2021-2022 e il rischio di una crescita a singhiozzo

Gloria Grigolon
Gloria Grigolon
23.2.2021
Tempo di lettura: 3'
La pandemia come fattore discriminante nella ripartenza di un nuovo ciclo economico statunitense. E già si guarda ai possibili driver: consumi, risparmi, debito e cos'altro? Ne parliamo con Legal and General Investment Management (LGIM)
La pandemia ha di certo contribuito a ripristinare il ciclo economico statunitense, ma forse non nel modo previsto. Tempi e passaggi potrebbero infatti susseguirsi in modo irregolare. Gli ultimi quattro cicli statunitensi, successivi a una crisi, sono durati in media più di otto anni ciascuno.

L'effetto stimoli fiscali


Il superamento di una recessione, in genere, placa gli eccessi di mercato e apre a lunghi periodi di espansione. Ad oggi, gli Stati Uniti sembrano essere in una fase iniziale del loro ciclo economico. La ripresa, nella seconda metà dello scorso anno, è stata rapida, ma la nuova fase di lockdown con l'arrivo dell'inverno ne ha sfalsato gli effetti.

“Sulla base delle nostre previsioni di una crescita rapida, aiutata dalla crescente possibilità che il Congresso sblocchi stimoli ancora più consistenti di quanto previsto, l'economia potrebbe registrare un avvicinamento alla fase di metà ciclo entro la fine dell'anno” ha sottolineato Tim Drayson, Head of Economics, LGIM. A spingere verso questo scenario, le dichiarazioni rilasciate dalla neo rappresentante del Tesoro americano, Janet Yellen, aperta a misure di stimolo che potrebbero anche eccedere gli $1,9 mila miliardi già annunciati dal presidente, Joe Biden.

Rischio crescita, tra Pil e virus


La portata del rimbalzo determinerà la durata del prossimo ciclo”. Essa dovrà fare i conti con la profondità delle cicatrici lasciate dalla pandemia sulla macchina produttiva e con l'incertezza sul fronte dell'offerta: investimenti più deboli potrebbero minarne la produttività. Tuttavia, la pandemia ha anche costretto le aziende a tagliare i costi e trovare modi più efficienti di lavorare, aumentandone così l'efficienza.

Per tali ragioni, anche se il Pil dovesse riprendere il suo percorso di crescita come nella fase pre-virus, “non ci aspetteremmo che il mercato del lavoro torni alla piena occupazione”.
Tuttavia, data l'entità dello stimolo e supponendo che le notizie positive sul virus e sulle vaccinazioni continuino, “è possibile che la crescita esploda e superi i target già nel 2022, portando a un rapido deterioramento degli indicatori di recessione e ad un passaggio al “ciclo tardivo”.

Ripresa economia: variabili in gioco


Tra le variabili che maggiormente meriteranno attenzione, “riteniamo che l'inflazione sia ancora più critica ora che la Federal Reserve statunitense (Fed) si è impegnata nel suo nuovo quadro a non aumentare i tassi di interesse prima che l'inflazione sia tornata in media al 2%”. Ciò significa che la Fed è pronta ad assumersi maggiori rischi di inflazione, piuttosto che aumentare preventivamente il livello dei tassi di interesse, inasprendo le condizioni del credito. Ritardando, però, “potrebbe essere necessario premere i freni più bruscamente” ha aggiunto l'esperto di LGIM.

Nel breve termine, sarà inoltre cruciale guardare alla velocità con cui le famiglie ridurranno il risparmio in eccesso (cresciuto in media durante la pandemia), fattore cruciale per valutare un potenziale surriscaldamento dell'economia.
Infine, le variabili del settore aziendale, possibile futura fonte di vulnerabilità. “L'edilizia residenziale è tornata ad essere più ciclica e rischia di diventare fumosa se i tassi di interesse restano bassi per troppo tempo”.

Non da meno, il comparto del credito: nonostante il buon livello di capitalizzazione delle banche, “l'inasprimento degli standard di prestito potrebbe esacerbare la prossima recessione.

Continuiamo a credere” hanno concluso da LGIM “che il servizio del debito sia più importante dei livelli del debito”.

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