontazioni definite e regolari.
“Riteniamo che il mantenimento di un portafoglio diversificato che identifichi le società su un forte percorso di decarbonizzazione, indipendentemente dal settore, contribuirà ad accelerare la transizione verso lo zero netto e fornirà rendimenti interessanti per gli investitori”, conclude Kaminer.
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